Le tre piume

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Illustrator Patrizia Kovacs

“C’era una volta un re che aveva tre figli: due erano intelligenti e avveduti, mentre il terzo parlava poco, era semplice, e lo chiamavano il Grullo. Quando il re diventò vecchio e pensò alla sua fine, non sapeva quale dei figli dovesse ereditare il regno dopo la sua morte. Allora disse loro: “Andate, colui che mi porterà il tappeto più sottile diventerà re dopo la mia morte.” E perché‚ non litigassero fra di loro, li condusse davanti al castello, soffiando fece volare in aria tre piume e disse: “Dovete seguire il loro volo.” Una piuma volò verso oriente, l’altra verso occidente, mentre la terza se ne volò diritto e non arrivò molto lontano, ma cadde a terra ben presto. Così un fratello andò a destra, l’altro se ne andò a sinistra; il Grullo invece fu deriso perché‚ dovette fermarsi là dov’era caduta la terza piuma.

Il Grullo si mise a sedere tutto triste. D’un tratto scorse una botola accanto alla piuma. L’aprì e discese una scala venendosi a trovare davanti a un’altra porta; bussò e sentì gridare dall’interno:

“Oh, Donzelletta verde e piccina
Dalla zampa secca,
Sparuta cagnolina,
Ehi proprio tu, stammi a sentire,
Chi c’è là fuori mi devi dire!”

La porta si aprì ed egli vide un rospo grande e grosso, con tanti piccoli rospetti attorno. Il rospo grande gli domandò che cosa egli desiderasse. Rispose: “Un tappeto che sia il più bello e il più sottile di tutti.” Allora il rospo chiamò uno dei suoi rospetti e disse:

“Oh, Donzellettaverde e piccina
Dalla zampa secca,
Sparuta cagnolina,
Ehi proprio tu, stammi ad ascoltare,
Proprio la scatola mi devi portare!”

 La bestiola andò a prendere la scatola e il rospo grande l’aprì e diede al Grullo un tappeto, bello e sottile come nessun altro sulla terra. Il Grullo ringraziò e se ne tornò a casa.

Gli altri due fratelli credevano che il minore fosse tanto sciocco che non sarebbe stato in grado di trovare nulla. “Perché‚ darsi la pena di cercare tanto!” dissero; tolsero alla prima pecoraia che incontrarono le rozze vesti e le portarono al re. In quella arrivò anche il Grullo con il suo bel tappeto, e quando il re lo vide si meravigliò e disse: “Il regno spetta al più giovane.” Ma gli altri due non gli diedero pace, dicendo che era impossibile che il Grullo diventasse re; e lo pregarono di porre un’altra condizione. Allora il padre disse: “Erediterà il regno colui che mi porterà l’anello più bello.” Condusse fuori i tre fratelli e soffiò in aria le piume che essi dovevano seguire. I due maggiori se ne andarono di nuovo verso oriente e verso occidente, mentre la piuma del Grullo volò dritta e cadde accanto alla botola.”

Il vecchio Re lanciando le tre piume per segnare il percorso che dovranno percorrere i suoi figli, lascia fare al destino – un antico uso di origini germanica lanciare piume  frecce per indicare la strada – e anche nella scelta del primo oggetto che devono trovare: il tappeto più bello; nell’antichità tappeto era il nome dei  preziosi lavori di intessitura delle Parche che intessevano il destino dell’uomo.

I due fratelli intelligenti seguono le loro piume  e non sono interessati a trovare il vero tesoro perchè sono certi che il loro fratello sciocco non cercherà niente di meglio, mentre questì’ultimo, che segue la strada che la sua piuma gli indic,a scende nel profondo della terra, simbolicamente entra nel proprio inconscio e lo affronta, mentre gli altri due restano alla superficie, non affrontano sè stessi.

La fiaba ci parla dei passaggi interiori che ogni essere umano deve compiere per crescere, per passare ad un livello superiore e postivo della propria crescita e del proprio sviluppo.

L’allontanamento,  che richiama  l’archetipo dei riti di inziazione: igiovani venivano allontanati per segnare il loro passaggio nelletà adulta,

le prove a cui sono sottoposti,  il giovane dovrà scendere nella botola, e affrontare l’oscurità del proprioinconscio per trovare il tesoro,

l’aiutante magico, in questa fiaba il rospo – che rappresenta la nostra  parte interiore –  che consegna  al giovane i tesori meravigliosi da portare al padre, i tesori che completano la formazione della propria personalità.

Il giovane porta al padre un tappeto meraviglioso, mentre i due fratelli che hanno portato degli stracci, stupiti dal risultato chiedono al padre di dare loro altre prove. Il Re chiede allora di trovare l’anello più prezioso e in ultimo la fanciulla più bella. Anche in questi casi i due giovani inelligenti sono superficiali nelle loro ricerche – non imparano dalla prima esperienza –  mentre il giovane grullo ha ancora  gli aiuti dal grosso ropso che infine gli dona una delle sue figlie, che si trasforma in una bellissima fanciulla.

Il re, davanti alla bellezza della giovane, portata dal suo figlio sempliciotto, in contrasto con le due rozze contadine portate dagli altri due,  decide di affidare il suo regno al terzo figlio; e di fronte alle reazioni dei due fratelli stizziti,  acconsente che venga fatta un’ ultima prova.

“Il re accordò anche questa prova. Le due contadine saltarono e riuscirono sì ad attraversare il cerchio, ma erano così sgraziate che caddero a terra spezzandosi braccia e gambe. Poi saltò la bella fanciulla che il Grullo aveva portato con s’; saltò attraverso l’anello con agilità estrema e conquistò il regno. Alla morte del re, il Grullo ereditò così la corona e regnò a lungo con grande saggezza.”

La fiaba non ci dice se il figlio sempliciotto sposa la bella fanciulla, che in realtà, rappresenta simbolicamente un altro aspetto della  personalità del giovane semplice, come le due rozze contadine  rappresentano quelle dei due superficiali fratelli: la saggezza finale del giovane  semplice contro l’intelligenza dei due fratelli: un’intelligenza che può essere un dono di natura, indipendentemente dal carattere, ma la saggezza arriva dalla profondità interiore, dalle esperienze importanti e dalla capacità di apprendere da esse:

“il riflesso di una personalità ricca e ben integrata” Il mondo incantato – Bettelheim

In ultimo, il bambino che legge la fiaba, e che spesso vive sentimenti di frustrazione e inadeguatezza di  fronte al mondo che lo circonda, si può identificare nel giovane sempliciotto, l’eroes della fiaba, che grazie alle proprie forze riesce a realizzarsi.

 

Sulle punte…

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“…si infilò le scarpe rosse, e fin qui non c’era nulla di male, ma poi andò al ballo e cominciò a danzare.
Quando volle andare a destra, le scarpe la portarono a sinistra, poi volle inoltrarsi per la casa, ma le scarpe la condussero all’ingresso e poi giù per le scale, per la strada fino alle porte della città. Ballava e doveva continuare a ballare e intanto giunse nel bosco nero.

Le scarpette rosse – C. Andersen

Una fiaba per la dislessia

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La maestra Mela fa un sospiro: anche quest’anno Tobia non avrà voglia di impegnarsi e non farà i compiti a casa, e la farà arrabbiare.

Lui è così. Pigro e svogliato, ma quest’anno lei sarà un po’ più severa e non gli permetterà di prenderla in giro.

E comincia a scrivere alla lavagna il suo benvenuto:

 BUONGIORNO E BENVENUTI A SCUOLA

 «Ed ora leggete e ripetete tutti insieme», e tutti gli alunni leggono e ripetono insieme; solo Tobia resta in silenzio e guarda la lavagna con occhi spaventati.

Lo sapeva già stamattina, quando si è svegliato, che sarebbe andata così; lo sapeva anche quando la mamma, prima di uscire, gli ha fatto mille raccomandazioni: «stai attento, non distrarti e ascolta quello che dice la maestra e stavolta, fai il bravo, impegnati!».

Lo sapeva quando ha visto la maestra scrivere sulla lavagna, e il suo cuoricino ha cominciato a battere forte forte, e avrebbe voluto scappare lontano da lì.

Tobia guarda le lettere scritte sulla lavagna e quelle dispettose, come fanno sempre, cominciano a tremare piano, e poi si spostano e girano disordinate sulla lavagna, come piccole farfalline, anzi, ora hanno anche le ali.

“Fermatevi per favore”, pensa Tobia mentre la maestra Mela lo sta già richiamando.

«Tobia, leggi e ripeti quello che c’è scritto sulla lavagna», il tono della maestra è già meno gentile, e lui vorrebbe davvero non farla arrabbiare ma le lettere continuano a girare in tondo e quando finalmente si fermano lui non riesce proprio a capire cosa c’è scritto.

 Duongiromo  dEMDEMUti  sQuoTA

 E così, come succede sempre, Tobia resta in silenzio a guardare stupito le parole che non riesce a capire, mentre i compagni attorno a lui cominciano a ridacchiare e la maestra Mela comincia a perdere la pazienza.

«Tobia, non pensare di iniziare anche quest’anno come gli altri, devi smetterla di tirarmi in giro, come fai a non leggere quello che ho scritto!?».

Ora ha quasi urlato la maestra Mela, che si era promessa che non avrebbe perso la pazienza.

E Tobia rimane in silenzio, guardando le lettere indecifrabili sulla lavagna che hanno ripreso a volare e, ora, sono diventate davvero farfalline che se ne vanno dalla lavagna e si posano sui rami dei castagni e si infilano nei cespugli di more selvatiche, e lui le insegue con lo sguardo e pensa che, forse, anche lui potrebbe volare con loro e andarsene via da lì.”

Domenica 9 ottobre all’auditorium San Barnaba di Brescia ha avuto luogo l’evento Dislessia tra musica e parole che ha raccolto testimonianze, parole, storie e musica per raccontare la dislessia;  uno  degli eventi curati dalla  AID in occasione della settimana della dislessia,  in cui sono stati organizzati  incontri, sono state coinvolte scuole e  Università per parlare di dislessia, e per sensibilizzare  chi ancora non la conosce a fondo.

Un evento importante,  per una causa importante a cui siamo fiere di aver partecipato.

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo è la fiaba che abbiamo scritto in occasione della  settimana della dislessia, e che  sarà utilizzata nelle scuole della provincia di Brescia, come strumento didattico e, a essa, sarà legato un concorso per i bambini delle scuole che dovranno disegnare le avventure del piccolo coniglietto, e dei suoi amici.

Un altro evento importante  che vi racconteremo presto!

Conoscere è importante, perchè ci aiuta a comprendere e ci permette di aiutare: visitate il sito della AID associazione italiana dislessia

 

Creatività in movimento

Creatività è sinonimo di “Pensiero divergente”, cioè capacità di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È “creativa” una mente sempre al lavoro, sempre a far domande, a scoprire problemi dove gli altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti (anche dal padre, dal professore e dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire dai conformismi. Tutte queste qualità si manifestano nel processo creativo. E questo processo – udite! Udite! – ha un carattere giocoso: sempre”  Gianni Rodari – Grammatica della Fantasia

La nostra società attuale, spinge l’essere umano a conformarsi in un modello teso all’apparenza, all’individualismo, alla perdita di relazioni e valori. 

La fantasia, la curiosità, la passione, la mente  in movimento che non si ferma alla prima apparenza, o si accontenta della  prima risposta; queste caratteristiche sono nutrimento per attivare il pensiero creativo, sono doni che l’ uomo ha già  in sè, e troppo spesso se ne dimentica; ma i nostri ragazzi sono menti fertili  che aspettano solo di essere alimentate per far uscire la ricchezza che è dentro di loro.

E sanno regalarci cose meravigliose!

Proseguono i  lavori di   CreaTTivo; i bravissimi ragazzi della 4A del Liceo Artistico Canova di Vicenza, stanno lavorando con passione ed entusiasmo ai disegni, che vi mostreremo e che accompagneranno le loro fiabe metropolitane in un libro artistico che sarà donato alla scuola.

Non ci stanchiamo mai di regalarvi emozioni…

Le parole di Tobia…

 

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Uma fiada b3l ra bisl3sia

Come? Non capite cosa c’è scritto? Però, così potete capire cosa legge un bambino che ha disturbi di apprendimento, un bambino dislessico, che non è un bambino malato, non è un bambino pigro, non è un bambino che non sa fare niente.

E‘ un bambino spesso molto creativo, pieno di fantasia e  molto intelligente  -per questo maggiormente discriminato : è intelligente ma pigro –  e che  ha solo  bisogno di essere aiutato perchè  ha modi e tempi differenti dagli altri per imparare.

C’è ancora molta confusione sulla dislessia, e  poche informazioni.

La AID  associazione Italiana Dislessia,  presente con  vari sede in tutta Italia, promuove dal   dal 4 al 10 ottobre 2016, “la prima edizione della Settimana Nazionale della Dislessia: 600 iniziative su tutto il territorio nazionale, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), per  sensibilizzare il pubblico su un disturbo che è ancora per molti un tabù. Per questo motivo lo slogan di  questa prima edizione è “Costruiamo Insieme un Futuro di Diritti e Informazione”

Stand informativi nelle piazze, corsi di formazione per i docenti e i genitori, spettacoli teatrali e laboratori didattici interattivi per i ragazzi: sono alcune delle tante iniziative organizzate dalle sezioni di AID in tutta Italia.”

Anche per la città di Brescia c’è un ricco programma di appuntamenti.

Per questo evento ci è stato chiesto di scrivere una fiaba, che raccontasse  la   dislessia, e  per noi è stato  un onore: siamo entrati in un mondo che anche noi non conoscevamo bene e per raccontare  la storia di Tobia, il  coniglietto che non  sa usare le parole – la storia di tutti i Tobia  –  siamo entrati nel suo piccolo mondo, pieno di  parole confuse, di paura e solitudine e abbiamo guardato, intorno a noi, con i suoi occhi.

Le parole di Tobia, il coniglietto che colora il mondo è la nostra fiaba per la dislessia  che sarà anche utilizzata nelle scuole della provincia di Brescia  come strumento didattico, per gli alunni, per gli insegnanti  e per i genitori, perchè anche chi non è dislessico deve imparare, e deve essere aiutato a  conoscere  la dislessia: perchè ognuno di noi è diverso  dall’altro, e qualcuno lo è un pò di più, ma il rispetto delle reciproche differenze è fondamentale, perchè sono proprio queste differenze che ci rendono unici.

Domenica 9 ottobre, presso la sala San Barnaba di Brescia,  avrà luogo l’evento dislessia tra musiche e parole: testimonianze e riflessioni accompagnate da musica, musica e letture.

Non mancate!

 

Un regalo prezioso

Regalare una fiaba personalizzata è un regalo unico e prezioso, creato attorno alla persona a cui è dedicata,
Una fiaba per la tua amica che si sposa, o come bomboniera per il tuo matrimonio, o per raccontare la gioia di diventare genitore, al battesimo del tuo bimbo. Per dire a qualcosa a chi ami, per fare una proposta di matrimonio, o per dire grazie alla maestra che ti ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi. Oppure per l’azienda, che vuole raccontarsi senza numeri e grafici, e non ne può più delle solite brochure che nessuno guarda.
Una fiaba porta messaggi che le semplici parole, a volte, non sanno dire, perchè parla al cuore, al profondo dell’essere umano.
E magari stai già pensando ai regali di Natale, anche se fa ancora caldo e sembra così lontano…
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Il gatto

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“Ai tre figli che aveva, un mugnaio non lasciò altro che un mulino, un somaro e un gatto. La divisione fu presto fatta senza bisogno di notaio o procuratore, che s’avrebbero mangiato essi tutto il misero patrimonio. Il maggiore ebbe il mulino, il secondo l’asino, e l’ultimo il gatto”.

Il gatto con gli stivali – Charles Perrault

 

I tre linguaggi

il suonatore

Illustrator – Patrizia Kovacs

C’era una volta in Svizzera un vecchio conte che aveva un unico figlio, ma così stupido che non riusciva a imparare nulla.
Allora il padre disse: -Ascolta, figlio mio, per quanto io faccia non riesco a cacciarti niente in testa.
Devi andare via di qui; maestri insigni proveranno a fare ciò che io non ho potuto-.
Il giovane fu così mandato in un’altra città e rimase presso un maestro per un intero anno.
Trascorso questo periodo, tornò a casa e il padre gli chiese: -Ebbene, che cosa hai imparato?- Il figlio rispose: -Babbo, ho imparato quello che dicono i cani-.
-Dio guardi!- esclamò il padre -è tutto qui? Devi andare in un’altra città, presso un altro maestro.- Il giovane andò e, anche questa volta, vi si fermò un anno.
Quando ritornò, il padre disse: -Ebbene, che cosa hai imparato?-.
Il figlio rispose: -Babbo, ho imparato quello che dicono gli uccelli-.
Allora il padre andò in collera e disse: -Sciagurato.
Hai perduto tutto quel tempo prezioso senza imparare nulla, e non ti vergogni di comparirmi davanti? Ti manderò da un terzo maestro, ma se anche questa volta non impari nulla, non voglio più essere tuo padre-.
Così il giovane fu portato da un terzo maestro presso il quale rimase un altro anno.
Quando finalmente ritornò a casa, il padre gli chiese: -Ebbene, che cosa hai imparato?-: -Caro babbo- rispose -quest’anno ho imparato quello che gracidano le rane.- Allora il padre andò su tutte le furie, balzò in piedi, chiamò la servitù e disse: -Quest’essere non è più mio figlio, io lo scaccio e vi ordino di condurlo nel bosco e di ucciderlo-.
Essi lo presero e lo condussero fuori, ma al momento di ucciderlo ne ebbero pietà e lo lasciarono andare.
Poi strapparono a un capriolo gli occhi e la lingua e li portarono al vecchio come prova della sua morte.”

I tre linguaggi dei Fratelli Grimm,  è una fiaba antichissima che fu raccontata in molti paesi dell’Europa e dell’Asia, e che tratta un tema ancora molto attuale: il rapporto fra figli adolescenti e genitori; quest’ultimi hanno spesso grandi aspettative per il futuro dei propri figli, e non riescono a comprendere le loro scelte e le loro motivazioni. 

Il figlio cacciato dalla casa paterna – un evento che succede sovente nelle fiabe e simboleggia il desiderio inconscio del genitore che il figlio raggiunga l’autonomia – andrà in giro per il mondo e grazie alle conoscenze che ha acquisito, i tre linguaggi-  sposerà una principessa e, arrivato a Roma,  diventerà addirittura Papa.

Questo giovane è un adolescente alla ricerca di sé stesso che cerca la propria realizzazione e l’otterrà solo dopo essere andato lontano da casa; i tre insegnanti lontani, che il padre ha scelto per lui, simboleggiano degli aspetti del proprio inconscio che il giovane deve sperimentare per conoscersi –  questo processo avviene solo quando il figlio si distacca dai genitori –  e per realizzarsi 

I suoi bisogni non sono compresi dal padre che lo ritiene stupido perchè  impara cose diverse da  quello che gli insegnanti, che lui ha scelto – gli hanno impartito.

Il genitore non sopprime il figlio ma incarica del misfatto un servitore e questi libera il ragazzo; ciò suggerisce che ad un livello, il conflitto non è con gli adulti in generale ma soltanto con i genitori” B.Bettelheim – Il mondo incantato

L’adolescente teme inconsciamente il potere di vita e di morte che il genitore ha su di lui, un potere che però il genitore non esercita – nella fiaba per quanto sia furioso con il figlio, incarica un servitore di ucciderlo – e il suo piano non viene eseguito:  ciò simboleggia  che quando il genitore tenta di abusare del proprio potere,  in realtà è impotetnte.

“Forse se un numero maggiore di adolescenti fossero stati educati attraverso le fiabe, essi rimarebbero consapevoli – a livello inconscio – che il loro conflitto non è con il mondo degli adulti, o con la società  in generale, ma soltanto con i loro genitori” Bettelheim

Per quanto i genitori possano sembrare minacciosi, per un certo periodo – l’adolescente teme inconsciamente il loro potere – la fiaba insegna che i figli non solo sopravvivono ai genitori ma li superano: i finali delle fiabe lo mostrano ampiamente e i protagonisti bambini e/o adulti riescono sempre a superare le fasi conflittuali  legati al rapporto con stessi e con  i propri genitori:  questa convinzione  permette all’adolescente di sentirsi sicuro nonostante tutte le difficoltà e le paure che lo accompagnano nell’età dello sviluppo, perchè ha fiducia nella sua vittoria futura.

“Naturalmente, se un numero maggiore di adulti fossero stati espostida bambini – ai messaggi delle fiabe e ne avessero approfittato, avrebbero potuto conservare da adulti una vaga idea di quanto sia sciocco il genitore che crede di sapere quale indirizzo di studi dovrebbe interessarea suo  figlio, e che si sente minacciato se, in questo , l’adolescente va contro la sua volontà”. Bettelheim – Il mondo incantato.

L’inizio

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Una nuova fiaba  è sempre una nuova emozione.

Nuove idee, nuove sensazione che ti avvolgono e ti invadono la mente…

Un nuovo progetto, nuove storie e nuovi personaggi che iniziano a vivere dentro di te, ti svegliano al mattino presto quando vorresti dormire ancora un pò  e ti distraggono mentre stai  leggendo; ti sussurrano all’orecchio di regine, magie e streghe.

Di un cuore perduto…

Ti spingono, ti incitano, ti  pressano perchè vogliono iniziare  a vivere attraverso le tue parole, vogliono raccontare la loro storia, vogliono essere.

Non ho mai saputo resistere al loro imperioso richiamo…

Così partiamo! Vuoi seguirci? Mandaci la tua mail tramite il modulo di contatto sotto, o scrivici a fiabeincostruzione@gmail.com, ti porteremo con noi, ti racconteremo le emozioni, e gli incontri che faremo; ti mostreremo i back stage e ti racconteremo una storia nella storia.

Ti portiamo nella magia!

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Il topo e la montagna

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Illustrator Marco Lorenzetti – Il topo e la montagna ed.  Gallucci

Antonio Francesco Gramsci fu un politico, filoso, giornalista linguista e critico letterario.

Fondatore del partito comunista d’Italia, nel 1921, fu condannato dal regime fascista nel 1926 e rinchiuso nel carcere di Turi, in provincia di Bari, lo stesso carcere, e lo stesso periodo, in cui fu rinchiuso Sandro Pertini.

Gramsci è considerato uno dei più importanti pensatori del xx secolo; in carcere, ottenuto il permesso di avere carta e penne si dedicò alla scrittura e oltre alla stesura dei Quaderni dal Carcere, che raccolgono le sue riflessioni politiche, filosofiche storiche e di vita, si dedicò alle fiabe.

Nel 1924 tradusse le fiabe più famose dei Grimm – che sono raccolte nel libro Favole di libertà – e poi, tramite la corrispondenza letteraria con la moglie Giulia, scrisse alcune fiabe per i figli Delio e Giuliano, perché lei potesse raccontargliele.

Perché le fiabe? Gramsci voleva trasmettere il suo pensiero di eguaglianza, di libertà di pensiero e di morale anche ai bambini che crescevano plasmati dal pensiero della dittatura; era convinto che le fiabe e la fantasia erano l’alternativa, attraverso le metafore e i messaggi simbolici, per poter guardare e poter spiegare il mondo con una percezione diversa.

Il topo e la montagna è una delle favole che Gramsci dedicò ai figli, una favola morale che è ancora più attuale ai giorni nostri, in cui l’uomo è sempre meno attento e meno rispettoso del mondo che lo circonda, e il suo messaggio profondo è importanti anche per i bambini di oggi.

Anche loro possono mantenere la nostra promessa alla natura; la promessa antica di proteggere il nostro mondo, la sua bellezza. Solo loro possono  ripiantare le querce e i pini e tutte le piante che sono state tagliate,  usate per le necessità dell’uomo…

“C’era una volta un topo, che bevve il latte destinato a un bambino. Ma subito se ne pentì e corse dalla capra per risarcire il piccolo. Ma quella, per dare il latte, aveva bisogno dell’erba. E la campagna dell’acqua. E la fontana delle pietre. E le pietre della montagna. E la montagna degli alberi…

…Il topo va dalla montagna e avviene un sublime dialogo tra il topo e la montagna che è stata disboscata dagli speculatori e mostra dappertutto le sue ossa senza terra. Il topo racconta tutta la storia e promette che il bambino cresciuto ripianterà i pini, querce, castagni ecc.”

Il topo e la montagna – Antonio Gramsci 1 giugno 1931  ed. Gallucci.