
Agnellini e capretti lasciateli alle loro mamme! #iononmangiolagnello
Auguri…

Agnellini e capretti lasciateli alle loro mamme! #iononmangiolagnello
Auguri…

La tua migliore amica si sposa e non sai cosa regalarle, e non ti va l’idea della solita lista nozze; non sai come dirle quanto sei contenta ed emozionata per lei, e quanto lei sia speciale per te. Vorresti qualcosa di unico per lei. Qualcosa che sia il segno indelebile della vostra amicizia e del tuo affetto per lei…
Oppure stai facendo tutti i preparativi per il tuo matrimonio, hai pronta la lista degli invitati, hai già scelto il ristorante, il vestito, da sogno, è già pronto, e le bomboniere? Vuoi che il tuo matrimonio sia davvero perfetto e non vuoi le solite cose… e magari non sai ancora cosa regalare alle persone preziose a cui hai chiesto di farti da testimone…
E se il regalo perfetto fosse una fiaba?
Una fiaba che racconta la sua bellissima storia d’amore, per la tua amica che si sposa, la fiaba della vostra amicizia, così speciale, da regalare ai tuoi testimoni, o la fiaba che racconta come sia nato il vostro amore e di quanto siate contenti di avere tutti i vostri amici accanto, in un giorno così importante.
Creiamo fiabe su misura anche per i grandi che stanno coronando un sogno, e che vogliono sia un momento indimenticabile, da ricordare e da far ricordare.
E non solo per il tuo matrimonio, ma anche per il battesimo del tuo bimbo: una bomboniera che racconta la fiaba del tuo piccolo principe…
Regalare una fiaba dedicata è come far parlare il tuo cuore, perchè le fiabe possono dire cose che le normali parole non sanno…
Puoi contattarci via mail a fiabeincostruzione@gmail.com,
oppure chiamarci il 0039 3496501558
o compilare il seguente modulo di contatto:
La nostra fiaba “Le parole di Tobia,il coniglietto che colora il mondo” scritta in occasione della settimana della dislessia, per l’AID – associazione italiana dislessia, ha partecipato alla 1° edizione del concorso letterario, “Floc, l’ amico dei bambini e dei ragazzi” , organizzato dalla Giovanelli Editore – e si è classificata al primo posto per la sezione “fiabe e racconti per bambini”.
Siamo orgogliose e molto contente che il piccolo mondo di Tobia, la sua dolcezza, le sue lettere confuse che volano vie leggere come farfalline e la bellezza dei suoi disegni, siano stata scelti. Tobia, il coniglietto, che colora il mondo e colora persino la dislessia; ci piace pensare che il suo primo posto, sia un primo posto per tutte le persone piccole e grandi che pensano di essere sbagliate e non sanno di avere dentro di sè un mondo pieno di mervigliose parole.

illustrator Adolf Born verlag CBJ
“Sappiate dunque che c’era una volta un principe vedovo, che aveva una figliola così cara che non ci vedeva per altri occhi; per lei teneva una maestra di prim’ordine, che le insegnava le catenelle, il punto Venezia, le frange e il punto a giorno, mostrandole tanto affetto che non bastano le parole a dirlo. Ma, essendosi sposato da poco il padre e pigliata una focosa malvagia e indiavolata, questa maledetta femmina cominciò ad avere in disgusto la figliastra, facendole cere brusche, facce storte, occhiate accigliate da spaventarla, tanto che la povera ragazza si lamentava sempre con la maestra dei maltrattamenti che le faceva la matrigna, dicendole: “O dio, e non potessi essere tu la mammarella mia, che mi fai tanti vezzi e carezze?” E tanto continuò a ripetere questa cantilena che, messole un vespone nell’orecchio, accecata dal diavolo, una volta la maestra le disse: “Se farai come ti dice questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara come le ciliegine di questi occhi”. Voleva continuare a parlare, quando Zezolla (che così si chiamava la ragazza) disse: “Perdonami, se ti spezzo la parola in bocca. Io so che mi vuoi bene, perciò zitto e sufficit: insegnami l’arte, perché io vengo dalla campagna, tu scrivi io firmo” “Orsù” replicò la maestra, “senti bene, apri le orecchie e il pane ti verrà bianco come i fiori. Appena tuo padre esce, dì alla tua matrigna che vuoi un vestito di quelli vecchi che stanno dentro la grande cassapanca nel ripostiglio, per risparmiare questo che porti addosso. Lei, che ti vuol vedere tutta pezze e stracci, aprirà il cassone e dirà: ‘Tieni il coperchio’ E tu, tenendolo, mentre andrà rovistando dentro, lascialo cadere di colpo, così si romperà l’osso del collo. Fatto ciò, tu sai che tuo padre farebbe monete false per accontentarti e tu, quando ti accarezza, pregalo di prendermi per moglie, perché (beata a te!) sarai la padrona della vita mia”
Gianbattista Basile, scrittore italiano di epoca barocca è stato uno dei primi a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare.
Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana pubblicate nel 1634 ed è costituita da 50 fiabe, raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni – infatti l’opera è conosciuta anche come Pentamerone – e ha le caratteristiche della novella medievale anche se si avvicina però ai temi fiabeschi.
Il Pentamerone è però rivolto a un pubblico adulto, per i temi trattati: Basile descrive una Napoli plebea, miserabile, chiassosa, turpe: taverne, bordelli, bische, malefemmine. E i personaggi dei cinquanta racconti si raccolgono con lo scopo di far ridere il lettore; infatti Lo Cunto è un’opera preparata per il divertimento delle corti.
Dalla sua opera alcune fiabe ebbero poi una grandissima diffusione nella cultura europea – come ad esempio la Gatta Cenerentola, da cui Perrault trasse la sua Cenerentola, che affinò per adattarla alla corte francese del Re Sole: la pianella diventa una scarpetta di cristallo – sembra che la versione originale parlasse di una scarpetta di pelo e per un errore di traduzione diventò vetro – e si perdono alcuni elementi forti della prima versione della fiaba, infatti la cenerentola di Perrault è dolce e remissiva.
La gatta Cenerentola di Basile, Zezzolla, non è una fanciulla dolce e indifesa; uccide la prima matrigna, incitata dalla propria maestra sarta, che le promette di trattarla con amore se le farà sposare il proprio padre, e così accade. Ma anche la seconda matrigna non è da meno della prima e dopo pochi giorni comincia a maltrattarla e a imporre al Re le sue sei figlie.
Esistono tantissime versioni di questa fiaba ma la Zezzolla di Basile è l’unica che è è artefice del proprio destino, delle proprie trame e del proprio misfatto – (Bettelheim ) Tramite l’aiuto della fata della pianta di dattero che le dona un dattero magico, riesce ad andare al ballo per incontrare il Re e, alla fine, riesce a farsi sposare.
La Cenerentola di Basile è un caso molto raro nelle fiabe: lei non viene maltrattata dalle sorelle – la storia non ne parla – e uccide la prima matrigna ma per questo non viene nemmeno punita, anzi alla fine, otterrà il suo premio, cioè diventare regina.
In questa fiaba non è presente il conflitto fraterno, presenta nelle altre versioni, quanto il superamento del conflitto edipico: l’uccisione della matrigna, prima – probabilmente madre naturale e le due matrigne sono la stessa persona – e l’aiuto ottenuto dalla fata della palma, dopo, suggeriscono che la fanciulla abbia superato positivamente il conflitto edipico con la madre, e con esso le fantasie inconsce di reprimerla per mettersi al suo posto.
La bellissima e antica fiaba di Cenerentola si presta a tantissime interpretazioni e significati simbolici e non basta un post per raccontarli; possiamo dire che in alcune versioni, anche europee, Cenerentola fugge perchè il padre di lei vuole sposarla – ancora presenti le ripulse epidiche (Bettheleim- Il mondo incantato)
Il dattero magico rappresenta la risorsa che la giovane, determinata e sicura di sè, utilizza per raggiungere il suo scopo. Le versioni più recenti della fiaba puntano al conflitto fraterno – ma il bambino percepisce che Cenerentola dalla condizione di reietta – prima amata dalla madre che però muore, poi dalla matrigna che finge di esserle amica, rifiutata anche dal padre con cui aveva un rapporto privilegiato, e infine relegata a pulire il camino – una giusta punizione per il desiderio inconscio di prendere il posto della madre; sporca di fuliggine perché il suo desiderio è altrettanto sporco – può superare e uscire vittoriosa dal sui pensieri negativi nei confronti del genitore. In questo modo acquisisce la fiducia e la consapevolezza supera il senso di colpa inconscio per i suoi desideri cattivi.
Alle sorelle di Zezolla non è riservata la fine terribile capitata invece a quelle della versione dei Grimm: prima amputate rispettivamente del calcagno e delle dita del piede per cercare di infilare la scarpina di cristallo, e poi essere accecate dalle colombe amiche di Cenerentola.
“Così partirono, e il giorno dopo tornarono tutte, e, insieme con le figlie di Carmosina, Zezolla, la quale, come il re la vide, gli dié l’impressione di quella che desiderava; e nondimeno dissimulò. Ma, finito il desinare, si venne alla prova della pianella, che, non appena fu appressata al piede di Zezolla, si lanciò di per sé stessa, come il ferro corre alla calamita, a calzare quel cocco pinto d’Amore. Il re allora strinse Zezolla tra le sue braccia, e, condottala sotto il suo baldacchino, le mise la corona sul capo, ordinando a tutti di farle inchini e riverenze come a loro regina. Le sorelle, livide d’invidia, non potendo reggere allo schianto dei loro cuori, filarono moge moge verso la casa della madre, confessando a lor dispetto che pazzo è chi contrasta con le stelle.”
Per loro solo una comprensibile invidia e la consapevolezza che è inutile opporsi al destino segnato dalle stelle che spetta ai giusti e agli umili di cuore!
Oggi abbiamo ricevuto questo delizioso biglietto da parte della piccola, dolcissima, Beatrice, per ringraziarci della fiaba che le abbiamo dedicato; il regalo più bello per noi, insieme al simpaticissimo segnalibro che ci ha donato.
E’ sempre emozionante la meravigliosa reazione dei nostri piccoli lettori; i bambini sanno essere così attenti alle piccole cose, e vogliono sempre restituire il piacere del dono.
Così Beatrice ha voluto sapere quale fosse la nostra fiaba preferita e ci ha disegnato una bellissima Cappuccetto Rosso.
Un dolcissimo grazie!

“Cappuccetto Rosso, senza farselo dire due volte, partì...”
Charles Perrault – Cappuccetto Rosso

Patrizia kovacs
27° giorno di Avvento
La nonna e i bambini avevano appena finito di preparare il presepe e la piccola Gemma guardava la piccola culla vuota.
-Quando arriva Gesù?-
-Domani notte, non lo sai?- rispose Keil con indulgenza; vi ho già detto che Keil era il fratello maggiore, no?
-Vero-disse la nonna. – La stella cometa, la più lucente e preziosa sta già indicando la strada e domani sera si ripeterà il miracolo della venuta del piccolo Re.
-Anch’ io voglio seguire la stella, e voglio incontrare il piccolo Re – disse Gemma.
-Tutti la dovrebbero seguire perchè la stella parla al cuore degli uomini, ma gli uomini non sanno più ascoltare perchè hanno perso la capacità e la voglia di meravigliarsi. – rispose la nonna –
-Gli uomini sanno essere così stupidi…
Solo i bambini sanno guardare attraverso la sua luce; solo i bambini possono incontrare il piccolo Re; i bambini di tutto il mondo, di ogni colore, di ogni religione, di ogni razza. Non sanno niente della meschinità umana, sono solo bambini che hanno il cuore puro.
Sono i bambini che cresceranno e che porteranno la luce della stella nei loro cuori e con essa illumineranno la strada di un mondo nuovo.
-Io non voglio diventare grande, nonna – disse la piccola Gemma.
– Io sì, disse Keil – io voglio cambiare il mondo –
La nonna li guardò commossa, in silenzio. Li lasciò per un attimo a giocare davanti al fuoco, e avvolta nel suo scialle, aprì la porta e uscì in giardino, e rimase incantata a guardare il cielo cupo, senza luna, ma illuminato da una magnifica stella con la lunga coda lucente.
Come lei, in quello stesso momento altri nonni, mamme, papà, re, regine e grandi capi, guardarono il cielo, e non tutti videro la stella, ma tutti sentirono un sentimento di consolazione nel cuore.
La nonna strizzò gli occhi incredula, e quando li riaprì, la stella era ancora lì. Le cose belle succedono davvero. La nonna sorrise: forse lo farete davvero, voi bambini di oggi , domani, lo cambierete questo mondo…

Illustrator Patrizia Kovacs
Era la notte di Santa Lucia, la notte più lunga e magica di tutto l’anno; tutti i bambini erano nei loro lettini, incapaci di dormire ma con gli occhi serrati, perché si diceva che Santa Lucia, che portava i giocattoli ai bambini, non voleva farsi vedere da loro e se li avesse incontrati, avrebbe gettato nei loro occhi una polvere scura.
Nessun bambino voleva farla arrabbiare perché Santa Lucia portava doni meravigliosi, e ascoltava sempre le richieste dei bambini. Ogni bimbo, prima di andare a dormire lasciava sulla finestra di casa un po’ di latte e fieno per il suo asinello, che doveva essere stanco con tutto quel peso sulla schiena. Lui portava i sogni di tutti i bambini del mondo.
Ma non solo i bambini aspettavano Santa Lucia; nella cameretta di una bambina, c’era una bambola che desiderava tanto tanto avere un ‘orsacchiotto.
-Che storia sciocca è questa – protestò Keil- le bambole non possono desiderare, sono solo bambole
La piccola Gemma, invece di mettere il muso, si fece seria seria – Una strega cattiva le aveva fatto un incantesimo, e lei stava tutto il tempo seduta su un mobile perché quella bambina, che aveva tanti giochi, non giocava mai con lei e la bambola si sentiva sola. Non se lo ricordava più, ma una volta era stata anche lei una bimba.
Keil non replicò e senza accorgersi di avere gli occhi sgranati, restò in ascolto
Così la bambola- proseguì la piccola Gemma- voleva un orsacchiotto, tutto per lei, così avrebbe avuto qualcuno con cui giocare. Detto fatto, si fece aiutare dai pennarelli colorati che stavano sul mobile e scrisse una lettera a santa Lucia, tutta colorata perché lei non la dimenticasse. E poi, con un bel sorriso sulle labbra, attese…
Venne la notte di Santa Lucia e mentre tutti i bambini dormivano, la bambola aspettava seduta sul suo mobile sperando con tutto il suo povero cuoricino da bambola di ricevere il dono tanto desiderato, ma tanta era l’emozione che alla fine si addormentò e sognò il suo orsacchiotto.
Quando la mattina la bambola si svegliò, si sentì davvero strana; sentiva caldo allo stomaco e qualcosa di strano più su, dove lei non sapeva ancora, c’era il suo cuore: non sapeva ancora di stare provando l’emozione: guardandosi le manine e i piedini vide che non erano più da bambola: era diventata una bambina che dormiva in un lettino vero, e accanto a lei c’era l’orsetto che le aveva portato Santa Lucia e che divenne il suo inseparabile amico.

Illustrator Patrizia Kovacs
Si racconta che nel bosco c’è un castello. Non è tanto facile vederlo, perché è coperto dagli alberi, anzi è su un albero.
-Un castello su un albero? – chiese Keil ridendo
-Certo, ma questo non è un castello come tutti gli altri miei cari – rispose la nonna – prima di tutto non fatto né di legno, né con le pietre, e non ha nemmeno i vetri alle finestre. La sua torre è fatta di cioccolato, e le sue mura sono fatte di marzapane e al posto delle finestre ci sono caramelle, dolcetti e biscottini.
-Voglio andarci nonna – gridò la piccola Gemma.
– Anch’io, ora!- gridò Keil che adorava il cioccolato.
Si racconta che una volta un uomo, saputo del castello di marzapane, volle andare a cercarlo e addentratosi nel bosco cominciò a camminare, ma del castello non c’era traccia. Camminò così a lungo che arrivò nel punto del bosco più pericoloso e scuro, dove nessun umano si era mai spinto, ma fra le punte degli alberi intravide il castello con la sua torre di cioccolato e senza pensarci un solo attimo continuò il cammino.
Subito arrivarono ombre scure che gli camminarono accanto mentre le streghe del bosco lo chiamarono sussurrandogli all’orecchio, e quando lui, sentendo il suo nome sorpreso, rispose, si ritrovò al punto di partenza all’ingresso del bosco.
Per altre 6 volte l’uomo tornò nel bosco e arrivato al punto più scuro, si ritrovò al punto di partenza, perché la seconda volta seguì un profumo di tacchino arrosto e lo volle mangiare, la terza sentì una musica da ballo e volle ballare, e la quarta vide per terra dell’oro e volle prenderlo; la quinta trovò un albero con delle mele dorate e volle coglierle, la sesta trovò un vestito da Re e volle indossarlo, e la settima incontrò una bellissima principessa e volle sposarla.
-E alla fine l’uomo arrivò al castello?- chiese Gemma
-No piccola mia. Perché l’uomo voleva trovare il castello a tutti i costi, ma voleva anche sapere chi lo chiamava, e voleva il tacchino, voleva l’oro, voleva andare al ballo e voleva prendere le mele dorate, voleva vestirsi da Re e sposare una principessa. A volte bisogna andare avanti per la strada che abbiamo scelto e raggiungere il nostro tesoro, senza farci confondere dai falsi doni del bosco- rispose la nonna.
– Si racconta che l’uomo non abbia imparato la lezione e ancora oggi sia alla ricerca del suo castello di marzapane…

Illustrator Patrizia Kovacs
La giornata volgeva al tardo pomeriggio e il pallido sole aveva già lasciato il posto ad una nebbia leggera che aveva avvolto ogni cosa, e il paesaggio conosciuto era diventato un nuovo, magico mondo.
Il vento arrivò improvviso e gelido, sollevando le foglie secche e i rametti dei pini che l’uomo aveva tagliato per decorare le proprie case per il Natale e poi con forza scivolò nel grande prato vicino al villaggio, sollevando la nebbia che si sciolse in mille goccioline minuscole e, sempre più gelido, portò con sé i primi fiocchi di neve; era l’inverno più pazzo mai ricordato dall’uomo e strani presagi aleggiavano nell’aria.
Quella sera, molti raccontarono di averlo visto, una macchia rossa fra i fiocchi candidi e le foglie appassite, e molti ammisero di aver sentito un’improvvisa, inspiegabile tristezza.
Tutti conoscevano l’ antica storia della Fata Bianca, la Regina dei boschi, che si innamorò di un umano che non poteva amare: il destino delle Fate non è legato a quello degli uomini, e per la loro debolezza furono puniti. Lei fu trasformata in vento e a lui fu rubata la memoria e si dimenticò del suo amore.
Si racconta che, a volte, nel mese più freddo e magico dell’anno, il vento arriva improvviso, gelido e potente, e porta con sé qualunque cosa incontri sul suo cammino: si racconta che quel vento è la Fata Bianca che torna nel mondo degli uomini, per cercare il suo amore.
Se guardi bene, ancora oggi, nei mulinelli di vento colmi di neve, puoi vederla, camminare leggera sul prato, con le mani sul cuore.
La piccola Gemma corse alla finestra che dava sul prato davanti a casa. Mentre la nonna raccontava, il vento aveva cominciato a fischiare attraverso il camino e le fiamme di fuoco si erano ravvivate.
Mentre Keil faceva una smorfia – l’amore… roba da femmine – Gemma rimase a lungo, sospirando, a scrutare nel buio della sera.