Il re Bazza di Tordo. Imparare l’amore

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Illustrator Irina Dobrescu – Ed Nord-Sud

Un re aveva una figlia di straordinaria bellezza, ma molto altera e sdegnosa, sicché‚ nessun pretendente le pareva degno di lei, ed ella li respingeva l’uno dopo l’altro, deridendoli per giunta. Una volta il re ordinò una gran festa e invitò quanti desiderassero ammogliarsi. I pretendenti furono messi in fila secondo il grado e il ceto: prima i re, poi i duchi, i principi, i conti e i baroni, e infine i nobili. La principessa fu condotta fra di loro, ma a ciascuno trovava qualcosa da ridire: questo era troppo grasso: -Che botte!- esclamava; quello era troppo lungo: -Lungo, lungo, alto fin là, bella andatura proprio non ha!-; il terzo troppo piccolo: -Così grasso e piccolino, sembra proprio un maialino!-; il quarto troppo pallido: -Terreo come la morte!-; il quinto troppo rosso: -Che tacchino!-; il sesto non era perfettamente diritto: -Legna verde seccata dietro la stufa!-. E così trovava sempre qualcosa da ridire su ciascuno; ma in particolare beffeggiò un buon re che si trovava in prima fila e aveva il mento un po’ ricurvo. -Oh- esclamò ridendo -quello ha il mento come il becco di un tordo!- E da quel momento lo chiamarono Bazza di Tordo. Ma il vecchio re andò in collera vedendo che la figlia non faceva altro che prendersi gioco dei pretendenti là riuniti, sdegnandoli, e giurò di darla in moglie al primo mendicante che bussasse alla sua porta. Qualche giorno più tardi un suonatore si mise a cantare sotto la finestra per avere una piccola elemosina. Quando il re l’udì, disse: -Fatelo salire!-. Entrò un suonatore lurido e cencioso, cantò davanti al re e a sua figlia e, quand’ebbe finito, domandò una modesta ricompensa. Il re disse: -Il tuo canto mi è così piaciuto che voglio darti mia figlia in isposa-. La principessa inorridì, ma il re disse: -Ho fatto giuramento di darti al primo accattone e lo manterrò-. A nulla valsero le proteste: fu chiamato il parroco ed ella dovette sposare il suonatore. Celebrate le nozze, il re disse: -Non si confà che la moglie di un mendicante abiti nel mio castello, non hai che da andartene con tuo marito-.
Il mendicante se ne andò così insieme a lei. Arrivarono in un grande bosco ed ella domandò:-Questo bel bosco a chi appartiene?- -Bazza di Tordo in suo poter lo tiene. Sarebbe tuo non l’avessi rifiutato.- Povera me, or tutto ho ricordato, come vorrei che ciò non fosse stato!-Poi attraversarono un bel prato ed ella chiese ancora:-Questo prato verde a chi appartiene?- -Bazza di Tordo in suo poter lo tiene. Sarebbe tuo non l’avessi rifiutato.- -Povera me, or tutto ho ricordato, come vorrei che ciò non fosse stato!-Giunsero poi in una gran città ed ella tornò a domandare:-Che prospera città! A chi appartiene?- -Bazza di Tordo in suo poter la tiene. Sarebbe tuo non l’avessi rifiutato.- -Povera me, or tutto ho ricordato, come vorrei che ciò non fosse stato!-Allora il suonatore disse: -Non mi garba affatto che tu rimpianga sempre un altro marito; non ti basto io, forse?-. Finalmente giunsero ad una piccola casetta, ed ella disse:-Ah, Dio mio! Che casa piccina! A chi appartiene la povera casina?-Il suonatore rispose: -E’ la mia casa e la tua, dove abiteremo insieme-. -Dove sono i servi?- chiese la principessa. -macché‚ servi!- rispose il mendicante -devi farti da sola ciò che vuoi.”

Ecco come la bella principessa, sdegnosa e difficile, impara che la sua arroganza le sta costando cara. Il re Bazza di Tordo, dei fratelli Grimm racconta, ad una prima lettura , che l’amore non è fatto solo di apparenza e che un re bassetto e “mentone” può con l’astuzia sposare la bellissima principessa, che l’aveva rifiutato e deriso.
L’arrogante principessa, dopo aver provato la povertà e le difficoltà,impostale dal suo pretendente,  scoprirà che il mendicante che ha sposato è proprio il Re Bazza di Tordo:
“Non aver paura- le disse questi -io e il suonatore che abitava con te nella misera casetta siamo la stessa persona: per amor tuo mi sono travestito così: e sono anche l’ussaro che ti ha spezzato le stoviglie. Tutto ciò è accaduto per spezzare il tuo orgoglio e per punire l’arroganza con la quale ti sei presa gioco di me. Ma ora tutto è finito, e adesso festeggeremo le nostre nozze”

Una fiaba classica, che a prima vista,  sembra anche un po’ maschilista, con un padre, il Re, che ripara all’orribile carattere delle figlia imponendole di sposare il primo mendicante che arriva alla porta, e poi anche il re pretendente che, pur amandola, le impone di vivere come una mendicante per darle una lezione.

Ma ad una lettura più attenta la fiaba ci fa vedere il Re Mentone, non come un macho apparentemente forte (con tanto di simbolo fallico – il lungo mento ), ma come un uomo veramente forte, innamorato convinto,  e sicuro del proprio amore, che si dimostra disposto, e non teme, di cambiare la propria posizione  – da Re si trasforma prima in mendicante e poi in ussaro – per crescere.

Non teme di cambiare, (quanto uomini sono disposti a farlo per amore?) per dimostrare il proprio sentimento alla giovane principessa bisbetica, che deve cambiare a sua volta – prima principessa, poi sguattera –  per crescere ed imparare ad amare in modo vero e adulto, il suo Re. Hans Jellouschek – Amori e Incantesimi.

Il re Tozzo di Barda e la sua regina per arrivare a comprendersi, rispettarsi ed amarsi hanno dovuto fare un percorso costellato di difficoltà ed umilizioni, trasformandosi, per imparare ad amare davvero.

Le fiabe insegnano che c’è sempre una via d’uscita da ogni situazione:i problemi, le difficoltà sono uno stimolo ed una sfida necessari per crescere, per compiere il cammino verso la maturazione personale ed approdare così ad un amore adulto.Hans Jellouschek – Amori e Incantesimi

Donne e lupi

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Cappuccetto Rosso e il Lupo – La città delle Fiabe – Illustrator Patrizia Kovacs

Le donne delle fiabe sono giovani fanciulle rinchiuse su una Torre senza porte, per allontanarle dal mondo, come la piccola Raperenzolo,  o sono figlie gentili cedute al diavolo per la stupidità ed ingordigia di un padre,  come Nella ragazza senza braccia.

Sono giovani costrette a vivere fra la cenere di un fuoco, maltrattate e derise dalle sorellastre cattive, come Cenerentola. Oppure sono principesse messe alla porta da un padre egoista e insensibile e costrette a vagare nel bosco con indosso soltanto una pelliccia di topo, proprio come la Principessa Pel di Topo.

O ancora, sono bellissime ragazze date in sposa a qualche bestia mostruosa per riparare all’errore fatto dal Re, come avviene per le Tre Sorelle o Per la Bella e la Bestia.

Oppure sono bimbette capricciose che non vogliono ascoltare  i consigli della mamma e si fermano lugo il bosco ad ascoltare le false lusinghe di un lupo cattivo.. proprio come fa Cappuccetto Rosso.

Di queste donne vogliamo parlare oggi, oggi che è il giorno dedicato alle donne: di tutte le protagoniste delle fiabe, perchè le fiabe raccontano la vita vera ed insegnano che le difficoltà servono a crescere; ognuna di queste antiche storie ci racconta che le donne delle fiabe riescono a superare ogni ostacolo, ad addentrarsi senza paura nel bosco, a superare con astuzia le imposizioni  e le angherie.

Insegnano a non mollare, ad avere la capacità di modificarsi, proprio come fa Alice nel paese delle Merviglie, per adattarsi alle nuove situazioni.

E insegnano a diventare Regine, superando la propria diversità, e a diventare così forti ed autonome da regnare da sole, senza un Re accanto, proprio come la  Elsa di Frozen. Bastone.

O a far innamorare perdutamente il lupo e da bambina disubbidiente diventare la protettrice della Città delle Fiabe, come la nostra Cappuccetto Rosso, il simbolo della vera donna selvaggia che è in noi.

Vogliamo augurare a tutte le donne di essere come le donne delle fiabe, forti, intelligenti e astute; donne che sanno imparare dai propri errori e sono consapevoli del proprio potere interiore,  e senza paura sanno affrontare gli ostacoli e ribaltare le situazioni avverse per poter diventare infine la Regina che è in ognuna di noi…

Per dirla alla Pinkola Estes nel suo Donne che corrono con i lupi, un libro illuminante che vi consiglio di leggere se non l’avete fatto:

Le storie sono disseminate di istruzioni che ci guidano nella complessità della vita:

La donna sana assomiglia molto al lupo; robusta, piena di energia, di grande forza vitale, capace di dare la vita, pronta a difendere il territorio, inventiva, leale errante. Eppure la separazione dalla natura selvaggia fa si che la personalità delle donne diventi povera spettrale, sottile. Non siamo nate per essere cuccioli spelacchiati, incapaci di balzare in piedi, incapaci di cacciare, incapaci di generare una vita” Pinkola Estes  – Donne che corrono con i lupi

Bisogna ritrovare la propria profonda natura psichica istintiva, chè è la nostra grandissima forza interiore, la nostra parte selvaggia.

molti sono i modi e i mezzi per vivere con la propria natura istintiva, e le risposte cambiano quando voi cambiate… ho cercato di capire come fanno i lupi a vivere così in armonia. Vi suggerirò di cominciare con una voce di questo elenco, per cominciare, consigliando per chi sta lottando, di partire dalla numero 10″ –Pinkola Estes – Donne che corrono con i lupi

1 -mangiare
2 -riposare
3 -vagabondare
4 -mostrare lealtà
5 – amare i piccoli
6 -cavillare al chiaro di luna
7 – accordare le orecchie
8 – occuparsi delle ossa
9 – fare l’amore
10 -Ululare spesso

Auguri a tutte le donne!

 

 

 

Scrivi questa fiaba con noi!

Ieri è partita la nostra campagna di crowdfunding e già nuovi e vecchi amici ci hanno dato il benvenuto con il loro supporto.

Che dire? GRAZIE davvero,
Grazie a Evelyn, grazie a Maurizio Imparato, non perdetevi il suo fantastico libro sul crowdfunding,  grazie a Marlon e grazie a Biancanevesi proprio lei – del resto scriviamo fiabe, e grazie al Re – siamo sempre in tema.

Grazie a Moana, grazie a Patrizia, grazie a Marco, grazie a Marinadimare e grazie a Edy.

Una bellissima avventura che è possibile solo grazie a voi!

Insieme stiamo scrivendo questa nuova fiaba. Unisciti a noi!
Partecipa al nostro progetto.

Cosa c’entra il crowdfunding con le fiabe

 

 

Il crowdfunding di Fiabe in Costruzione

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Sostenere un progetto di Crowdfunding significa partecipare attivamente alla sua realizzazione,  vuol dire supportare la storia delle persona che lo promuovono, e far parte di una grande community.

Vuol dire aiutare la realizzazione di un sogno. Il crowdfunding racconta le storie di uomini, di idee, di sogni, racconta la vita, proprio come fanno le fiabe.

Ecco cosa Cosa c’entra il crowdfunding con le fiabe!

Siamo pronte!

Abbiamo deciso di utilizzare il Crowdfunding, abbiamo scelto Produzioni dal basso, 

e ti vogliamo raccontare il nostro progetto, la nostra storia.

Scrivi questa nuova fiaba con noi! Cosa c’entra il crowdfunding con le fiabe?

Partecipa, sostieni, condividi!

Il Crowdfunding della Città delle fiabe

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Patrizia Kovacs

Anno 2050. La città delle fiabe è in fermento. L’essere umano è sempre più preda dei problemi di vita, di lavoro, di relazioni, di stress; sta perdendo la capacità di orientarsi in questa società caotica e complessa, sempre più controllata dalla tecnologia e dai media. Non ha tempo di fermarsi, di guardarsi intorno. Non ha tempo per pensare.
Le fiabe sono state abbandonate e nessuno le legge più.
Racconti per bambini che nemmeno i bambini considerano più. Eppure le fiabe, quelle più antiche, hanno raccontato la vita vera dell’uomo, le sue difficoltà, le sue paure. Ci hanno raccontato che solo quando l’essere umano sa affrontare le difficoltà può superarle, perché ha in sé le risorse necessarie per farlo. Ma deve impararlo.
La Città delle Fiabe è in fermento, ogni personaggio delle fiabe è uscito dal proprio libro, e si aggira per le strade colorate della città per trovare un rimedio: l’uomo ha bisogno delle fiabe, della loro saggezza millenaria, dei loro preziosi messaggi, dei loro profondi significati.

Come aiutare l’uomo? Cappuccetto Rosso, e il suo amico inseparabile, il Lupo, sono stati scelti, fin dalla nascita, per difendere il messaggio della città delle Fiabe: solo con l’aiuto e il supporto di ogni abitante della città, dal più piccolo e minuscolo, al più potente e magico potranno trovare il modo di aiutare l’essere umano: dovranno unire le proprie forze: il crowdfunding della Città delle Fiabe sarà la soluzione. E le streghe? Furiose e gelose del potere della Città delle Fiabe useranno ogni incantesimo per scoprire i loro segreti…”

Una nuova storia ha inizio. Seguici!

 

La Città delle Fiabe

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Anno 2050. Cosa sta succedendo nella Città delle Fiabe? I libri aperti, abbandonati dai loro legittimi proprietari…

Perchè i personaggi delle fiabe sono usciti dai loro libri e si aggirano per le strade confuse della loro città?  Persino il Lupo…

Una nuova storia ha inizio. Seguici!

Una fiaba per dire grazie

 

Una fiaba che racconta le giornate insieme, momenti preziosi perchè crescere è una meravigliosa avventura, e una  dedica:

insegnare è toccare una vita per sempre.”

Questo è il regalo che una classe di alunni ha fatto alle proprie maestre per ringraziarle dello splendido lavoro, dei giorni passati insieme, dei momenti difficili condivisi; per essere cresciute con loro, per averli supportati. Per averli anche sgridati, perchè a volte ci vuole! Per averli spronati, quando le cose sembravano tanto difficili, e per avere dedicato loro tempo reso prezioso, per poter rendere prezioso il loro tempo futuro.

Gli anni di scuola elementare sono  fondamentali per la formazione del bambino, e la figura della maestra, dopo la famiglia, è fondamentale per concorrere al suo corretto equilibrio emotivo e psicologico. Un pò come una seconda mamma, che però di bambini ne ha tanti, e se li ricorda tutti, anche quando questi diventano grandi e se ne vanno in giro per il mondo, a vivere la vita, e  magari un pò si dimenticano di lei. Solo un pò…

Così, se state pensando a quale regalo fare per ringraziare la vostra maestra, pensate ad una fiaba; una fiaba che la racconta, e che racconta il vostro anno, o i vostri anni  di scuola insieme.

Un regalo prezioso per una persona preziosa.

Vuoi sapere di più? Scrivici : fiabeincostruzione@gmail.com

 

Il sorriso di una tartaruga

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Avete mai visto il sorriso di una tartaruga? Qualche mese fa vi abbiamo parlato della nostra favola,  L’uomo e la tartaruga, una favola metropolitana – disegnata dall’artistica mano dispettosa di Patrizia Kovacs.
Teniamo molto a questa piccola favola morale, che è pubblicata, ed è in vendita  sul sito ilmiolibro ; e non diciamo altro; oggi lasciamo parlare le recensioni e i commenti di alcuni lettori.
Grazie.

È una vera favola quella che l’autrice ci offre in questo libro. Narrata con stile letterario e cura di particolari, presenta un protagonista dall’anima agitata per un passato tumultuoso ed un emozionante ritorno nella propria città. Qui avviene un incontro importante per la sua esistenza: si imbatte in una tartaruga che, immediatamente, percepisce l’odore dell’uomo, “un odore buono”. L’uomo instaura un dialogo profondo con la tartaruga, a tratti scarica le sue frustrazioni esistenziali per, poi, prendersi cura della sua alimentazione e di tutti i suoi bisogni. I due personaggi si scoprono reciprocamente sofferenti “avevano perso entrambi il colore del loro sole ed erano caduti nel buio”. ….. Da questo incontro entrambi i protagonisti rinasceranno a nuova vita……. Una fiaba dai contenuti universali in cui è manifesto l’amore che si deve eticamente a tutti gli animali ; sicuramente questo dare diviene anche un ricevere per l’uomo in quanto l’uomo e l’animale sono esseri che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda”. Angela

Questa è la storia vera, di un uomo buono”. Così inizia “L’uomo e la tartaruga”, una fiaba incantevole, garbatissima, che affonda le sue radici nella realtà. Una realtà fatta di fretta, di disinteresse, di mal di vivere e di vivere male. La storia è semplice, come tutte le migliori storie: un uomo (solo “l’uomo”, senza nomi a definirlo ulteriormente perché può essere chiunque tra noi), torna a Berlino dopo una lunga assenza, non senza un carico di dolore e di insoddisfazioni. La sua vita, evidentemente ad un bivio, deve scegliere quale strada prendere, ma non è facile. L’incontro (casuale?) con una tartaruga rugosa e bistrattata, bisognosa di cure, risveglierà in lui la passione per la vita. Per la sua e per quella degli altri. Il racconto è breve, perfetto per essere letto ai bambini e può contare su immagini davvero bellissime e su una narrazione precisa e scorrevole, che scaturisce da un’ottima penna. Ma non è solo ai più piccoli che si rivolge “L’uomo e la tartaruga”; la trama vuole che uno abbia bisogno dell’altra e viceversa. Ai pensieri dell’uomo si affiancano quelli del piccolo animale, che percepisce subito, grazie forse ad un istinto millenario, la bontà. E’ una fiaba sulla condivisione, sul rapporto con gli altri, animali e umani che siano, sulla civiltà. Un dito puntato contro il traffico degli animali, strappati al loro ambiente, ma anche un chiaro ed esplicito invito agli esseri umani a non tenere relegata in un angolo, come la tartaruga, la loro umanità. Ottimo”. Lauretta

“Un libro interessante ed importante per la tematica esaltata dal modo di porgere al mondo giovanile contenuti non semplici: si potrebbe definire come un libro per tutti, ma non per tutti. Ci sono valori fondanti della vita umana, come il rispetto, l’amore, il prendersi cura dell’altro anche nelle banalità quotidiane che possono apparire tali, ma sono invece le fondamenta della nostra esistenza. La scrittura risulta essere semplice ed elegante così come le immagini tra la pop art e la pittura murale di oggi, sempre con un aggancio con il tema del libro. Ottimo lavoro, ovviamente da leggere e rileggere ( non fa mai male )”. Vincenzo

“Una fiaba diversa, ambientata in una grande metropoli come Berlino, e il suo protagonista, un uomo che non ha nome, volutamente perché in questa fiaba un nome ce l’ha solo il “cattivo” quale a volerlo sottolineare. L’uomo invece potrebbe essere ognuno di noi: un uomo che deve ricostruire la propria vita, che deve ripartire da zero, e va a Berlino dove tutto era cominciato.
Un uomo che non ha tempo da perdere, non ne ha nemmeno per occuparsi di sé stesso figuriamoci di una “stupida tartaruga”. Eppure il loro incontro sarà unico e fondamentale, perché grazie all’animale, l’uomo capirà che non serve tornare indietro per ricominciare: bisogna sempre guardare avanti e trovare la forza in sé stessi, anche quando fa paura e ti sembra di non farcela più. Anche quando fa male.
Una fiaba che parla della cattiveria e dell’ignoranza dell’essere umano, ma anche della bellezza che ognuno di noi può avere in sé; basta farla uscire. Basta fermarsi un attimo nella frenesia dei problemi di ogni giorno, e guardarsi intorno; guardare con attenzione, con la voglia di meravigliarsi ancora; guardare negli occhi di una tartaruga per comprendere il profondo messaggio della sua anima pura, perché ogni animale ha una piccola anima e nessun animale è un oggetto!
Una piccola fiaba preziosa, che consiglio di leggere agli adulti perché è proprio quando smettiamo di essere bambini che perdiamo la capacità di vedere il bello nelle piccole cose”. Edy

Una morale di vita, tra la magia di una fiaba! Trovar la vita tra le cose morte, parlar d’amore se pure il cuor non batte… Filosofia
Una morale di vita, tra la magia di una fiaba! Trovar la vita tra le cose morte, parlar d’amore se pure il cuor non batte… Filosofia intrinseca nell’uomo , come un cieco che non può vedere, trovare la luce nelle minuzie e osservare il dono e l’immensità, cornice preziosa del nostro esistere. Leggere il sorriso di una tartaruga, è la vita ritrovata di un uomo che riconosce, l’integrità dell’amore per ritrovarsi in un cammino da fiaba! ingegnoso e forte il messaggio, tra immagini che ridestano i colori della vita e rivestono i nudi del cuore. Grazie Maria Rosa Ventura per averci regalato questo piccolo scrigno di preziosi. Buona continuazione”. Cira
Tutte le recensioni sono visibili sul sito ilmiolibro

Frau Holle

 

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“Una vedova aveva due figlie. Una era bella e laboriosa, l’altra brutta e pigra. Ma la donna aveva molto più affetto per quella brutta e pigra perché era figlia sua, mentre l’altra era costretta a sbrigare tutte le faccende di casa come una serva, una cenerentola. Tutti i giorni la povera ragazza, seduta accanto al pozzo che c’era sulla via maestra, doveva filare, filare e filare fino a che le dita cominciavano a sanguinarle.

Un giorno successe che il fuso si era tutto imbrattato di sangue e la ragazza si spenzolò nel pozzo per sciacquarlo, ma il fuso le sfuggì di mano e cadde giù. La ragazza si mise a piangere, corse dalla matrigna e le raccontò la disgrazia che le era successa. Ma la donna la rimproverò aspramente e, senza muoversi a pietà, le disse: “Hai fatto cadere il fuso nel pozzo? Bene, e allora ritiralo fuori!”. Così, la ragazza tornò al pozzo senza sapere cosa fare; angosciata com’era, non seppe trovare di meglio, per recuperare il fuso, che saltare lei stessa dentro al pozzo. Perse i sensi, e quando si ridestò e tornò in sé, si ritrovò in un bel prato dove il sole splendeva su mille e mille fiori colorati”

La povera ragazza dopo alcune strani incontri, arriva davanti ad una casetta, abitata da una vecchietta con lunghi denti, che le fa paura, ma nonostante l’aspetto, è una vecchina davvero gentile,che le propone di vivere con lei, in cambio di alcuni lavoretti da fare in casa: “Devi solo stare attenta a rifarmi il letto per bene e a sprimacciarlo a dovere, perche’ le piume volino via e cada così la neve sulla terra. “Io sono Frau Holle”.

La povera fanciulla, infatti, svolge molto bene le pulizie di casa e come ricompensa Frau Holle la riempie di oro. Tornata a casa la ragazza racconta tutto alla matrigna e alla sorellastra, che volendo la stessa fortuna si butta nel pozzo per andare dalla vecchia, ma poichè è troppo pigra e sfaticata, non ha voglia di fare le pulizie richieste da Frau Holle, che la ricompensa cospargendola di pece.

E la pece le restò attaccata addosso e non volle andarsene finché visse.

Nelle fiabe i personaggi non sono mai ambivalenti, o sono buoni o sono cattivi. Una sorella è bella e leggiadra e l’altra è stupida e brutta, una è laboriosa e dolce, l’altra è pigra e cattiva. Questo perchè il bambino non è ancora in grado di capire le ambiguità e la complessità della personalità umana, che spesso ha in sè diverse caratteristiche anche opposte fra loro, e solo confrontandosi con un carattere ben delineato, il bambino  può comprendere che esistono grandi differenze fra le persone, ed è in grado di scegliere che tipo di persona vorrà essere.

Entrambe le ragazze passano attraverso il pozzo scuro, ignoto, che fa paura, l’inconscio percorso di crescita, che arriva però in un bellissimo prato pieno di fiori. Una sarà ricoperta di oro, l’altra di pece.

Frau Holle è una fiaba molto antica dei fratelli Grimm che sembra abbia le sue origini nel medioevo: nei racconti popolari si racconta la storia di una fata buona che andava di casa in casa, e al suo passaggio tutto doveva essere ben pulito  spazzato, e lei in cambio donava abbondanza.

In Germania, ancora oggi, quando una ragazza è molto egoista, e con un brutto carattere,  viene chiamata Pechmarie – pech in tedesco signifca pece-

Mi piace molto pensare alla neve che arriva dalle piume di un cuscino ben sprimacciato. In alcune zone della Germania,  quando sta nevicando, si usa dire  “Frau Holle si sta rifacendo il letto.

 

E vissero felici e contenti

prinicipessa e ranocchio

Adolf Borne -Maerchen

C’era una volta uno spaccalegna e una spaccalegna, che avevano sette bimbi, tutti maschietti. Il maggiore avea solo dieci anni e il più piccolo sette. Come mai, direte, tanti figli in così poco tempo? Gli è che la moglie andava di buon passo e non ne faceva meno di due alla volta.

Era poverissima, e i sette bimbi gl’incomodavano assai, visto che nessuno di essi era in grado di buscarsi da vivere. Per giunta di cordoglio, il più piccino era molto delicato e non apriva mai bocca, sicchè si scambiava per grulleria quello che era un segno di bontà di cuore. Era piccolissimo, e quando venne al mondo non era mica più grosso del pollice, ed è però che lo chiamarono Pollicino.

Questo povero bimbo era il bersaglio della casa, e sempre a lui si dava il torto. Era però il più sennato e fine di tutti i fratelli, e se poco parlava, ascoltava molto.

Venne una gran brutta annata, e tanta fu la carestia, che quella povera gente decise di sbarazzarsi dei piccini. Una sera che questi erano a letto, lo spaccalegna disse tutto afflitto alla moglie, seduta con lui davanti al fuoco: “Tu vedi che non possiamo più dar da mangiare ai piccini; vedermeli morir di fame sotto gli occhi non mi dà l’animo, e ho deciso di menarli domani al bosco perchè vi si sperdano. La cosa sarà facile; quando li vedremo occupati a far fascinotti, tu ed io ce la svigneremo. — Ah! esclamò la moglie, e avrai proprio cuore di far smarrir i figli tuoi?” Aveva un bel parlare di miseria il marito, la poveretta non si faceva capace; era povera sì, ma era la loro mamma.

Se non che, considerando quanto avrebbe sofferto a vederli morir di fame, finì per acconsentire e se ne andò a letto, piangendo.” Pollicino – Charles Perrault

I bambini conoscono  la sensazione di paura, solitudine, isolamento e ansia. Il più delle volte non riescono ad esprimerla a parole ma lo possono fare indirettamente, con la paura del buio, o di qualche strano animale.

Spesso si tende a minimizzare queste paure nel tentativo di non alimentarle, mentre nelle fiabe queste emozioni negative sono prese davvero sul serio: la paura di non essere amati, o la paura dell’abbandono, o della morte; e la fiabe offrono soluzioni per superarle in modo che il bambino le possa recepire ed elaborare.

Alcune fiabe scrivono nel finale “se non sono ancora morti, sono ancora vivi“, e rispondono  così al desiderio insito nell’essere umano, e anche del bambino, di vita eterna.

Per esempio la frase finale “E vissero felice e contenti” non vuole far credere al bambino che esista la vita eterna , assolvendo ad un irrealistico appagamento di un desiderio – e il bambino non lo crederebbe affatto – ma gli fa capire che la formazione di un legame soddisfacente con un’altra persona è l’unica cosa che può farci sopportare gli angusti limiti del nostro tempo su questa nostra terra. Bettelheim.

Queste fiabe insegnano che solo quando l’essere umano forma una soddisfacente ed equilibrata relazione interpersonale,  può sfuggire all’angoscia della separazione; insegna che il lieto fine avviene anche se  l’individuo – il bambino –  si stacca dalla madre – una paura che lo ossessiona – e gli insegna che ” solo uscendo nel mondo, l’eroe della fiaba – il bambino – trova sè stesso; e solo quando trova sè stesso trova l’altra persona con cui potrà vivere felice per il resto dei suoi giorni, cioè senza dover più provare la paura della separazione” Bettelheim

Il bambino percepisce il messaggio della fiaba in maniera inconscia; impara che può, è in grado, di  raggiungere la propria indipendenza, ed un equilibrato percorso di crescita.

“…si udì bussare per la seconda volta e gridare: “Figlia di re, piccina, aprimi! Non sai più quel che ieri m’hai detto vicino alla fresca fonte? Figlia di re, piccina, aprimi!” Allora il re disse: “Quel che hai promesso, devi mantenerlo; va’ dunque, e apri”. Ella andò e aprì la porta; il ranocchio entrò e, sempre dietro a lei, saltellò fino alla sua sedia. Lì si fermò e gridò: “Sollevami fino a te.” La principessa esitò, ma il re le ordinò di farlo. Appena fu sulla sedia, il ranocchio volle salire sul tavolo e quando fu sul tavolo disse: “Adesso avvicinami il tuo piattino d’oro, perché mangiamo insieme.” La principessa obbedì, ma si vedeva benissimo che lo faceva controvoglia. Il ranocchio mangiò con appetito, ma a lei quasi ogni boccone rimaneva in gola. Infine egli disse: “Ho mangiato a sazietà e sono stanco; adesso portami nella tua cameretta e metti in ordine il tuo lettino di seta: andremo a dormire.”

La principessa si mise a piangere: aveva paura del freddo ranocchio, che non osava toccare e che ora doveva dormire nel suo bel lettino pulito. Ma il re andò in collera e disse: “Non devi disprezzare chi ti ha aiutato nel momento del bisogno.” Allora ella prese la bestia con due dita, la portò di sopra e la mise in un angolo. Ma quando fu a letto, il ranocchio venne saltelloni e disse: “Sono stanco, voglio dormir bene come te: tirami su, o lo dico a tuo padre.” Allora la principessa andò in collera, lo prese e lo gettò con tutte le sue forze contro la parete: “Adesso starai zitto, brutto ranocchio!” Ma quando cadde a terra, non era più un ranocchio: era un principe dai begli occhi ridenti. Per volere del padre, egli era il suo caro compagno e sposo. Le raccontò che era stato stregato da una cattiva maga e nessuno, all’infuori di lei, avrebbe potuto liberarlo. Il giorno dopo sarebbero andati insieme nel suo regno. Poi si addormentarono.” Il Principe Ranocchio – F.lli Grimm

Un altro elemento importante è che, soprattutto oggi, il bambino è spesso da solo; i genitori devono lavorare, e non esistono più le famiglie numerose di un tempo, le famiglie allargate di  quando furono scritte le fiabe.

L’eroe delle fiabe, all’inizio,  agisce da solo, spesso senza sapere cosa e chi può incontrare ma riesce sempre a trovare un posto sicuro, la strada giusta, la sua realizzazione: il bambino impara  che può far conto sulle proprie forze e  sviluppa la propria fiducia interiore.