Il sorriso di una tartaruga

SAM_7766 (2).JPG
Avete mai visto il sorriso di una tartaruga? Qualche mese fa vi abbiamo parlato della nostra favola,  L’uomo e la tartaruga, una favola metropolitana – disegnata dall’artistica mano dispettosa di Patrizia Kovacs.
Teniamo molto a questa piccola favola morale, che è pubblicata, ed è in vendita  sul sito ilmiolibro ; e non diciamo altro; oggi lasciamo parlare le recensioni e i commenti di alcuni lettori.
Grazie.

È una vera favola quella che l’autrice ci offre in questo libro. Narrata con stile letterario e cura di particolari, presenta un protagonista dall’anima agitata per un passato tumultuoso ed un emozionante ritorno nella propria città. Qui avviene un incontro importante per la sua esistenza: si imbatte in una tartaruga che, immediatamente, percepisce l’odore dell’uomo, “un odore buono”. L’uomo instaura un dialogo profondo con la tartaruga, a tratti scarica le sue frustrazioni esistenziali per, poi, prendersi cura della sua alimentazione e di tutti i suoi bisogni. I due personaggi si scoprono reciprocamente sofferenti “avevano perso entrambi il colore del loro sole ed erano caduti nel buio”. ….. Da questo incontro entrambi i protagonisti rinasceranno a nuova vita……. Una fiaba dai contenuti universali in cui è manifesto l’amore che si deve eticamente a tutti gli animali ; sicuramente questo dare diviene anche un ricevere per l’uomo in quanto l’uomo e l’animale sono esseri che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda”. Angela

Questa è la storia vera, di un uomo buono”. Così inizia “L’uomo e la tartaruga”, una fiaba incantevole, garbatissima, che affonda le sue radici nella realtà. Una realtà fatta di fretta, di disinteresse, di mal di vivere e di vivere male. La storia è semplice, come tutte le migliori storie: un uomo (solo “l’uomo”, senza nomi a definirlo ulteriormente perché può essere chiunque tra noi), torna a Berlino dopo una lunga assenza, non senza un carico di dolore e di insoddisfazioni. La sua vita, evidentemente ad un bivio, deve scegliere quale strada prendere, ma non è facile. L’incontro (casuale?) con una tartaruga rugosa e bistrattata, bisognosa di cure, risveglierà in lui la passione per la vita. Per la sua e per quella degli altri. Il racconto è breve, perfetto per essere letto ai bambini e può contare su immagini davvero bellissime e su una narrazione precisa e scorrevole, che scaturisce da un’ottima penna. Ma non è solo ai più piccoli che si rivolge “L’uomo e la tartaruga”; la trama vuole che uno abbia bisogno dell’altra e viceversa. Ai pensieri dell’uomo si affiancano quelli del piccolo animale, che percepisce subito, grazie forse ad un istinto millenario, la bontà. E’ una fiaba sulla condivisione, sul rapporto con gli altri, animali e umani che siano, sulla civiltà. Un dito puntato contro il traffico degli animali, strappati al loro ambiente, ma anche un chiaro ed esplicito invito agli esseri umani a non tenere relegata in un angolo, come la tartaruga, la loro umanità. Ottimo”. Lauretta

“Un libro interessante ed importante per la tematica esaltata dal modo di porgere al mondo giovanile contenuti non semplici: si potrebbe definire come un libro per tutti, ma non per tutti. Ci sono valori fondanti della vita umana, come il rispetto, l’amore, il prendersi cura dell’altro anche nelle banalità quotidiane che possono apparire tali, ma sono invece le fondamenta della nostra esistenza. La scrittura risulta essere semplice ed elegante così come le immagini tra la pop art e la pittura murale di oggi, sempre con un aggancio con il tema del libro. Ottimo lavoro, ovviamente da leggere e rileggere ( non fa mai male )”. Vincenzo

“Una fiaba diversa, ambientata in una grande metropoli come Berlino, e il suo protagonista, un uomo che non ha nome, volutamente perché in questa fiaba un nome ce l’ha solo il “cattivo” quale a volerlo sottolineare. L’uomo invece potrebbe essere ognuno di noi: un uomo che deve ricostruire la propria vita, che deve ripartire da zero, e va a Berlino dove tutto era cominciato.
Un uomo che non ha tempo da perdere, non ne ha nemmeno per occuparsi di sé stesso figuriamoci di una “stupida tartaruga”. Eppure il loro incontro sarà unico e fondamentale, perché grazie all’animale, l’uomo capirà che non serve tornare indietro per ricominciare: bisogna sempre guardare avanti e trovare la forza in sé stessi, anche quando fa paura e ti sembra di non farcela più. Anche quando fa male.
Una fiaba che parla della cattiveria e dell’ignoranza dell’essere umano, ma anche della bellezza che ognuno di noi può avere in sé; basta farla uscire. Basta fermarsi un attimo nella frenesia dei problemi di ogni giorno, e guardarsi intorno; guardare con attenzione, con la voglia di meravigliarsi ancora; guardare negli occhi di una tartaruga per comprendere il profondo messaggio della sua anima pura, perché ogni animale ha una piccola anima e nessun animale è un oggetto!
Una piccola fiaba preziosa, che consiglio di leggere agli adulti perché è proprio quando smettiamo di essere bambini che perdiamo la capacità di vedere il bello nelle piccole cose”. Edy

Una morale di vita, tra la magia di una fiaba! Trovar la vita tra le cose morte, parlar d’amore se pure il cuor non batte… Filosofia
Una morale di vita, tra la magia di una fiaba! Trovar la vita tra le cose morte, parlar d’amore se pure il cuor non batte… Filosofia intrinseca nell’uomo , come un cieco che non può vedere, trovare la luce nelle minuzie e osservare il dono e l’immensità, cornice preziosa del nostro esistere. Leggere il sorriso di una tartaruga, è la vita ritrovata di un uomo che riconosce, l’integrità dell’amore per ritrovarsi in un cammino da fiaba! ingegnoso e forte il messaggio, tra immagini che ridestano i colori della vita e rivestono i nudi del cuore. Grazie Maria Rosa Ventura per averci regalato questo piccolo scrigno di preziosi. Buona continuazione”. Cira
Tutte le recensioni sono visibili sul sito ilmiolibro

La libreria viva

libreria viva - fiabe in costruzione -a-.JPG

Patrizia Kovacs – La libreria viva

Scriviamo  fiabe, le disegnamo; vi raccontiamo le fiabe antiche, la loro saggezza millenaria e i loro preziosi messaggi.

Il nostro blog è in un certo senso la nostra casa, in una dimensione che non chiede lo spazio e il tempo,  quasi onirica e nello stesso così vera, tipica delle fiabe; ogni volta che pubblichiamo qualcosa vi invitiamo ad entrare, a sedervi comodamente sulla nostra poltrona preferita – mettetevi comodi – ve la cediamo volentieri, perchè per “sentire” le fiabe, bisogna essere in armonia con la loro voce profonda e sincera.

Magari avete voglia di bere un buon the caldo, e so che non farete caso alle nostre tazzine un pò sbeccate e di varie forme e colori, questa non è  una casa come le altre: vi  potrebbe capitare di bere nella stessa tazza in cui ha bevuto il the una certa Alice;

e magari il gatto di casa arriva a chiedervi un pò di coccole e si addormenta sulle vostre ginocchia.

Questa è la nostra casa, e abbiamo sempre più voglia di sentirla vera, di renderla accogliente, di darle un posto, uno spazio.

Chissà… quello che è certo che vi stiamo preparando alcune sorprese.

Intanto arrediamo la nostra  casa, per renderla ancora più bella : in una casa che racconta le fiabe può mancare una libreria? Certamente no, così, dopo aver bevuto il suo caffè, la nostra Patrizia Kovacs ha disegnato –  creato, sognato –  la nostra nuova libreria, ma come vi ho già detto, la nostra casa non è come le altre, e la nostra libreria non può che essere una libreria viva:

La nostra libreria è come un caldo cappotto. Si nascondono lunghissime ali; dentro le sue tasche le mani incontrano altre mani, di un boscaiolo o di una regina, è vita! E quante cose possono raccontare due tasche vuote? Oh, è vita! Nel taschino interno, proprio quello vicino al cuore, attraverso gli occhiali della nonnina potremo vedere tutto ciò che può essere visto, e più le lenti sono spesse più ci apparirà l’anima. Ho le tasche vuote e tanti libriPatrizia Kovacs.

Non vi venuta voglia di prendere un libro?

Curarsi con le fiabe

stelle.jpg

Adolf Borne – Marchen -Goldman Verlag

Verena Kast, psicoterapeuta; insegna all’università di Zurigo, e all’istituto C.G.Jung della stessa città. Nel 1985 presentò durante le Settimane di Psicoterapia di Lindau, le interpretazioni di alcune fiabe in una relazione dal titolo “Il significato delle fiabe nel processo terapeutico”.

Da questo relazione, e stimolata dal grande interesse suscitato da questo argomento, la Dott.ssa Kast scrisse poi un libro ” Le fiabe che curano”: il racconto di alcuni casi clinici e del loro trattamento con le fiabe.

Come abbiamo già detto e non ci stancheremo di ripetere mai, le fiabe parlano al profondo dell’essere umano, attraverso simboli e metafore.

Il semplice ascolto della fiaba, se lasciamo che le sue immagini agiscano su di noi, ha già un effetto terapeutico. Già durante a lettura, ci accorgeremo che alcuni motivi ci toccano e ci colpiscono più di altri. Questi motivi diventano indicatori di un nostro stato psicologico, che non siamo in grado di cogliere in un altro modo. I conflitti che non riusciamo a mettere in parole e che spesso si traducono in un ostato di disagio, possono trovare espressione simbolica nell’immagine di una fiaba.”Verena Kast.

Cappuccetto Rosso dei Grimm, la Regina delle Nevi di Andersen, e La principessa sfortunata, una fiaba italiana – la versione originale è trascritta in dialetto siciliano – e recuperata da Calvino, nella sua ricerca di Fiabe Italiane; queste sono solo alcune delle fiabe impiegate dalla Dott.ssa Kast per  accompagnare  i suoi pazienti verso il recupero da diverse situazione di sofferenza e  disagio.

Un racconto molto bello, umano e  a volte anche sofferto: le fiabe in terapia diventano l’oggetto transizionale, nel senso più conosciuto del termine, e continua la sua funzione di abbraccio e supporto anche dopo la seduta con il terapeuta.

Il contatto con le immagini della fiaba promuove l’esperienza di qualcosa di universale; la storia personale e la sofferenza individuale assumono nuovi significati, perchè visti da un punto di vista più ampio, del patrimonio di esperienze dell’intera umanità.”Kast

Inoltre il paziente che si identifica nell’eroe della fiaba, sente che l’aiuto arriva dal personaggio, piuttosto che dal terapeuta, e trova il coraggio per prendere decisioni importanti e sperimentare nuove soluzione creative.

Questi elementi erano presenti nella maggior parte degli esempi da me riportati.” Kast

Un altro elemento comune nei pazienti trattati con le fiabe e la volontà di plasmare con l’immaginazione i simboli incontrati con le fiabe, perchè esse offrono una struttura libera,  uno spazio sicuro, su cui basare le proprie fantasie.

L’ elaborazione creativa dei processi simbolici rappresentati nella fiaba,  l’autonomia e l’energia emozionale che ne derivano sono elementi essenziali per la psicoterapia.

Verena Kast -Le fiabe che curano – edizioni Red

 

Frau Holle

 

frau holle.jpg

“Una vedova aveva due figlie. Una era bella e laboriosa, l’altra brutta e pigra. Ma la donna aveva molto più affetto per quella brutta e pigra perché era figlia sua, mentre l’altra era costretta a sbrigare tutte le faccende di casa come una serva, una cenerentola. Tutti i giorni la povera ragazza, seduta accanto al pozzo che c’era sulla via maestra, doveva filare, filare e filare fino a che le dita cominciavano a sanguinarle.

Un giorno successe che il fuso si era tutto imbrattato di sangue e la ragazza si spenzolò nel pozzo per sciacquarlo, ma il fuso le sfuggì di mano e cadde giù. La ragazza si mise a piangere, corse dalla matrigna e le raccontò la disgrazia che le era successa. Ma la donna la rimproverò aspramente e, senza muoversi a pietà, le disse: “Hai fatto cadere il fuso nel pozzo? Bene, e allora ritiralo fuori!”. Così, la ragazza tornò al pozzo senza sapere cosa fare; angosciata com’era, non seppe trovare di meglio, per recuperare il fuso, che saltare lei stessa dentro al pozzo. Perse i sensi, e quando si ridestò e tornò in sé, si ritrovò in un bel prato dove il sole splendeva su mille e mille fiori colorati”

La povera ragazza dopo alcune strani incontri, arriva davanti ad una casetta, abitata da una vecchietta con lunghi denti, che le fa paura, ma nonostante l’aspetto, è una vecchina davvero gentile,che le propone di vivere con lei, in cambio di alcuni lavoretti da fare in casa: “Devi solo stare attenta a rifarmi il letto per bene e a sprimacciarlo a dovere, perche’ le piume volino via e cada così la neve sulla terra. “Io sono Frau Holle”.

La povera fanciulla, infatti, svolge molto bene le pulizie di casa e come ricompensa Frau Holle la riempie di oro. Tornata a casa la ragazza racconta tutto alla matrigna e alla sorellastra, che volendo la stessa fortuna si butta nel pozzo per andare dalla vecchia, ma poichè è troppo pigra e sfaticata, non ha voglia di fare le pulizie richieste da Frau Holle, che la ricompensa cospargendola di pece.

E la pece le restò attaccata addosso e non volle andarsene finché visse.

Nelle fiabe i personaggi non sono mai ambivalenti, o sono buoni o sono cattivi. Una sorella è bella e leggiadra e l’altra è stupida e brutta, una è laboriosa e dolce, l’altra è pigra e cattiva. Questo perchè il bambino non è ancora in grado di capire le ambiguità e la complessità della personalità umana, che spesso ha in sè diverse caratteristiche anche opposte fra loro, e solo confrontandosi con un carattere ben delineato, il bambino  può comprendere che esistono grandi differenze fra le persone, ed è in grado di scegliere che tipo di persona vorrà essere.

Entrambe le ragazze passano attraverso il pozzo scuro, ignoto, che fa paura, l’inconscio percorso di crescita, che arriva però in un bellissimo prato pieno di fiori. Una sarà ricoperta di oro, l’altra di pece.

Frau Holle è una fiaba molto antica dei fratelli Grimm che sembra abbia le sue origini nel medioevo: nei racconti popolari si racconta la storia di una fata buona che andava di casa in casa, e al suo passaggio tutto doveva essere ben pulito  spazzato, e lei in cambio donava abbondanza.

In Germania, ancora oggi, quando una ragazza è molto egoista, e con un brutto carattere,  viene chiamata Pechmarie – pech in tedesco signifca pece-

Mi piace molto pensare alla neve che arriva dalle piume di un cuscino ben sprimacciato. In alcune zone della Germania,  quando sta nevicando, si usa dire  “Frau Holle si sta rifacendo il letto.

 

E vissero felici e contenti

prinicipessa e ranocchio

Adolf Borne -Maerchen

C’era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.

Era poverissima, e i sette bimbi gl’incomodavano assai, visto che nessuno di essi era in grado di buscarsi da vivere. Per giunta di cordoglio, il più piccino era molto delicato e non apriva mai bocca, sicchè si scambiava per grulleria quello che era un segno di bontà di cuore. Era piccolissimo, e quando venne al mondo non era mica più grosso del pollice, ed è però che lo chiamarono Pollicino.

Questo povero bimbo era il bersaglio della casa, e sempre a lui si dava il torto. Era però il più sennato e fine di tutti i fratelli, e se poco parlava, ascoltava molto.

Venne una gran brutta annata, e tanta fu la carestia, che quella povera gente decise di sbarazzarsi dei piccini. Una sera che questi erano a letto, lo spaccalegna disse tutto afflitto alla moglie, seduta con lui davanti al fuoco: “Tu vedi che non possiamo più dar da mangiare ai piccini; vedermeli morir di fame sotto gli occhi non mi dà l’animo, e ho deciso di menarli domani al bosco perchè vi si sperdano. La cosa sarà facile; quando li vedremo occupati a far fascinotti, tu ed io ce la svigneremo. — Ah! esclamò la moglie, e avrai proprio cuore di far smarrir i figli tuoi?” Aveva un bel parlare di miseria il marito, la poveretta non si faceva capace; era povera sì, ma era la loro mamma.

Se non che, considerando quanto avrebbe sofferto a vederli morir di fame, finì per acconsentire e se ne andò a letto, piangendo.” Pollicino – Charles Perrault

I bambini conoscono  la sensazione di paura, solitudine, isolamento e ansia. Il più delle volte non riescono ad esprimerla a parole ma lo possono fare indirettamente, con la paura del buio, o di qualche strano animale.

Spesso si tende a minimizzare queste paure nel tentativo di non alimentarle, mentre nelle fiabe queste emozioni negative sono prese davvero sul serio: la paura di non essere amati, o la paura dell’abbandono, o della morte; e la fiabe offrono soluzioni per superarle in modo che il bambino le possa recepire ed elaborare.

Alcune fiabe scrivono nel finale “se non sono ancora morti, sono ancora vivi“, e rispondono  così al desiderio insito nell’essere umano, e anche del bambino, di vita eterna.

Per esempio la frase finale “E vissero felice e contenti” non vuole far credere al bambino che esista la vita eterna , assolvendo ad un irrealistico appagamento di un desiderio – e il bambino non lo crederebbe affatto – ma gli fa capire che la formazione di un legame soddisfacente con un’altra persona è l’unica cosa che può farci sopportare gli angusti limiti del nostro tempo su questa nostra terra. Bettelheim.

Queste fiabe insegnano che solo quando l’essere umano forma una soddisfacente ed equilibrata relazione interpersonale,  può sfuggire all’angoscia della separazione; insegna che il lieto fine avviene anche se  l’individuo – il bambino –  si stacca dalla madre – una paura che lo ossessiona – e gli insegna che ” solo uscendo nel mondo, l’eroe della fiaba – il bambino – trova sè stesso; e solo quando trova sè stesso trova l’altra persona con cui potrà vivere felice per il resto dei suoi giorni, cioè senza dover più provare la paura della separazione” Bettelheim

Il bambino percepisce il messaggio della fiaba in maniera inconscia; impara che può, è in grado, di  raggiungere la propria indipendenza, ed un equilibrato percorso di crescita.

“…si udì bussare per la seconda volta e gridare: “Figlia di re, piccina, aprimi! Non sai più quel che ieri m’hai detto vicino alla fresca fonte? Figlia di re, piccina, aprimi!” Allora il re disse: “Quel che hai promesso, devi mantenerlo; va’ dunque, e apri”. Ella andò e aprì la porta; il ranocchio entrò e, sempre dietro a lei, saltellò fino alla sua sedia. Lì si fermò e gridò: “Sollevami fino a te.” La principessa esitò, ma il re le ordinò di farlo. Appena fu sulla sedia, il ranocchio volle salire sul tavolo e quando fu sul tavolo disse: “Adesso avvicinami il tuo piattino d’oro, perché mangiamo insieme.” La principessa obbedì, ma si vedeva benissimo che lo faceva controvoglia. Il ranocchio mangiò con appetito, ma a lei quasi ogni boccone rimaneva in gola. Infine egli disse: “Ho mangiato a sazietà e sono stanco; adesso portami nella tua cameretta e metti in ordine il tuo lettino di seta: andremo a dormire.”

La principessa si mise a piangere: aveva paura del freddo ranocchio, che non osava toccare e che ora doveva dormire nel suo bel lettino pulito. Ma il re andò in collera e disse: “Non devi disprezzare chi ti ha aiutato nel momento del bisogno.” Allora ella prese la bestia con due dita, la portò di sopra e la mise in un angolo. Ma quando fu a letto, il ranocchio venne saltelloni e disse: “Sono stanco, voglio dormir bene come te: tirami su, o lo dico a tuo padre.” Allora la principessa andò in collera, lo prese e lo gettò con tutte le sue forze contro la parete: “Adesso starai zitto, brutto ranocchio!” Ma quando cadde a terra, non era più un ranocchio: era un principe dai begli occhi ridenti. Per volere del padre, egli era il suo caro compagno e sposo. Le raccontò che era stato stregato da una cattiva maga e nessuno, all’infuori di lei, avrebbe potuto liberarlo. Il giorno dopo sarebbero andati insieme nel suo regno. Poi si addormentarono.” Il Principe Ranocchio – F.lli Grimm

Un altro elemento importante è che, soprattutto oggi, il bambino è spesso da solo; i genitori devono lavorare, e non esistono più le famiglie numerose di un tempo, le famiglie allargate di  quando furono scritte le fiabe.

L’eroe delle fiabe, all’inizio,  agisce da solo, spesso senza sapere cosa e chi può incontrare ma riesce sempre a trovare un posto sicuro, la strada giusta, la sua realizzazione: il bambino impara  che può far conto sulle proprie forze e  sviluppa la propria fiducia interiore.

Barbablù

barbablu1

Charles Perrault nacque il 12 gennaio 1628, letterato e scrittore, fu l’autore dei Racconti di Mamma Oca, una raccolta di fiabe molte amate e conosciute: Cappuccetto Rosso, Il gatto con gli stivali, Cenerentola e Barbablù.

La fiaba di Barbablu – chi non conosce il più terribile e mostruoso marito di tutte le fiabe? – è in realtà una fiaba un po’ diversa dalle altre perché, nonostante alla fine il cattivo venga punito, non contiene simbologie che rimandano allo sviluppo, e alla crescita del lettore; non assolve cioè alla sua fondamentale funzione pedagogica.

Barbablù consegna alla giovane moglie una chiave che apre una stanza, ma quella stanza le è proibita. Quando lui parte per un lungo viaggio, lei cede alla tentazione e aprendola trova i cadaveri di tutte le mogli di Barbablù, che tornato per tempo, la coglierà in flagrante, trovando la prova della chiave macchiata di sangue – la moglie tenta inutilmente di lavare via il sangue – e la ucciderà.
Il motivo del sangue che non si può pulire è antico; simboleggia che qualche crimine o qualcosa di proibito è stato commesso. Bettelheim

Un chiaro messaggio di come la donna dovrebbe imparare a non cedere alla propria curiosità – ritroviamo Il Perrault un po’ bacchettone che disegnò una Cappuccetto Rossa troppo disinibita, perché al primo invito del lupo, travestito da nonna, non esita a spogliarsi e ad entrare nel letto con lui.

La donna tradisce la fiducia del marito, e il marito la mette alla prova con l’inganno.
La chiave che apre una porta di una stanza segreta suggerisce associazioni all’organo sessuale, quando l’imene si rompe e lo macchia con il sangue. Se questo è uno dei significati nascosti, è comprensibile perché il sangue non possa essere tolto con l’acqua: la deflorazione è un fatto irreversibile” Bettelheim

Barbablù dopo aver ucciso la moglie si prenderà la sorella di lei, in sposa,  che riuscirà però farlo uccidere dai suoi  fratelli.

E’ facile ascrivere la popolarità di Barbablu al suo amalgama di crimine e di sesso. O al fascino che esercitano i crimini sessuali. Bettelheim

I personaggi di questa fiaba, non si sviluppano all’interno della storia, restano tali e quali erano all’inizio. La fiaba ha comunque un fondo morale: insegna che cadere in tentazione è umano, che i tradimenti vanno perdonati, perché chi vuole vendicarsi di questi sarà punito lui stesso.

Il perdono è sottolineato anche dallo stesso Perrault che dà una seconda morale alla fiaba scrivendo:” E’ facile capire che questa è una storia dei tempi andati: non esistono più mariti tanto terribili da richiedere l’impossibile; anche quando sono insoddisfatti e gelosi, i mariti si comportano senza durezza verso le loro mogli.”

Evviva i cattivi

SAMSUNG CSC

“La vecchia fingeva di essere benigna, ma era una cattiva strega, che insidiava i bambini e aveva costruito una casetta di pane che aveva costruito soltanto per attirarli. Quando un bambino cadeva nelle sue mani, l’uccideva, lo cucinava e lo mangiava; e per lei quello era un giorno di festa. Le streghe hanno gli occhi rossi e la vista corta, ma hanno un fiuto finissimo, come gli animali, e sentono l’avvicinarsi di creature umane. E quando si avvicinarono Hansel e Gretel, ella rise malignamente e disse beffarda: “Sono in mio potere non mi scappano più”. Di buon mattino, prima che i bambini fossero svegli, si alzò, e quando li vide riposare così dolcemente, con le gote rosse e tonde, mormorò fra sé: ‘ Diventerà un buon boccone ‘. Afferrò Hansel con la mano rinsecchita, lo portò in una stia e lo richiuse dietro un’inferriata; e per quanto egli gridasse, non gli giovò. Poi essa andò da Gretel, la svegliò con uno scossone e gridò: “Alzati, poltrona, porta l’acqua e cucina qualcosa di buono per tuo fratello, che è là nella stia e deve ingrassare. Quando è grasso, voglio mangiarmelo”. Gretel si mise a piangere amaramente, ma fu tutto inutile, dovette fare quel che voleva la cattiva strega”.

Hansel e Gretel dei fratelli Grimm è una delle fiabe più conosciute e una delle più “cattive”: i genitori troppo poveri per sfamare i propro figli decidono di abbandonarli e la terribile strega li cattura per mangiarli.

Il tema forte dell’abbandono, e  il tradimento del genitore, della madre soprattutto che è considerata la fonte principale di nutrimento per il bambino, simboleggiano le ansie e le paure insite nel percorso di crescita, nel distacco dalla famiglia e nella ricerca della propria autonomia. E la figura della  strega cattiva simboleggia la   punizione per il bambino per la sua avidità orale, perchè cede alle tentazione di mangiare la casa di marzapane – chi non vorrebbe darle un bel morso – e soddisfa così i propri primitivi desideri.

Le fiabe popolari, tramandate nella tradizione orale e poi trascritte dai grandi autori, anche se via via, nelle varie e successive versioni edulcorate e addolcite dalle originali, pongono il bambino di fronte ai principali problemi umani, problemi esistenziali che interessano non solo i piccoli ma anche i grandi, che spesso si portano nella vita adulta il pesante fardello di situazione non affrontate e irrisolte.

La moderna letteratura per l’infanzia è priva di questi riferimenti, ma il confronto con essi, per il bambino è fondamentale; è necessario per lui avere suggerimenti in forma simbolica per affrontare le difficoltà della vita. I messaggi delle fiabe arrivano al suo inconscio e lo guidano.

C’era una volta una madre che aveva tre figlie; la maggiore era superba e cattiva, la seconda era già molto meglio, per quanto avesse anche lei i suoi difetti, ma la più giovane era una bimba buona e pia. Pure, la madre era così bislacca che prediligeva proprio la maggiore e non poteva soffrire la minore” San Giuseppe nel bosco – F.lli Grimm

Nelle fiabe il male è presente tanto quanto il bene, come è  nella vita reale e nell’essere umano, che ha in sè entrambi. Questo dualismo è la base del problema morale, che chiede la lotta per superarlo.

Molti genitori, e anche qualche addetto al lavoro, pensano che certe fiabe, soprattutto nelle loro versioni originali siano poco adatte al mondo infantile.
C’è un diffuso rifiuto a permettere al bambino di sapere che gran parte degli inconvenienti della vita sono dovuti alla nostra stessa natura; alla propensione di tutti gli uomini ad agire in modo aggressivo, asociale, egoistico, spinti dall’ira e dall’ansia”. Si vuole far credere al bambino che l’essere umano è intrinsecamente buono, ma i bambini stessi sanno di non essere sempre buoni, e ciò, in opposizione a quanto detto dai genitori, fa nascere l’idea al bambino di essere un mostro.” Il mondo incantato B. Bettelheim.

Si vuole nascondere ai bambini, ma spesso anche gli adulti preferiscono non saperlo, il lato oscuro presente in ognuno di noi.
“… La fiaba semplifica le situazioni. I suoi personaggi sono nettamente tratteggiati, e i particolari, a meno che non siano molto importanti, sono eliminati. Tutti i personaggi sono tipici anziché unici.” Bettheleim

Nelle fiabe il male e il bene sono sempre ben delineati; i personaggi sono o buoni o cattivi, non ci sono mezze misure; il carattere di ognuno è ben tracciato, e il bambino può facilmente identificarsi; può imparare ad accettare e a convivere con il proprio lato oscuro, perché lo vive indirettamente attraverso il racconto; sa che esiste, ma sa anche il buono della fiaba, normalmente l’eroe, avrà poi la meglio sul male.

E a proposito della strega di Hansel e Gretel: la figura della strega esiste nella fantasia ansiosa di ogni bambino,” ma una strega che egli può spingere nel forno e farla bruciare viva è una strega di cui il bambino può ritenersi liberato.” Bettlheim – Il mondo incantato.

L’arte della fiaba

libri fiabe.jpg

Si riparte! Lo sappiamo, siamo ancora in aria di feste e vacanze, ma dopo le fatiche natalizie – si fa per dire, scrivere fiabe è sempre un piacere –  abbiamo approfittato dei momenti di calma – anche in questo caso la calma è sempre relativa – per leggere.

Leggere, studiare, imparare le fiabe, e credetemi è un mondo incantevole.

Un mondo che vogliamo farvi conoscere, perchè i messaggi delle fiabe  hanno un significato importante e profondo, e  parlano a tutti i livelli della personalità dell’essere umano, sia del bambino sia dell’adulto.

Il bambino, quando ascolta una fiaba – e  sottolineamo l’importanza del bellissimo gesto di leggere le fiabe ai propri bambini – riceve messaggi fondamentali, attraverso simboli che sono da lui  facilmente percepiti e gli consentono di conoscersi, favorendo lo sviluppo della sua personalità;  un percorso di crescita sempre accompagnato da paure inconsce, difficoltà, resistenze ai genitori, resistenze alla crescita, resistenze al mondo in genere!

La fiaba aiuta la sua crescita interiore e gli dona significati diversi a seconda dell’interesse del momento. Questo è possibile perchè le fiabe sono uniche non solo come opere letterarie ma anche come opere d’arte.

il piacere che proviamo quando ci lasciamo coinvolgere da una fiaba, l’ incanto che avvertiamo, proviene non dal significato psicologico della storia, benchè abbia il suo peso, ma dalle sue qualità letterarie: dalla fiaba come opera d’arte“. Bruno Bettheleim, Il mondo incantato.

Un viaggio unico, per scoprire il mondo immaginifico, fantastico e meravigliosamente terapeutico delle fiabe.

Partite con noi?

Vi auguriamo un anno di fiabe

Konig Drosselbart - Illustrator Irina Dobrescu

Konig Drosselbart – Illustrator Irina Dobrescu – Copyright NordSud Verlag Ag

 

Un altro anno è passato; volato sarebbe la parola corretta e non è stato un buon anno per il nostro  mondo; troppe cose terribile sono accadute, e stanno accadendo ancora.

Noi scriviamo, disegniamo, leggiamo e studiamo le fiabe; un mondo popolato di Re, orchi, Fate e regine, un mondo fantastico certo, ma  che non è preservato dalla paura, dalla morte, o dall’ingiustizia.
Nelle fiabe esistono gli assassini, gli egoisti, i cattivi di cuore, gli stolti, i Re crudeli e le matrigne pronte ad uccidere la propria figlia per non farsi superare in bellezza, o giovani pronti ad ingannare il proprio fratello per ottenere l’eredità del loro padre.
Esistono genitori che scelgono di abbandonare i propri figli nei boschi, perché non hanno cibo per sfamarli; esistono giovani principesse che perdono tutto, improvvisamente, e devono lavorare come sguattere in mezzo alla cenere e subire ogni genere di angheria.
Esistono pensieri e desideri cattivi, che si realizzano, perché il male è potente…

Ma le fiabe insegnano. Insegnano che per ogni dolore, per ogni cattiveria subita, per la paura o l’ingiustizia si può fare qualcosa. Si può sovvertire un Re crudele, combattere la malvagità.
E combattere lo stupido razzismo, perché nella fiabe non esistono differenze, e può accadere che un povero contadino venuto da un paese lontano sposi la figlia del Re perché ha dimostrato il suo valore come uomo e non conta da dove arriva.

Ognuno di noi può trovare le risorse in sé per cambiare il proprio destino, lottando, facendo sacrifici, utilizzando l’astuzia – risorse che molti non sanno di avere perché nascoste negli angoli più remoti della nostra anima.
Ognuno può mettere in atto comportamenti che gli permettano di scegliere la strada giusta, sulla quale incontrare poi gli aiuti che l’universo ci invia; lo fa sempre quando stiamo percorrendo la via a noi destinata.
E sul nostro percorso, possiamo incontrare Fate, o qualche elfo dispettoso, o qualche vecchio saggio che ci potrà dare preziosi doni: la forza di carattere, l’astuzia, o l’incontro con la persona giusta.

Così il nostro augurio per voi, buoni e delusi dall’assurdità degli eventi, per questo nuovo anno, è di poter essere fortunati e scaltri come il protagonista della fiaba I capelli d’oro del diavolo dei fratelli Grimm, il cui protagonista, un giovane buono, destinato a sposare una principessa, dovrà vincere il padre di questa, un Re malvagio, e grazie al suo coraggio ed alla propria intelligenza riuscirà ad ottenere quello che gli spettava di diritto: “ le persone buone hanno bisogno di andare oltre il buonismo e diventare rocciose, salde solide. Hanno la necessità di riconoscere la propria integrità: difenderla, onorarla amarla invece che credersi dei fessi, degli impotenti davanti alle insidie del mondo. Le fiabe ci invitano a diventare degni del potere di vivere. Questo racconto ci mostra come ottenere giustizia, andando al cuore del nostro inferno, se serve, per tenere con noi ciò che ci è più caro e ci è destinato fin dalla nascita. Comportandoci come un eroe liberiamo molte risorse… che appartengono ad altre persone, ad altri regni, che giungono come ricompense quando meno ce le aspettiamo”. Piera Giacconi– C’era una volta un cantastorie in azienda

Vi auguriamo di essere curiosi della vita come Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, e come lei avere la capacità di adattarvi alle nuove situazione che la vita vi presenta: Alice spinta da una fervida curiosità, senza farsi troppe domande si lancia nella tana del coniglio e viene catapultata in un mondo apparentemente illogico e assurdo – non assomiglia un po’ al nostro mondo? – guidata da personaggi bizzarri ed incomprensibili che la faranno dubitare di tutte le conoscenze in possesso di sé e addirittura di sé stessa : ““Povera me, come ogni cosa è strana oggi! Pure ieri le cose andavano secondo il loro solito. Non mi meraviglierei se stanotte fossi stata cambiata”
E cosa fa Alice per combattere un mondo così bizzarro e lontano da ogni logica sconosciuta? Semplice, con l’aiuto di bevande e pasticcini, che compaiono misteriosamente alla sua portata, cambia di dimensione.
La risposta sembra essere la flessibilità, rappresentata nella fiaba dai repentini cambi di dimensione, che consentono ad Alice un cambio di prospettiva. Attraverso questi cibi magici,  Alice ha la possibilità di crescere o rimpicciolirsi e vedere le cose in modo diverso, adeguarsi al contesto ed accedere a nuovi luoghi. La chiave del successo nell’affrontare le sfide della vita è proprio l’adattabilità; il possesso di diverse abilità in diversi settori, rappresenta generalmente, una risorsa efficace per affrontare i cambiamenti.” Le fiabe raccontate agli adulti – Antonella Bastone

E infine vi auguriamo di trovare l’amore della vostra vita, se lo state cercando naturalmente, e come la conosciutissima Cenerentola, saper ribaltare la sua propria situazione e non accettare di restare in disparte ma lottare per migliorare la propria vita, disubbedendo anche agli ordini di una matrigna cattiva se serve, e cercare di fare quello che si ritiene giusto; Cenerentola è un esempio per tutte le donne!
La fiaba di Cenerentola – Charels Perrault-  è una bellissima e antichissima fiaba, e i suoi significati sono molteplici e profondi. Non basterebbe un giorno per parlarne. Noi ci soffermiamo solo su un in particolare:
Perché Cenerentola va tre volte al ballo per incontrarsi col principe, soltanto per sfuggirgli e ritornare alla sua posizione degradata? … A livello palese, il fatto che Cenerentola sfugga al principe dice che essa vuole essere scelta in virtù della persona che realmente è, e non per il suo splendido aspetto.Il mondo incantato- Bruno Bettelheim
Noi vi auguriamo di trovare l’amore e di farvi amare per quello che realmente siete, non abbiate paura di mostrare l’oro nascosto in voi!

E per finire, vi doniamo le bellissime parole di Italo Calvino, che fu scelto, suo malgrado: “si venne nell’idea che lo dovessi fare io. “ Italo Calvino – introduzione alle Fiabe Italiane – dalla Casa editrice Einaudi, per studiare Le fiabe italiane – e farne un libro, nel 1957.

Per due anni l’autore si immerse nel mondo fantastico delle fiabe antiche tramandate dalla tradizione orale a quella scritta e queste parole furono il risultato di questo studio. Leggetele con attenzione:

Le fiabe sono vere… sono un spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono
darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d’un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto come termini d’una dialettica interna ad ogni vita; l’amore incontrato prima di conoscerlo e poi subito sofferto come bene perduto;
la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d’essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d’umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste.” Italo Calvino – Fiabe Italiane

Vi auguriamo un fantastico anno di fiabe! Auguri!

I messaggi delle fiabe

Abbiamo lavorato un sacco  e abbiamo consegnato  in tempo  le nostre fiabe di Natale.

Così Alessandra, Silvia e Francesca, ad esempio, sono diventate fatine o si sono trasformate in piccoli pony colorati,  Anastasia  ha cucinato insieme a nonna Elfa, e Tommaso ha aiutato Babbo Natale a consegnare i regali ai bambini di tutto il mondo. E ancora  Massimo, Andrea, le gemelline Sara ed Antonia e la piccola Sofia.

E  Nonna Paola;  anche lei ha ricevuto il prezioso messaggio portato dalla sua fiaba, un messaggio di amore e gratitudine da parte di tutta la sua famiglia.

Ma siamo ancora in periodo di feste e regali  e potete ancora acquistare le nostre bellissime fiabe limited edition.

Per sapere come, andate alla pagina dedicata.