Il gatto

“Ai tre figli che aveva, un mugnaio non lasciò altro che un mulino, un somaro e un gatto. La divisione fu presto fatta senza bisogno di notaio o procuratore, che s’avrebbero mangiato essi tutto il misero patrimonio. Il maggiore ebbe il mulino, il secondo l’asino, e l’ultimo il gatto”.
Il gatto con gli stivali – Charles Perrault
I tre linguaggi

Illustrator – Patrizia Kovacs
“C’era una volta in Svizzera un vecchio conte che aveva un unico figlio, ma così stupido che non riusciva a imparare nulla.
Allora il padre disse: -Ascolta, figlio mio, per quanto io faccia non riesco a cacciarti niente in testa.
Devi andare via di qui; maestri insigni proveranno a fare ciò che io non ho potuto-.
Il giovane fu così mandato in un’altra città e rimase presso un maestro per un intero anno.
Trascorso questo periodo, tornò a casa e il padre gli chiese: -Ebbene, che cosa hai imparato?- Il figlio rispose: -Babbo, ho imparato quello che dicono i cani-.
-Dio guardi!- esclamò il padre -è tutto qui? Devi andare in un’altra città, presso un altro maestro.- Il giovane andò e, anche questa volta, vi si fermò un anno.
Quando ritornò, il padre disse: -Ebbene, che cosa hai imparato?-.
Il figlio rispose: -Babbo, ho imparato quello che dicono gli uccelli-.
Allora il padre andò in collera e disse: -Sciagurato.
Hai perduto tutto quel tempo prezioso senza imparare nulla, e non ti vergogni di comparirmi davanti? Ti manderò da un terzo maestro, ma se anche questa volta non impari nulla, non voglio più essere tuo padre-.
Così il giovane fu portato da un terzo maestro presso il quale rimase un altro anno.
Quando finalmente ritornò a casa, il padre gli chiese: -Ebbene, che cosa hai imparato?-: -Caro babbo- rispose -quest’anno ho imparato quello che gracidano le rane.- Allora il padre andò su tutte le furie, balzò in piedi, chiamò la servitù e disse: -Quest’essere non è più mio figlio, io lo scaccio e vi ordino di condurlo nel bosco e di ucciderlo-.
Essi lo presero e lo condussero fuori, ma al momento di ucciderlo ne ebbero pietà e lo lasciarono andare.
Poi strapparono a un capriolo gli occhi e la lingua e li portarono al vecchio come prova della sua morte.”
I tre linguaggi dei Fratelli Grimm, è una fiaba antichissima che fu raccontata in molti paesi dell’Europa e dell’Asia, e che tratta un tema ancora molto attuale: il rapporto fra figli adolescenti e genitori; quest’ultimi hanno spesso grandi aspettative per il futuro dei propri figli, e non riescono a comprendere le loro scelte e le loro motivazioni.
Il figlio cacciato dalla casa paterna – un evento che succede sovente nelle fiabe e simboleggia il desiderio inconscio del genitore che il figlio raggiunga l’autonomia – andrà in giro per il mondo e grazie alle conoscenze che ha acquisito, i tre linguaggi- sposerà una principessa e, arrivato a Roma, diventerà addirittura Papa.
Questo giovane è un adolescente alla ricerca di sé stesso che cerca la propria realizzazione e l’otterrà solo dopo essere andato lontano da casa; i tre insegnanti lontani, che il padre ha scelto per lui, simboleggiano degli aspetti del proprio inconscio che il giovane deve sperimentare per conoscersi – questo processo avviene solo quando il figlio si distacca dai genitori – e per realizzarsi
I suoi bisogni non sono compresi dal padre che lo ritiene stupido perchè impara cose diverse da quello che gli insegnanti, che lui ha scelto – gli hanno impartito.
“Il genitore non sopprime il figlio ma incarica del misfatto un servitore e questi libera il ragazzo; ciò suggerisce che ad un livello, il conflitto non è con gli adulti in generale ma soltanto con i genitori” B.Bettelheim – Il mondo incantato
L’adolescente teme inconsciamente il potere di vita e di morte che il genitore ha su di lui, un potere che però il genitore non esercita – nella fiaba per quanto sia furioso con il figlio, incarica un servitore di ucciderlo – e il suo piano non viene eseguito: ciò simboleggia che quando il genitore tenta di abusare del proprio potere, in realtà è impotetnte.
“Forse se un numero maggiore di adolescenti fossero stati educati attraverso le fiabe, essi rimarebbero consapevoli – a livello inconscio – che il loro conflitto non è con il mondo degli adulti, o con la società in generale, ma soltanto con i loro genitori” Bettelheim
Per quanto i genitori possano sembrare minacciosi, per un certo periodo – l’adolescente teme inconsciamente il loro potere – la fiaba insegna che i figli non solo sopravvivono ai genitori ma li superano: i finali delle fiabe lo mostrano ampiamente e i protagonisti bambini e/o adulti riescono sempre a superare le fasi conflittuali legati al rapporto con sé stessi e con i propri genitori: questa convinzione permette all’adolescente di sentirsi sicuro nonostante tutte le difficoltà e le paure che lo accompagnano nell’età dello sviluppo, perchè ha fiducia nella sua vittoria futura.
“Naturalmente, se un numero maggiore di adulti fossero stati esposti– da bambini – ai messaggi delle fiabe e ne avessero approfittato, avrebbero potuto conservare da adulti una vaga idea di quanto sia sciocco il genitore che crede di sapere quale indirizzo di studi dovrebbe interessarea suo figlio, e che si sente minacciato se, in questo , l’adolescente va contro la sua volontà”. Bettelheim – Il mondo incantato.
Danza

Il principe l’aveva aspettata, la prese per mano e ballò soltanto con lei. Quando la invitavano gli altri, diceva: “Questa è la mia ballerina.”
Cenerentola – F.lli Grimm
L’inizio

Una nuova fiaba è sempre una nuova emozione.
Nuove idee, nuove sensazione che ti avvolgono e ti invadono la mente…
Un nuovo progetto, nuove storie e nuovi personaggi che iniziano a vivere dentro di te, ti svegliano al mattino presto quando vorresti dormire ancora un pò e ti distraggono mentre stai leggendo; ti sussurrano all’orecchio di regine, magie e streghe.
Di un cuore perduto…
Ti spingono, ti incitano, ti pressano perchè vogliono iniziare a vivere attraverso le tue parole, vogliono raccontare la loro storia, vogliono essere.
Non ho mai saputo resistere al loro imperioso richiamo…
Così partiamo! Vuoi seguirci? Mandaci la tua mail tramite il modulo di contatto sotto, o scrivici a fiabeincostruzione@gmail.com, ti porteremo con noi, ti racconteremo le emozioni, e gli incontri che faremo; ti mostreremo i back stage e ti racconteremo una storia nella storia.
Ti portiamo nella magia!
Il topo e la montagna

Illustrator Marco Lorenzetti – Il topo e la montagna ed. Gallucci
Antonio Francesco Gramsci fu un politico, filoso, giornalista linguista e critico letterario.
Fondatore del partito comunista d’Italia, nel 1921, fu condannato dal regime fascista nel 1926 e rinchiuso nel carcere di Turi, in provincia di Bari, lo stesso carcere, e lo stesso periodo, in cui fu rinchiuso Sandro Pertini.
Gramsci è considerato uno dei più importanti pensatori del xx secolo; in carcere, ottenuto il permesso di avere carta e penne si dedicò alla scrittura e oltre alla stesura dei Quaderni dal Carcere, che raccolgono le sue riflessioni politiche, filosofiche storiche e di vita, si dedicò alle fiabe.
Nel 1924 tradusse le fiabe più famose dei Grimm – che sono raccolte nel libro Favole di libertà – e poi, tramite la corrispondenza letteraria con la moglie Giulia, scrisse alcune fiabe per i figli Delio e Giuliano, perché lei potesse raccontargliele.
Perché le fiabe? Gramsci voleva trasmettere il suo pensiero di eguaglianza, di libertà di pensiero e di morale anche ai bambini che crescevano plasmati dal pensiero della dittatura; era convinto che le fiabe e la fantasia erano l’alternativa, attraverso le metafore e i messaggi simbolici, per poter guardare e poter spiegare il mondo con una percezione diversa.
Il topo e la montagna è una delle favole che Gramsci dedicò ai figli, una favola morale che è ancora più attuale ai giorni nostri, in cui l’uomo è sempre meno attento e meno rispettoso del mondo che lo circonda, e il suo messaggio profondo è importanti anche per i bambini di oggi.
Anche loro possono mantenere la nostra promessa alla natura; la promessa antica di proteggere il nostro mondo, la sua bellezza. Solo loro possono ripiantare le querce e i pini e tutte le piante che sono state tagliate, usate per le necessità dell’uomo…
“C’era una volta un topo, che bevve il latte destinato a un bambino. Ma subito se ne pentì e corse dalla capra per risarcire il piccolo. Ma quella, per dare il latte, aveva bisogno dell’erba. E la campagna dell’acqua. E la fontana delle pietre. E le pietre della montagna. E la montagna degli alberi…
…Il topo va dalla montagna e avviene un sublime dialogo tra il topo e la montagna che è stata disboscata dagli speculatori e mostra dappertutto le sue ossa senza terra. Il topo racconta tutta la storia e promette che il bambino cresciuto ripianterà i pini, querce, castagni ecc.”
Il topo e la montagna – Antonio Gramsci 1 giugno 1931 ed. Gallucci.
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CreaTTivo – lavori in corso
Il ladro di sogni – Petrone Luca, Grazi Vittoria, Mateazzi Chiara, Pozzi Angela, Dishnica Najsa
Una meritata punizione – Miriam Giavarina, Nikita Ponzin, Tommaso Polito, Susanna Bedin, Caterina Dal Bianco
Lacrime – Beatrice Cavezza, Martina Schiavo, Giulia Maran, Martina Mosele, Davide Grazi.
Il messaggero – Giulia Menta, Laura Pellizzaro, Valentina Scagno, Chiara Ghiotto, Mattia Stella
White feeling – Maya Zullian, Silvia Carlan, Carolina Savio, Barbara De Rossi, Anna Luna Bedin, Micol Munaretto.
Avete le letto le bellissime fiabe metropolitane dei ragazzi della 3A del liceo Artistico Canova di Vicenza.
Vi abbiamo raccontato le emozioni e le soddisfazioni per le attività svolte insieme ai ragazzi – e alle loro insegnanti – la loro partecipazione e la bellezza della loro fantasia e creatività e la loro voglia di fare, perchè dopo aver scritto le fiabe metropolitane hanno cominciato subito a lavorare ai disegni, che accompagnanao le fiabe, guidati dalla loro brava insegnante d’arte Eleonora Pucci.
Così lavori in corso, perchè CreaTTivo non si è mai fermato, nemmeno durante le vacanze.
Ecco i primi schizzi, e la preparazione dei disegni.
Vi anticipiamo che i nostri bravissimi ragazzi, ora della 4A, vi stanno preparando meraviglie!
Il Lupo

Unknowed – Berlin
“La donna sana assomiglia molto al lupo, robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale, errante”
Clarissa PInkola Estés
Der Rufer

Der Rufer – Gerard Marcks -Berlin