L’attesa del Re

Il vecchio Re desiderava stare da solo: si allontanò dal castello e si incamminò sul sentiero che si perdeva nel bosco; conosceva bene i suoi percorsi, i suoi segreti e le sue magie e non lo temeva, anzi, lo rispettava.

Quando era un giovane Re pieno di entusiasmo e coraggio si era spesso addentrato, spavaldo, nelle sue parti più oscure per cercare le streghe e vincere i loro incantesimi,  e aveva vagato  con lo sguardo confuso dell’amore per vedere le fate, e il bosco complice aveva esaudito il suo desiderio e gli aveva fatto incontrare l’amore.

Ma le fate non possono amare gli umani e i Re devono pensare al loro Regno.

Aveva combattuto mille battaglie, vinto Re e valorosi soldati, aveva avuto ogni onore e ricchezza ed era diventato vecchio e saggio, potente,  benvoluto ed amato da tutti i suoi sudditi.

Aveva avuto sette mogli, e ognuna di loro gli aveva dato sette figli, che lo amavano e lo rispettavano. Ma ora, che il tempo aveva segnato il suo volto e inciso la sua anima, ora che aveva avuto tutto e poteva goderne i frutti, non era felice.  Era stanco: aveva servito il suo ruolo, il suo reame, il suo popolo, ma non aveva mai dimenticato l’unica ricchezza che non era riuscito ad avere. Non era più tornato nel Bosco Incantato, da tantissimi anni, ma ora sentiva il bisogno di tornarvi.

Il Bosco lo accolse con la brezza fresca e profumata  del mattino e lasciò che il sole penetrasse tra i rami dei suoi alti alberi per illuminargli la strada: il saluto ad un vecchio amico, l’incontro di due Re.

Il vecchio Re respirò a lungo, grato, l’odore di umido e resina e si sentì bene.

Ora sapeva cosa doveva fare. Arrivò al punto più profondo e pericoloso del vecchio bosco, fino al Trono antico, costruito e intagliato dagli elfi silvani mille anni prima  e protetto dai saggi del bosco. Lo guardò e lo sfiorò con rispetto, poi con un sospiro, si tolse la sua corona e la appoggiò sul trono.

Proseguì il suo nuovo cammino, senza nemmeno voltarsi, con una nuova energia e un nuovo vigore.

Si narra che la corona del Re sia ancora là,  sul Trono antico, e il veccho Re abbia vagato anni e anni per il bosco cercando la sua amata; non sappiamo dirvi se l’abbia trovata ma si narra che da allora il Re fu un uomo felice.

Il sentiero continua per voi, non fermatevi, potreste arrivare al Trono Antico…

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Le fate

Lo vedete? Seguite il sentiero, limitato dai grandi cespugli di sambuco selvatico, che si apre davanti a voi  e camminate, con calma, senza dimenticarvi di respirare a fondo.

Annusate il bosco, sentite il suo odore di umido e verde, e ascoltate i suoi rumori, la sua vita; camminate fino al grande tronco tagliato e lì, fermatevi e guardate.

Guardate e aprite il tuo cuore alla sorpresa: il bosco regala piccole meraviglie a chi sa guardare con attenzione.

Forse vedrete le fatine che vivono nelle grandi foglie dei castagni secolari e che, ogni mattina  prima che sorga il sole, vanno a specchiarsi nel vicino  lago  e aspettano il primo raggio dorato per vedersi riflesse nel suo bagliore.

Sono bellissime creature,  normalmente gioiose e solari,   che temono l’uomo ma anelano al suo mondo e  alle sue emozioni perchè sono negate ai loro piccoli cuori, soprattutto l’amore.

Lo sapete no? Se una fatina si innamora perde la sua bellissima luce, e perde il suo potere, ma a volte  il loro desiderio di provare l’emozioni dell’uomo è così forte che  si dimenticano della bellezza che hanno intorno e diventano tristi.

Piccole fatine… se sapessero quanto  è diffuso il loro sentire, nell’uomo  a cui vogliono tanto assomigliare,  forse non lo desidererebbero più  così tanto.

Fortunatamente basta poco a farle sorridere di nuovo:una pioggia leggera che rinfresca il loro bosco, o il vento gentile che le culla nella loro scia, e loro dimenticano la tristezza perchè hanno una piccola anima pura.

Anche un piccolo gesto gentile le rende felici, e fa brillare i loro piccoli occhi verderame; non dimenticatelo se avete la fortuna di incontrarne una.

Ora proseguite il cammino, il bosco ha altre storie da raccontarvi…

Le scorribande delle streghe

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Questo è il periodo più misterioso di tutto l’anno; fate attenzione nelle lunghe notti nebbiose, odorose ed umide;  i piccoli elfi e persino le fate diventano particolarmente dispettosi e non sapete chi potreste incontrare: E se vi sentite chiamare non prestate attenzione, anche un viso amico potrebbe rivelarsi nella sua forma reale.

Queste sono le notti in cui ogni magia , buona o terribile, si può realizzare…

Alla vigilia di Novembre i folletti sono particolarmente tristi, perché secondo il vecchio calendario gaelico, questa è la prima notte d’inverno.

In questa notte danzano con gli spettri e il pooka ( spirito animale) si aggira, e le streghe lanciano i loro incantesimi, e le fanciulle imbandiscono una tavola nel nome del diavolo, affinché l’ombra del loro futuro innamorato possa entrare attraverso la finestra ed assaggiare il loro cibo.

Alla vigilia di Ognissanti i morti sono in giro e danzano con le fate…

Fu proprio in quel periodo che il povero Shemus Rua scoprì chi viveva sotto il suo stesso tetto…

 “Una notte Shemus Rua fu svegliato da rumori che provenivano dalla cucina. Andò di soppiatto alla porta e vide una mezza dozzina di megere sedute attorno al fuoco che scherzavano e ridevano, mentre la sua vecchia, governante, Madge, tutta vispa e allegra, serviva incoraggianti bicchieri di ponce alle streghe sue sorelle. Ebbe un moto di ammirazione per l’ impudenza dimostrata da Madge nell’organizzare quella baldoria, ma poi si ricordò dell’insistenza con cui gli aveva raccomandato di prendere la buona tisana che aveva lasciato accanto al suo letto. L’avesse bevuta, ora sarebbe stato sordo all’allegria delle streghe…

Le sentì e le vide bere alla sua salute, facendosi tali beffe di lui che era quasi tentato di affrontarle, scopa alla mano ma si trattenne.

Vuotata la caraffa, una di esse domandò – E’ ora di andare? –e nello stesso istante, mettendosi in testa un berretto rosso, aggiunse: – Per la ruta e millefoglie, e la rossa mia berretta, in Inghilterra vola in fretta –

Usando come destriero un ramoscello che teneva in mano, si levò leggiadramente in volo su per il camino e fu subito seguita dalla altre.”

Fiabe irlandesi – William Butler Yeats

il dono

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«Va bene fanciulle. Ho avuto la prova che volevo. Questa sera, una di voi avrebbe potuto avere tutto quello che desiderava ma voi mi avete dimostrato che avere tutto, vuol dire avere qualcuno di speciale con cui condividerlo».

Quattro amiche, un bellissimo dono: sogno o realtà? Chissà, nelle fiabe è tutto possibile, ma bisogna credere alle fate…

Consegnata la fiaba di Laura, raggiante neo sposa, dedicatale dalle sue amiche Elisabetta, Martina e Silvia.

Con i bellissimi disegni di Chiara Petrillo.

Le fate

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Il 21 giugno è il giorno più lungo dell’anno, il solstizio d’estate, il giorno in
cui il sole raggiunge il punto più alto rispetto all’orrizonte e si festeggia la
mezza estate: da millenni gli uomini hanno dedicato feste, riti e tradizioni
a questo giorno speciale in cui, si dice che, anche  le fate si incontrano
nelle valli.
Se fate attenzione potreste anche incontrarne una…
“Le Fate sulla terra sono piccole e belle. Amano appassionatamente la
musica e la danza e vivono nel lusso nei loro palazzi sotto alle colline e
nelle profondità delle caverne montane; esse possono ottenere ogni cosa che
sia piacevole per le loro case fatate solamente con la forza del loro potere
magico. Possono anche assumere tutte le forme e non conosceranno mai la
morte fino all‟ultimo giorno, quando il loro destino è di svanire di essere
annichiliti per sempre. Ma essi sono molto gelosi della razza umana, così
alta e forte ed a cui è stata promessa l‟immortalità; e spesso sono tentati
dalla bellezza di una donna mortale e desiderano fortemente averla per
moglie. I bambini di tali matrimoni possiedono una strana natura mistica e
generalmente divengono famosi nel campo della musica e del canto. Ma
sono passionali, vendicativi e non è facile vivergli accanto. Tutti sanno che
appartengono alla razza dei Sidhe, o razza spirituale, dai loro bellissimi
occhi e dal loro carattere spavaldo e sprezzante.
I Reed i Principi fatati vestono in verde, con cappelli rossi legati al capo da
un nastro dorato. La Regina delle Fate e la sua corte principale vestono in
una scintillante mussolina argentata costellata di diamanti ed i loro lunghi
capelli dorati scivolano sul terreno quando danzano sull‟erba. Il loro luogo
preferito per riposare e soggiornare è sotto ad un prugnolo ed un contadino
preferirebbe morire piuttosto che tagliare uno degli antichi prugnoli sacri
alle Fate” Fiabe e Leggende d’ Irlanda – Lady Speranza Wilde
atato.