Un matrimonio da fiaba

O fiaba da matrimonio?

La tua migliore amica si sposa e non sai cosa regalarle, e non ti va l’idea della solita lista nozze; non sai come dirle quanto sei contenta ed emozionata per lei, e  quanto  lei sia speciale per te. Vorresti qualcosa di unico per lei. Qualcosa che sia il segno indelebile della vostra amicizia e del tuo affetto per lei…

Oppure stai facendo tutti i preparativi per il tuo matrimonio, hai pronta la lista degli  invitati, hai già scelto il  ristorante, il vestito, da sogno, è già pronto, e le bomboniere? Vuoi che il tuo matrimonio sia davvero perfetto e non vuoi le solite cose… e magari non sai ancora cosa regalare alle persone preziose a cui hai chiesto di farti da testimone

E se il regalo perfetto fosse una fiaba?

Una fiaba che racconta la sua  bellissima storia d’amore, per la tua amica che si sposa,

la fiaba della vostra amicizia, così speciale, da regalare ai tuoi testimoni, o la fiaba che racconta  come sia nato il vostro amore e di quanto siate contenti di avere tutti i vostri amici accanto, in un giorno così importante.

Creiamo fiabe su misura anche per i grandi che stanno coronando un sogno, e che vogliono sia un momento indimenticabile, da ricordare e da far ricordare.

Per questo abbiamo pensato ad arricchire le nostre fiabe, e le abbiamo vestite con un abito elegante, adatto ad una bellissima festa; basta un colpo di bacchetta magica… e il lavoro di artigiani attenti e preparati, e le nostre fiabe da matrimonio sono pronte. Vuoi saperne di più? Puoi contattarci via mail: fiabeincostruzione@gmail.com o chiamare il seguente numero 0039 3496501558

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Le fiabe in azienda

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Ci siamo occupate di un’azienda che voleva presentarsi in un mondo diverso dal solito racconto noioso, ma pur necessario, di numeri e descrizioni.

Raccontare la propria azienda con una storia, raccontare l’idea che è diventata un progetto, pronto da realizzare con entusismo e passione, descrivendo le emozioni, i dubbi e i primi successi; “un pò come partire per un nuovo viaggio che non sai bene dove ti porterà; non sai chi accoglierai sul tuo vascello,  ma sai che devi seguire la tua  rotta nel mare,  senza paura, accompagnato dalla tua idea che ti orienta come la  stella polare”.

Lo Storytelling è l’arte di narrare, una disciplina che ricorre alla retorica e alla narratologia; sempre più utilizzato dalle aziende per promuovere il proprio brand, utilizzando non più una tecnica di comunicazione pubblicitaria, ma utilizzando la narrazione.

“Il racconto di una storia implica sempre un “confronto dialogico”, rimanda ad un ricordo (quindi un feedback, un vissuto esperienziale) e di conseguenza comporta una certa componente emotiva (sia essa positiva o negativa), che caratterizza la storia stessa. La narrazione porta ad una riflessione che è riflessione dei contenuti, elaborazione di questi e soprattutto sviluppo dell’apprendimento. Le storie persuadono: divengono sempre, o quasi, mezzo di condivisione; permettono di dare interpretazione della realtà anche in forma autobiografica”.

La narrazione cattura l’attenzione e coinvolge l’ascoltatore in modo più efficace dei normali messaggi pubblicitari; e non solo per promuovere ma anche per comunicare: in azienda la corretta comunicazione è indispensabile dal punto di vista umano per garantire una migliore  produttività e il successo dell’azienda stessa, in termini di clima e collaborazione per evitare perdite di tempo e denaro dovute per esempio alla poca chiarezza e alla sbagliata condivisione o interpretazione dei messaggi interni che talvolta possono creare conflitti e improduttività.

Le fate

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Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno, il solstizio d’estate, il giorno in
cui il sole raggiunge il punto più alto rispetto all’orrizonte e si festeggia la
mezza estate: da millenni gli uomini hanno dedicato feste, riti e tradizioni
a questo giorno speciale in cui, si dice che, anche  le fate si incontrano
nelle valli.
Se fate attenzione potreste anche incontrarne una…
“Le Fate sulla terra sono piccole e belle. Amano appassionatamente la
musica e la danza e vivono nel lusso nei loro palazzi sotto alle colline e
nelle profondità delle caverne montane; esse possono ottenere ogni cosa che
sia piacevole per le loro case fatate solamente con la forza del loro potere
magico. Possono anche assumere tutte le forme e non conosceranno mai la
morte fino all‟ultimo giorno, quando il loro destino è di svanire di essere
annichiliti per sempre. Ma essi sono molto gelosi della razza umana, così
alta e forte ed a cui è stata promessa l‟immortalità; e spesso sono tentati
dalla bellezza di una donna mortale e desiderano fortemente averla per
moglie. I bambini di tali matrimoni possiedono una strana natura mistica e
generalmente divengono famosi nel campo della musica e del canto. Ma
sono passionali, vendicativi e non è facile vivergli accanto. Tutti sanno che
appartengono alla razza dei Sidhe, o razza spirituale, dai loro bellissimi
occhi e dal loro carattere spavaldo e sprezzante.
I Reed i Principi fatati vestono in verde, con cappelli rossi legati al capo da
un nastro dorato. La Regina delle Fate e la sua corte principale vestono in
una scintillante mussolina argentata costellata di diamanti ed i loro lunghi
capelli dorati scivolano sul terreno quando danzano sull‟erba. Il loro luogo
preferito per riposare e soggiornare è sotto ad un prugnolo ed un contadino
preferirebbe morire piuttosto che tagliare uno degli antichi prugnoli sacri
alle Fate” Fiabe e Leggende d’ Irlanda – Lady Speranza Wilde
atato.

La scelta della sposa

“C’era una volta un giovane pastore che si sarebbe sposato volentieri, e conosceva tre sorelle, una più bella dell’altra, sicché‚ la scelta era difficile, ed egli non sapeva decidere a chi dare la preferenza. Allora domandò consiglio a sua madre, che disse:

-Invitale tutt’e tre, offri loro del formaggio e guarda come lo tagliano-.

E così fece; ma la prima inghiottì il formaggio con la crosta; la seconda tagliò via la crosta in gran furia, così di furia che vi lasciò attaccato del formaggio, e buttò via tutto insieme; la terza invece, levò la crosta per bene, nè troppo nè poco. Il pastore raccontò tutto a sua madre, che disse: -Sposa la terza-. Così egli fece, e visse con lei, felice e contento.”

Molte delle fiabe dei Grimm  – quelle delle prima edizione dal 1812 al 1815 – sono l’elaborazione dei racconti popolari tramandati oralmente, raccontate dai grandi per i grandi: sono infatti, in alcuni casi,  più fiabe popolari che di magia, strettamente connesse agli eventi del tempo e, nonostante siano vecchie di secoli,  contengono una morale genuina e indicazioni di buon senso, ancora attuali ai nostri giorni.

Così il figlio che deve scegliere la moglie chiede consiglio alla vecchia madre, che saggia, lo aiuta a scegliere la migliore: quella che non spreca, e non vuole troppo: la moglie ideale è quella parsimoniosa!

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Fiabe in… formazione

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Come mi piace dire spesso, anche noi di Fiabe in costruzione siamo sempre in costruzione, curiose, pronte ad imparare cose nuove, a studiare e scoprire.

Così ieri, abbiamo coniugato formazione e diletto, e credetemi, le due cose hanno coinciso perfettamente, e lo staff di Fiabe si è spostato nella bella città di Torino per approfondire l’argomento a noi molto caro di fiabe e formazione.

Incontro molto interessante condotto con maestria, e non avevamo dubbi, dalla Dott.ssa Antonella Bastone, pedagogista ed autrice del libro Le fiabi insegnate agli adulti. 

Non poteva mancare poi, una visita alla città, e abbiamo scoperto che le fiabe ci seguono ovunque, e sempre più persone sono interessate a questo magnifico tema!

La gita della della 5’A…

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“Le maestre Elisabetta e Deborah camminano in silenzio un po’ commosse, perché anche loro stanno pensando che avranno altri bambini da crescere e a cui insegnare tante cose importanti e bellissime, ma non dimenticheranno mai i loro bambini della 5 A. Dovete sapere che nel cuore di una maestra c’è tantissimo posto, perché deve contenere l’immagine di ogni bambino che ha seguito, e per questo, a volte riescono a guardare il mondo con gli occhi dei loro bambini, dove tutto è ancora possibile e tutto può ancora farci meravigliare.”

Consegnata la fiaba alle due meravigliose maestre Elisabetta e Deborah.

Grazie a tutti i bambini, simpaticissimi,  della 5^A,  ed  a Sara e tutte le mamme che hanno lavorato nell’ombra per aiutarci  prepararla!

Con i disegni di Elena e Chiara.

Il soldatino di stagno

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Due bambini, fratello e sorella, ricevono in dono un castello di carta, con figurine di carta, tra cui una ballerina con un lustrino dorato sul petto e un gruppo di 25 soldatini di stagno. A uno dei soldatini manca un pezzo di gamba perché è stato fuso dopo gli altri, con lo stagno avanzato. Ogni notte, quando i bambini sono addormentati, i loro giocattoli prendono vita. Il soldatino senza una gamba si innamora della ballerina di carta.
Fra i giocattoli c’è un troll a forma di diavolo, geloso del soldatino di stagno, che lancia una maledizione sulla coppia condannandola a non essere mai felice. Il giorno dopo, infatti, il soldatino cade fortuitamente dal davanzale della finestra. Trovato in terra da due bambini, viene messo su una barchetta di carta e spinto in mare; la barca stessa poi affonda e il soldatino viene mangiato da un pesce. Per tutto il tempo, il soldatino resta coraggiosamente sull’attenti, col chepì dritto in testa.
Miracolosamente, il pesce viene pescato e finisce proprio nella cucina della casa da cui proviene il soldatino; recuperato dal cuoco, torna fra i giocattoli e dalla sua amata ballerina.
La crudeltà del troll però non è sconfitta; il soldatino finisce questa volta nel fuoco, e inizia a sciogliersi. Nella stanza dei bambini, però, viveva una buona fata. Impietosita dalla sventura del soldatino, la fata ordina che il soldatino sia salvato e viva per sempre felice. Allora, un vento delicato fa volare nel fuoco anche la ballerina. Il giorno successivo, dei due non rimane che un cuoricino di stagno e un lustrino annerito dal fuoco. Era ciò che rimaneva di un grande amore.

Il soldatino di stagno è una fiaba di Hans Christian Andersen pubblicata nel 1838.

Per anni ho dimenticato le fiabe di Andersen e mi sono resa conto, rileggendole ora da adulta, di quanto certi particolari fossero ben presenti nella mia memoria, particolari che mi avevano colpito, come l’amore impossibile del soldatino e la ballerina, o la scheggia maligna nell’occhio di Kay (la Regina delle Nevi). Solo ora mi rendo conto della loro bellezza e del loro profondo significato, credo, perchè da piccola non potevo capire il senso di tristezza che le pervade.

Andersen ebbe una vita molto particolare e  sofferta che traspare nelle sue fiabe; a differenza dei Grimm, che raccoglievano le storie della tradizione popolare, le sue storie sono create dalla sua fantasia e dagli episodi che hanno segnato la sua vita. Rimasto orfano di padre a 11 anni, visse con la madre nella povertà per lungo tempo; bellissima la figura di questa madre, quasi analfabeta, che credeva tantissimo in lui, anche per una profezia che le disse una vecchia strega “Un giorno Odense (la città in cui è nato) si illuminerà a festa per ricevere tuo figlio”, e che gli raccontava racconti e leggende tradizionali.

Andersen porta nelle sue fiabe la sua diversità, sia fisica: era sgraziato e non bello – Il brutto anatroccolo ad esempio – sia sessuale: innamoratosi di un giovane e deciso, fin da giovane, a non avere rapporti sessuali né con donne né con uomini – e nemmeno a sposarsi – idealizzò la sua emarginazione sentimentale nelle passioni incompiute delle sue fiabe: La Sirenetta, ad esempio o il Soldatino di Stagno.

Le sue storie sono rivolte ad un pubblico infantile, certo, ma anche e soprattutto ad un pubblico adulto: poco presenti figure magiche come streghe, fate o gnomi, troviamo invece animali o cose che parlano che rappresentano la natura umana ma in chiave di parodia si fanno beffe della categoria umana stessa, definendo il paradosso della incomunicabilità dell’uomo (Simonetta Caminiti). I suoi finali sono spesso macabri e legati alla morte: il soldatino che nella morte trova l’adorata e bellissima ballerina di carta. Il cuore e la stella sotto la cenere sono la prova della loro trovata felicità.

La reale convinzione di Andersen è che per aspirare al bene è necessario passare attraverso la sofferenza: i suoi personaggi, i quali cercano con tutte le loro forze, e spesso invano, di essere accettati tocca aspirare al cielo perché si comprenda che erano essere speciali (Simonetta Caminiti).

Il cacciatore di draghi

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Aegidius De Hammo era un uomo che viveva nel bel mezzo dell’Isola della Britannia, il suo nome completo era Aegiudius Ahenobarbus Julius Agricola de Hammo, perchè in qull’epoca, molto tempo fa, quando quest’isola era ancora felicemente divisa in molti regni, le persone erano dotate di nomi altisonanti.  Allora c’era più tempo e meno gente...”

La storia  divertente di un improbabile cacciatore di draghi: un contadinotto, che noi chiameremo con il suo nome abbreviato Giles l’agricoltore di Ham,  del suo cane Garm e di una serie di  coincidenze fortunate che lo fanno diventare un cavaliere di fama – più di quanto vorrebbe in realtà.

Giles, svegliato nella notte dal suo fedele cane Garm,  fa scappare un gigante, un po’ sordo e pasticcione che si è perso, e vaga nel villaggio degli uomini. Il gigante scambia la schioppettata del  trombone  del terrorizzato Giles, caricato a chiodi e tutto quello che poteva infilarci, per un insolente tafano, e perciò decide di tornare sui suoi passi per allontanarsi da una zona cosi’ insalubre. Gli abitanti del villaggio festeggiano il nuovo coraggio di Giles l’agricoltore, e quando arriva un giovane drago, il colto e disonesto Chrysophylax,  il buon Giles si trova, suo malgrado, a far nuovamente la parte dell’eroe; nominato in fretta e furia Cavaliere, dal  Re prepotente ed esoso, munito di una spada magica, Mangiacorda, e della sua furbizia e arguzia, riuscirà a farla in barba al drago, al Re e ai suoi inutili e pavidi cavalieri. Diventerà ricco e Re!

Questo racconto di J.R.R Tolkien scritto nel 1949 è ambientato in un piccolo paesino della Britania in un tempo non ben definito: siamo lontani dalle Terre di Mezzo, e dal mondo degli Hobbit – non così tanto però –  ma niente da eccepire a questo racconto ironico che traccia dialoghi intelligenti e raffinati , e disegna con arte i suoi  personaggi simpatici  e un pò ingenui.

Il buon Giles diventato Re, dimostra che a volte, le cose che accadono per caso, e magari non sono sempre piacevoli, possono essere lo spunto per cambiare al meglio  le proprie sorti, se si utilizza un po’ di testa.

Un ultimo consiglio: ai draghi non bisogna mai dire il proprio nome. Non dimenticalo!