L’uomo con la luna

Ai primi del 1900 la Luna stava nei vecchi Luna Park americani e aspettava chi volesse sedersi sulla sua scia luminosa, per farsi fare una fotografia.

Domani, 12 Dicembre, The Man with the Moon, L’uomo con la Luna sarà in piazza Largo Formentone, a Brescia per farvi rivivere la stessa emozione… sedetevi sulla luna!

It’s only a paper moon…

la luna che sorride

Il canto del gallo

racconti avvento fiabe in costruzione (2).JPG

Patrizia Kovacs

Il gallo si muoveva altezzoso in mezzo alle sue galline, che leste raccoglievano il poco becchime  sparso per terra.

Era vecchio, quasi sordo, e aveva perso la baldanza degli anni in cui era un giovane galletto sempre pronto alla rissa, ma sapeva tenere a bada le femmine del suo pollaio, e il suo canto all’alba non aveva perso il suo vigore, e la sua potenza.

Era pomeriggio inoltrato, e rimase sopreso quando vide arrivare la coppia che camminava accanto all’asino. L’essere umano in genere non lo interessava, lo riteneva stupido, sempre attaccato ai soldi o alla bottiglia. Ma loro erano diversi. Non vedeva bene da un occhio, perciò piegò la testa e li guardò con l’occhio buono mentre passavano vicino al suo pollaio.

Forse non vide con l’occhio da povero vecchio gallo, ma vide con il cuore di una piccola anima semplice.

E non ebbe dubbi. Quando Maria e Giuseppe gli passarono davanti  furono accompagnati dal suo canto, potente, indiscusso e  maestoso, che continuò fino a sera.

Un canto degno di un re.

La mendicante

 

mendicante

Patrizia Kovacs

 

La mendicante era seduta sul freddo selciato, appoggiata al muro di una vecchia casa. La conoscevano tutti nel piccolo villaggio e spesso rimediava un pezzo di pane e un pò di zuppa calda.

Guardò la coppia che arrivava lenta dal sentiero. Camminavano a fatica, e lui era pallido e serio, lei era stanchissima ma con un viso sereno.

Passarano accanto a lei e l’uomo guardò con inconsapevole insistenza la ciotola con dentro la zuppa che la donna teneva in mano.

-Avete fame?- chiese la mendicante alla coppia.

_ Si – rispose con un filo di voce la donna.

La mendicante guardò la propria misera zuppa  – Ho poco, ma quel poco possiamo dividerlo. E divise con loro il suo poco cibo.

Quando la coppia ringraziandola se ne andò, la mendicante guardò la sua ciotola e vide che era colma di ottima zuppa bollente.

I doni di Santa Lucia

IMG-20151127-WA00012

Santa Lucia, nacque nel 283 d.C. a Siracusa e fu una martire cristiana, ed è venerata come Santa sia dalla religione cristiana, che da quella ortodossa.

La storia racconta che Lucia era una giovane donna di una buona famiglia, fidanzata ad un ragazzo del suo paese. Quando la madre si ammalò, Lucia andò  in preghiera a Catania, sulla tomba di Sant’Agata, per invocarne la guarigione. Qui la Santa le apparve e le chiese di dedicare la sua giovane vita all’aiuto dei più poveri e deboli, predicendole il martirio.
Lucia tornata  a Siracusa, trovò la madre guarita e decise di rompere il fidanzamento per dedicarsi ai poveri e bisognosi . Il fidanzato lasciato, per vendicarsi, la denunciò accusandola di essere cristiana, e  Lucia che non tradì la sua fede fu condannata a morte. La storia dice che, al momento di portarla via il suo corpo minuto da ragazzina assunse una forza miracolosa e né uomini, né buoi, né il fuoco, né la pece bollente riuscirono  a smuoverla. Morì il 13 dicembre 304 d.C.

Molto amata, e festeggiata in alcune regione d’ Italia, il 13 dicembre è il giorno a lei dedicato. La notte del 12 dicembre, la notte più lunga dell’anno, la Santa arriva, accompagnata dal suo asinello  e porta i doni ai bambini.

Una tradizione antica e molto bella, che è rimasta nei cuori degli adulti, compresa la sottoscritta, che da piccoli attendevano con ansia il suo arrivo durante la notte, e che è ancora forte e molto sentita dai nostri bambini oggi: dopo aver preparato latte e biscotti per l’asinello, tutti a nanna, agitati per i regali che porterà;  con un po’ di timore,  perché Santa Lucia non vuole essere vista, e se incontra qualcuno può gettare una polvere negli occhi.

E poi, la gioia del risveglio, perché la casa è piena di giochi bellissimi. Una meraviglia che si rinnova ogni anno, anche per i genitori che vedono la sorpresa e l’incanto negli occhi dei loro figli.

Ogni bambino deve scrivere una letterina alla Santa per richiedere i doni che desidera, ma se non è stato proprio bravo, Santa Lucia porterà solo carbone nero.

E proprio per capire cosa scrivono, e chiedono i bambini di oggi a Santa Lucia, ho chiesto una consulenza ad un’esperta del settore, preparata e qualificata: Emma, treenne, la mia splendida nipotina; un’adorabile fatina che ha le idee abbastanza chiare, e ha dettato, e firmato con disegno,  la sua letterina di Santa Lucia alla mamma Rossella che l’ha fedelmente trascritta e in qualche caso interpretata.

Una lista troppo divertente e dolce: Emma vorrebbe i Turuc ( i trucchi) – sorprendentemente Stammemen (Spiderman),  e Ucck ( L’incredibile Ulk),  le unghie della mamma, un gioco con le ruote (e qui non sappiamo darvi spiegazione) e qualcosa di blu, lo vuole blu (non sappiamo cosa sia, ma sicuramente Santa Lucia lo sa!), e una fattoria grande come il sole!

Per finire un sacco di dolci e cioccolatini!

E i vostri bimbi hanno preparato la letterina per Santa Lucia? Mandatela a fiabeincostruzione@gmail.com e la pubblicheremo.

I desideri dei bambini sono meravigliosi!

 

Il figliol prodigo

Patrizia Kovacs - tavola 100x70

Patrizia Kovacs – illustrator – tavola 100×70

Carta da collage, matita, pennarelli, cartoncino e tanto Amore.

Il figliol prodigo (Luca 15,1-32)

Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.

Corvo: simbolo duale per eccellenza.

Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre.
IL FIGLIOL PRODIGO TAVOLA 1                                             Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò.
Il servo gli rispose: E’ tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.

Patrizia Kovacs

Bellissima la parabola del figliol prodigo che simboleggia la purezza del perdono. Perchè una parabola? Parola deriva dal termine latino  parabola, parabolare, parlare.

Parlare, raccontare;  le parabole raccontano, come le fiabe.  E i disegni li rappresentano. Come nasce il disegno? Ce lo racconta la nostra illustrator Patrizia Kovacs:

Ho voglia di illustrare una Parabola, quella parabola! Non so ancora come, comincio così a tracciare dei segni su fogli A4, hm… banali! Devo oziare un pochino e fare finta di non pensarci… gioco con la ” ragione” che non deve sapere che la sto raggirando, la distraggo con un caffè e della musica. Il papà, penso ai papà e mi viene in mente il mio zio Giagante, il mio primo papà che mi ha aiutata a venire al mondo e … ILLUMINAZIONE! Alle sue MANI GIGANTI! Ecco qua l’immagine dell’Albero Padre. Attenta Patrizia! Sorseggia il caffè bollente senza scottarti! ILLUMINAZIONE! Quando senti dolore vedi tutto nero e sei incazzata e hai voglia di urlare e non ti fermeresti neanche davanti ad un Gigante, le parole escono dal Buio, io moscerino incompreso. Il mio ego smisurato vuole la matita! Il mio Ego, i miei pasticci, le mie vergogne, la mia Prigione!!! Ecco le altre tavole; le due facce della stessa medaglia. Però non mi va di disegnare il figlio bello e l’altro brutto; io a volte sono bella e a volte sono brutta… Ecco le figurine nere! A questo punto il caos! L’ALBERO, i figli, alberi con le figurine nere, ALBERI, ALBERI… CAOS, CAOS, CAOS, CAOS=UNIVERSO… Noi. La mano dispettosa infischiandosene bellamente della “ragione” ascolta il cuore, da cosa nasce cosa e il disegno diventa un disegno-collage, c’è caos di matite, pennarelli, forbici, il profumo della colla Cocoina mi fa ritornare bambina, quando avevo voglia di assaggiarla, e meravigliose carte colorate, e anche quando sembra tutto finito la mano dispettosa ci mette un piccolo ragno appeso, forse ancora manca qualcosa…
Caffèèèè!”
Patrizia Kovacs – illustrator

Mamma Zucchina racconta le magie dell’orto…

Schermata 2015-09-24 a 08.37.03

Domenica 4 ottobre a Padenghe sul Garda avrà luogo la ” Giornata delle associazioni”, in cui le associazioni no profit, attive sul territorio, si presentano per mostrare i loro servizi.

Nell’ambito di questa bella iniziativa, Il Comitato Orti dedica uno spazio ai più piccoli per mostrare, raccontando una fiaba itinerante, il meraviglioso mondo dell’orto e l’importanza del rispetto per i  doni preziosi che ci regala madre natura.

Noi partecipiamo con una delle nostre fiabe… Non mancate!

E se i sentimenti avessero sentimenti?

 

images

Geniale, bellissimo e formativo. La Pixar di Monster eCO e UP (dolcissimo) ha fatto ancora centro con il suo ultimo cartoon Inside Out, che spiega, nel modo più semplice e divertente cosa succede nella nostra testa quando le nostre emozioni prendono il sopravvento: gioia, rabbia, disgusto, paura e tristezza; emozioni che fanno parte della nostra vita e non devono mai essere nascoste, nemmeno ai bambini che guardando questo film capiscono, divertendosi, che si può essere tristi, o spaventati, e non si deve avere paura delle proprie emozioni.

Insegna anche ai grandi, che le emozioni belle o negative fanno parte di noi, ed  è importante assecondarle pittosto che reprimerle.

Una sorta di nuova lezione di psicologia evolutiva, per grandi e piccini, nata dalle domande –   fondamentali, per chi,  come me,  non ha ancora superato la propria fase animista,  – del suo creatore, il regista Pete Docter

“E se i giocattoli avessero sentimenti? E se le macchine avessero sentimenti? E se i sentimenti avessero sentimenti?”

Non perdetevelo!

 

Fiabe in costruzione alla scoperta di nuovi talenti: Il Gufo parlante

Abbiamo scoperto il talento nascosto in un dirigente del Sud di Milano.

Prossimo alla pensione -Sergio Belotti, autosoprannominatosi in arte “il gufo parlante”- è un uomo cortese nei modi e ricco di sorprese e poesia. Per le occasioni più varie, eventi o semplicemente per diletto ha composto versi, canzoni, rime e filastrocche di vera e pura delizia. Che si parli di Befana, Nascite, Calcio, azienda o società fa divertire e riflettere con i suoi componimenti,  nati in gran parte come semplici SMS scritti agli amici in attesa di un volo o durante qualche inutile riunione.

Grazie al suo gentile e un po’ sudato consenso avremo il piacere di condividere qualche suo verso.Grazie Gufo da Fiabeincostruzione.

Ecco a voi il primo di una serie di assaggi.


 

Chiese a Dio un bel dì la zebra:

“Mio Signor vorrei sapere

Se sono nera a strisce bianche o son bianca a strisce nere.”

 

“Sai? Risponderti mi costa

ma io così ti ho fatto apposta

chè ho sbagliato, sarò franco,

a far l’uomo nero o bianco.

 

L’uomo giallo il pellerossa

Che a seconda del colore

Ha da subito pensato:

<<Son diverso, son migliore>>”.

 

-Il gufo parlante-

 

I colori di Sofia, la nostra fiaba in concorso

copertina2-page-0

Sofia è una bimba di sei anni che ha paura del buio.

Sofia è una giovane donna che ancora non sa dare un nome alle ombre nere che, a volte, le afferrano l’anima.

“Sofia è una donna, una madre, una moglie, che combatte il proprio buio interiore.

Sofia sa, ha imparato, che se prende un pastello giallo può disegnare il buio e regalarsi la luce di un bellissimo sole”

la nostra fiaba I colori di Sofia, partecipa al concorso Concorso Fiction e Comics promosso dal Gruppo Editoriale L’espresso e dal Sito il Mio libro.

Una fiaba per i piccoli che hanno paura del buio, e anche per i grandi che hanno dimenticato che il buio si può colorare.

Con i disegni di Chiara Petrillo e la bella introduzione della nostra Elisabetta Bettera. Venite a trovarci?