Jim e la Cerva del lago

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Marta Perciaccante

Sabato 27 Maggio ha avuto luogo il  Pomeriggio da fiaba – è stata davvero una giornata speciale –  che ha premiato i vincitori del Concorso “Un paese da Fiaba” promosso dal Comune di Padenghe sul Garda, e dalla sua Biblioteca Comunale in collaborazione con Fiabe in costruzione.

Come promesso ecco la prima fiaba vincitrice, per la categoria ragazzi:  Jim e la Cerva del Lago:  una fiaba che si rifà ai simboli delle fiabe classiche e attraverso lo specchio magico invita a a guardare la propria anima riflessa.

Complimenti alla sua brava e giovanissima  autrice, Valentina Tonin, e complimenti a Marta Perciaccanti –  anche lei giovanissima e brava illustratrice che ha disegnato la copertina la copertina del libro.

Buona lettura!

Jim e la cerva del Lago

C’era una volta, in un villaggio lontano, un ragazzino di nome Jim che viveva per le strade del paese poiché non aveva né genitori né amici. Tutti lo ritenevano un ladro e per questo lo evitavano. Pensavano, infatti, che nel suo cuore non ci fosse altro che malvagità. Jim incuteva timore a coloro che lo vedevano a causa degli occhi neri come il carbone e i vestiti sporchi. Questo aveva reso il ragazzino sempre più triste, tanto che non sorrideva mai. La sera, quando gli abitanti del villaggio dormivano, Jim correva verso il bosco e si rifugiava tra le piante e i cespugli in fiore. Solo allora Jim era felice, poiché gli piaceva ascoltare il suono lontano degli animali notturni e osservare le stelle dalla cima di un albero. Tutti quei suoni e le piante illuminate dalla luce argentea della luna rendevano il bosco un luogo magico.

Una notte, Jim stava per addormentarsi tra i rami di un albero quando, dall’alto di quella cima, scorse qualcosa che brillava sotto la luce delle stelle e decise di andare a vedere cosa fosse. Iniziò a camminare in direzione del lume finché non crollò a terra, troppo stanco per continuare il viaggio. Si svegliò alle prime luci dell’alba e, con sua grande sorpresa, la prima cosa che vide fu un immenso lago dalla superficie cristallina che rifletteva i raggi rossi del sole del primo mattino. Sulla riva, dei salici piegavano i loro rami nell’acqua, mentre alcuni pesci argentati balzavano allegri schizzando minuscole gocce. La vista di quel lago era tanto incantevole che Jim decise immediatamente di tuffarcisi dentro. L’acqua era fresca e il ragazzo vi s’immerse completamente nuotando sempre più verso il fondo.

Fu allora che Jim vide, nelle profondità del lago, un immenso castello d’argento, coi tetti coperti di alghe e le finestre di vetro sbarrate. Il gigantesco portone, però, era aperto è il ragazzo, vinto dalla curiosità, entrò. Appena varcò la soglia, Jim venne risucchiato all’interno di un gigantesco salone, dove atterrò sul pavimento freddo. Dentro il castello si poteva respirare normalmente: infatti, quando il giovane si girò, vide che il tutta l’acqua rimaneva fuori dal portone come trattenuta da una barriera invisibile.

La curiosità di Jim vinse la sua paura e il giovane passò oltre le altissime colonne della sala. Tutto era splendido, dal soffitto con i suoi lampadari fino al pavimento, e ogni cosa era interamente in argento puro. Nonostante ciò, il castello era vuoto e sembrava disabitato. Ad un tratto, Jim sentì un rumore dietro a una porta e con coraggio l’aprì lentamente. Davanti a lui c’era una distesa di monete d’oro e gioielli da fare invidia ad un re, insieme a mobili decorati e cristalli preziosi. Jim pensò che avrebbe potuto tornare al villaggio da ricco signore, ma non poté avvicinarsi al tesoro poiché, dietro ad una montagna di rubini, un orribile gigante stava contando le gemme che teneva strette con avidità nel suo pugno. La sua voce profonda rimbombava sulle pareti del castello e faceva tremare le monete. Tuttavia, Jim si avvicinò a un cristallo grande come la sua mano, pensando che quell’unica gemma avrebbe potuto fargli dimenticare la povertà, ma pagò caro il suo desiderio. Il gigante, infatti, aveva un udito e un olfatto finissimi e avvertì la presenza dell’intruso. A quel punto lanciò un grido terribile che fece cadere a terra Jim per lo spavento ma, subito dopo, il giovane iniziò a correre più veloce che poteva verso l’uscita del castello, mentre sentiva i passi del mostro sempre più vicini. Appena raggiunse il portone chiuse gli occhi e si tuffò nuovamente tra le acque, superando la barriera magica. Allora il gigante si tramutò in un enorme serpente marino e continuò a inseguire Jim. Stava per raggiungerlo quando una luce abbagliante illuminò l’acqua e accecò il serpente che, spaventato, tornò nel castello.

Il ragazzo riuscì quindi ad arrivare sulla riva e schizzò terrorizzato fuori dal lago sdraiandosi sull’erba umida. Appena si riprese, notò che accanto a lui c’era una splendida cerva dagli occhi blu, che raspava il terreno con gli zoccoli, come se fosse arrabbiata, e teneva il muso in direzione del lago. Al collo dell’animale vi era un piccolo specchio con una cornice di legno, appeso con un filo dorato. Improvvisamente la voce gentile di una giovane donna risuonò nella mente di Jim: “Io sono la regina del lago.”

Il ragazzo non si spaventò poiché quella voce aveva un suono molto rassicurante e lasciò che la cerva si avvicinasse a lui. “Molto tempo fa – iniziò lei a raccontare – vivevo felice nel castello e il mio regno prosperava. Tutto era meraviglioso finché non arrivò il gigante, che pretese il mio trono e ordinò agli abitanti di rinchiudermi per sempre nella prigione del reame. I miei sudditi ed io, però, ci rifiutammo e allora il mostro, furioso, scagliò un incantesimo che trasformò il regno in un gigantesco lago e tutta la gente si tramutò in pesci di varie specie, costretti a vivere solo all’interno di quelle acque. Il mio castello affondò e il gigante, vittorioso, decise di tenere per sé il tesoro del regno. Fu allora che mi trasformò in cerva e fui costretta a fuggire, ma prima di scappare presi di nascosto questo specchio. Da quel giorno cerco qualcuno che possa salvarci e finalmente sei arrivato tu.”

Jim rimase allibito e perplesso, lui non era un eroe e aveva sempre vissuto per la strada, come poteva da solo salvare un intero regno?

La giovane regina percepì la sua preoccupazione e chiese al ragazzo di guardare la propria immagine nello specchio. Jim fece come gli era stato chiesto e per un attimo contemplò il suo sguardo scuro riflesso, ma subito dopo una luce abbagliante, come quella che aveva spaventato il gigante, si diffuse nel bosco. La voce soave tornò a parlare nella sua mente: “Questo specchio riflette l’anima di coloro che lo guardano e vede nel cuore di ognuno di loro. Mentre fuggivi dal serpente ho fatto in modo che lo specchio riflettesse la tua immagine quando eri ancora immerso nell’acqua. La tua anima è talmente valorosa che irradia luce pura. Io non posso toccare quest’acqua a causa dell’incantesimo del gigante, ma tu puoi sconfiggerlo. Torna in quel castello insieme a questo specchio magico e salvaci tutti!”

Detto questo la cerva lasciò scivolare l’oggetto nelle mani di Jim che, inizialmente timoroso, adesso aveva ritrovato il coraggio. Finalmente qualcuno credeva in lui! Accarezzò la cerva e, con lo specchio stretto al cuore, si tuffò nel lago.

Il castello era silenzioso come la prima volta che vi era entrato, ma stavolta sapeva dove doveva andare. Jim si diresse verso la stanza del tesoro, aprendo con cautela la porta e nascondendosi velocemente dietro a un mucchio di gioielli. Vide il gigante che dormiva sdraiato in cima a quelle ricchezze, russando sonoramente. Il giovane si accorse di una spada dall’elsa dorata che giaceva in mezzo agli smeraldi e l’afferrò. Il rumore delle pietre che rotolavano sul pavimento d’argento, però, risvegliò il gigante che non appena vide Jim si lanciò verso di lui. Il ragazzo cercò di nascondersi ma il peso della lama gli impediva di muoversi velocemente e ben presto si ritrovò di fronte al mostro. L’enorme mano del gigante calò su Jim, che cercò inutilmente di difendersi con la spada. Il mostro prese l’arma con le dita e la scagliò lontano, poi rivolse al ragazzo uno sguardo gelido e cercò di afferrarlo. Jim allora, col cuore che batteva come impazzito, si arrampicò su una montagna di monete e non appena fu faccia a faccia col gigante fece in modo che il mostro vedesse il proprio riflesso nello specchio. Nell’istante in cui questo vide la propria immagine si tramutò in una statua di pietra, proprio come il suo cuore. Il pavimento sotto ai piedi di Jim iniziò a tremare e il castello cominciò a salire lentamente verso la superficie del lago. Quando Jim uscì dal portone, l’acqua si era trasformata in una radura immensa e tutt’intorno c’era gente che si abbracciava tra lacrime di gioia. Il castello era circondato dai salici e il sole illuminava la distesa d’erba interrotta soltanto da un piccolo fiume.

Il popolo acclamò Jim come un eroe e il ragazzo scese le scale che ora separavano il portone dalla terra. In fondo alla gradinata lo attendeva una splendida giovane dai capelli dorati e dagli inconfondibili occhi blu, vestita di un abito argenteo. Quando la raggiunse, Jim le consegnò il piccolo specchio incantato ricevendo in compenso un caloroso abbraccio.

Dopo alcuni anni la regina e Jim si sposarono e governarono saggiamente il loro regno difendendolo dai malvagi. Da allora vissero tutti felici e contenti.

 

Un pomeriggio da fiaba

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Bellissimo “pomeriggio da fiaba” nella bella cornice della Biblioteca Di Padenghe che da oggi porta il nome di Alda Merini, meravigliosa, indimenticabile poetessa.

Poi, le premiazioni dei vincitori del “Concorso un paese da Fiaba”:
– Gedeone – 1′ classificato categoria autori – Davide Neva
– Jim e la cerva del lago – 1′ classificato categoria ragazzi – Valentina Tonin
– Doppio incantesimo per Bignè – menzione speciale – Lucia Tameni.

E ancora  i disegni dei bambini, e il bellissimo spettacolo del Teatro Il Telaio.

Grazie alla amministrazione comunale di Padenghe, nella persona del  nostro Sindaco Patrizia Avanzini,  all’assessore alla cultura Luisella Girardi, al nostro consigliere comunale , area cultura, Gabriella Alati – bravissima presentatrice – sempre presente e instancabile, alle preziose Federica Zanoni  e Flavia De Togni della biblioteca comunale.

Grazie alle mie fantastiche colleghe di giuria: Alice Paghera, Elena Stefania Pietra
Veronica Sorza, Laura Valente con le quali ho condiviso una bellissima esperienza.

E grazie  a tutti voi che avete condiviso con noi questo giorno speciale!

A breve saranno pubblicate le fiabe vincitrici!

Regala un cuore

cuori

La tua migliore amica si sposa e non sai cosa regalarle, e non ti va l’idea della solita lista nozze; non sai come dirle quanto sei contenta ed emozionata per lei, e  quanto  lei sia speciale per te. Vorresti qualcosa di unico per lei. Qualcosa che sia il segno indelebile della vostra amicizia e del tuo affetto per lei…

Oppure stai facendo tutti i preparativi per il tuo matrimonio, hai pronta la lista degli  invitati, hai già scelto il  ristorante, il vestito, da sogno, è già pronto, e le bomboniere? Vuoi che il tuo matrimonio sia davvero perfetto e non vuoi le solite cose… e magari non sai ancora cosa regalare alle persone preziose a cui hai chiesto di farti da testimone…

E se il regalo perfetto fosse una fiaba?

Una fiaba che racconta la sua  bellissima storia d’amore, per la tua amica che si sposa, la fiaba della vostra amicizia, così speciale, da regalare ai tuoi testimoni, o la fiaba che racconta  come sia nato il vostro amore e di quanto siate contenti di avere tutti i vostri amici accanto, in un giorno così importante.

Creiamo fiabe su misura anche per i grandi che stanno coronando un sogno, e che vogliono sia un momento indimenticabile, da ricordare e da far ricordare.

E non solo per il tuo matrimonio, ma anche per il battesimo del tuo bimbo: una bomboniera che racconta la fiaba del tuo piccolo principe…

Regalare una fiaba dedicata è come far parlare il tuo cuore, perchè le fiabe possono dire cose che le normali parole non sanno…

Vuoi sapere come?

Puoi contattarci via mail a fiabeincostruzione@gmail.com,

oppure chiamarci il  0039 3496501558

o compilare il seguente  modulo di contatto:

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Grazie per la risposta. ✨

 

 

 

Il primo posto di Tobia

scritta.jpgLa nostra fiaba “Le parole di Tobia,il coniglietto che colora il mondo” scritta in occasione della settimana della dislessia, per l’AID – associazione italiana dislessia,  ha partecipato alla 1° edizione del  concorso letterario,  “Floc, l’ amico dei bambini e dei ragazzi” , organizzato dalla  Giovanelli Editore  – e si è classificata al primo posto per la sezione “fiabe e racconti per bambini”.

Siamo orgogliose e molto contente che il piccolo mondo di Tobia, la sua dolcezza, le sue  lettere confuse  che volano vie leggere come farfalline e la bellezza dei suoi disegni, siano stata scelti.   Tobia, il coniglietto, che colora il mondo e colora  persino la dislessia; ci piace pensare che il suo primo posto, sia un primo posto per tutte le persone piccole e grandi che pensano di essere sbagliate  e non sanno di avere dentro di sè un mondo pieno di mervigliose parole.

 

La Gatta Cenerentola

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illustrator   Adolf Born verlag CBJ

“Sappiate dunque che c’era una volta un principe vedovo, che aveva una figliola così cara che non ci vedeva per altri occhi; per lei teneva una maestra di prim’ordine, che le insegnava le catenelle, il punto Venezia, le frange e il punto a giorno, mostrandole tanto affetto che non bastano le parole a dirlo. Ma, essendosi sposato da poco il padre e pigliata una focosa malvagia e indiavolata, questa maledetta femmina cominciò ad avere in disgusto la figliastra, facendole cere brusche, facce storte, occhiate accigliate da spaventarla, tanto che la povera ragazza si lamentava sempre con la maestra dei maltrattamenti che le faceva la matrigna, dicendole: “O dio, e non potessi essere tu la mammarella mia, che mi fai tanti vezzi e carezze?” E tanto continuò a ripetere questa cantilena che, messole un vespone nell’orecchio, accecata dal diavolo, una volta la maestra le disse: “Se farai come ti dice questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara come le ciliegine di questi occhi”. Voleva continuare a parlare, quando Zezolla (che così si chiamava la ragazza) disse: “Perdonami, se ti spezzo la parola in bocca. Io so che mi vuoi bene, perciò zitto e sufficit: insegnami l’arte, perché io vengo dalla campagna, tu scrivi io firmo” “Orsù” replicò la maestra, “senti bene, apri le orecchie e il pane ti verrà bianco come i fiori. Appena tuo padre esce, dì alla tua matrigna che vuoi un vestito di quelli vecchi che stanno dentro la grande cassapanca nel ripostiglio, per risparmiare questo che porti addosso. Lei, che ti vuol vedere tutta pezze e stracci, aprirà il cassone e dirà: ‘Tieni il coperchio’ E tu, tenendolo, mentre andrà rovistando dentro, lascialo cadere di colpo, così si romperà l’osso del collo. Fatto ciò, tu sai che tuo padre farebbe monete false per accontentarti e tu, quando ti accarezza, pregalo di prendermi per moglie, perché (beata a te!) sarai la padrona della vita mia”

Gianbattista Basile, scrittore italiano di epoca barocca è stato uno dei primi a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare.

 Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille è una raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana pubblicate nel 1634 ed è costituita da 50 fiabe, raccontate da 10 novellatrici in 5 giorni – infatti l’opera è conosciuta anche come Pentamerone –  e ha le caratteristiche della novella medievale  anche se  si avvicina però ai temi fiabeschi.

Il Pentamerone è però rivolto a un pubblico adulto, per i temi trattati: Basile descrive una Napoli plebea, miserabile, chiassosa, turpe: taverne, bordelli, bische, malefemmine. E i personaggi dei cinquanta racconti si raccolgono con lo scopo di far ridere il lettore; infatti Lo Cunto è un’opera preparata per il divertimento delle corti.

Dalla sua opera alcune fiabe ebbero poi una grandissima diffusione nella cultura europea – come ad esempio la Gatta Cenerentola, da cui Perrault trasse la sua Cenerentola, che affinò per adattarla alla corte francese del Re Sole: la pianella diventa una scarpetta di cristallo – sembra che la versione originale parlasse di una scarpetta di pelo e per un errore di traduzione diventò vetro –  e si perdono alcuni elementi forti della prima versione della fiaba, infatti  la cenerentola di Perrault è dolce e remissiva.

La gatta Cenerentola di Basile,  Zezzolla, non è una fanciulla dolce e indifesa;  uccide la prima matrigna, incitata dalla propria maestra sarta,  che le promette di trattarla con amore se le farà sposare il proprio padre, e  così accade. Ma anche la seconda matrigna non è da meno della prima e dopo pochi giorni comincia a maltrattarla  e a imporre al Re le sue sei figlie.

Esistono tantissime versioni di questa fiaba ma la Zezzolla di Basile è l’unica che è  è artefice del proprio destino, delle proprie trame e del proprio misfatto – (Bettelheim ) Tramite l’aiuto della fata della pianta di dattero che le dona un dattero magico, riesce ad andare al ballo per incontrare il Re e, alla fine, riesce a farsi sposare.  

La Cenerentola  di Basile è un caso molto raro nelle fiabe: lei non viene maltrattata dalle sorelle – la storia non ne parla –  e uccide la prima matrigna ma per questo non viene nemmeno punita, anzi alla fine, otterrà il suo premio, cioè diventare regina.

In questa fiaba non è presente il conflitto fraterno, presenta nelle altre versioni, quanto il superamento del conflitto edipico: l’uccisione della matrigna, prima  – probabilmente madre naturale e le due matrigne sono la stessa persona – e l’aiuto  ottenuto dalla fata della palma, dopo, suggeriscono che la fanciulla abbia superato positivamente il conflitto edipico con  la madre, e con esso le fantasie inconsce di reprimerla per mettersi al suo posto.

La bellissima e antica fiaba di Cenerentola si presta a tantissime interpretazioni e significati simbolici e non basta un post per raccontarli; possiamo dire che in alcune versioni, anche europee, Cenerentola fugge perchè il padre di lei vuole sposarla – ancora presenti le ripulse epidiche (Bettheleim- Il mondo incantato)

Il dattero magico rappresenta  la risorsa che la giovane, determinata e sicura di sè, utilizza per raggiungere il suo scopo. Le versioni più recenti della fiaba puntano al conflitto fraterno – ma il bambino percepisce  che Cenerentola dalla condizione di reietta – prima amata dalla madre che però muore, poi dalla matrigna che finge di esserle amica,  rifiutata anche dal padre con cui aveva un rapporto privilegiato, e infine  relegata a pulire il camino – una giusta punizione per il desiderio inconscio di prendere il posto della madre; sporca di fuliggine perché il suo desiderio è altrettanto sporco – può superare  e uscire vittoriosa dal sui pensieri negativi nei confronti del genitore. In questo modo acquisisce la fiducia e la consapevolezza  supera il senso di colpa inconscio per i suoi desideri cattivi.

Alle sorelle di Zezolla non è riservata la fine terribile capitata invece a quelle della versione dei Grimm: prima amputate rispettivamente del calcagno e delle dita del piede per cercare di infilare la scarpina di cristallo, e  poi essere accecate dalle colombe amiche di Cenerentola. 

“Così partirono, e il giorno dopo tornarono tutte, e, insieme con le figlie di Carmosina, Zezolla, la quale, come il re la vide, gli dié l’impressione di quella che desiderava; e nondimeno dissimulò. Ma, finito il desinare, si venne alla prova della pianella, che, non appena fu appressata al piede di Zezolla, si lanciò di per sé stessa, come il ferro corre alla calamita, a calzare quel cocco pinto d’Amore. Il re allora strinse Zezolla tra le sue braccia, e, condottala sotto il suo baldacchino, le mise la corona sul capo, ordinando a tutti di farle inchini e riverenze come a loro regina. Le sorelle, livide d’invidia, non potendo reggere allo schianto dei loro cuori, filarono moge moge verso la casa della madre, confessando a lor dispetto che pazzo è chi contrasta con le stelle.”

Per loro solo una comprensibile invidia e la consapevolezza che è inutile opporsi al destino segnato dalle stelle che spetta ai giusti e agli umili di cuore!

Un dolcissimo grazie

Oggi abbiamo ricevuto questo delizioso biglietto  da parte della piccola, dolcissima, Beatrice, per ringraziarci della fiaba che le abbiamo dedicato; il regalo più bello per noi, insieme al simpaticissimo segnalibro che ci ha donato.

E’ sempre emozionante la meravigliosa reazione dei nostri  piccoli lettori; i bambini sanno essere così attenti alle piccole cose, e vogliono sempre restituire il piacere del dono.

Così Beatrice ha voluto sapere quale fosse la nostra fiaba preferita e ci ha disegnato una bellissima Cappuccetto Rosso.

Un dolcissimo grazie!

 

Seguendo la stella

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Patrizia kovacs

27° giorno di Avvento

 

La nonna e i bambini avevano appena finito di preparare il presepe e la piccola Gemma guardava la piccola culla vuota.

-Quando arriva Gesù?-

-Domani notte, non lo sai?- rispose Keil  con indulgenza; vi ho già detto che Keil era il fratello maggiore, no?

-Vero-disse la nonna. – La stella cometa, la più lucente e preziosa  sta già indicando la strada e domani sera si ripeterà  il miracolo della venuta del piccolo Re.

-Anch’ io voglio seguire la stella, e voglio incontrare il piccolo Re –  disse  Gemma.

-Tutti la dovrebbero seguire perchè la stella parla al cuore degli uomini, ma gli uomini non sanno più ascoltare perchè hanno perso la capacità e la voglia di meravigliarsi. – rispose la nonna –

-Gli uomini sanno essere così stupidi…

Solo i bambini sanno guardare attraverso la sua luce; solo i bambini possono incontrare il piccolo Re;  i bambini di tutto il mondo, di ogni colore, di ogni religione, di ogni razza. Non sanno niente della meschinità umana, sono solo bambini che hanno il cuore puro.

Sono i bambini che cresceranno e che porteranno la luce della stella nei loro cuori e con essa illumineranno la strada di un mondo nuovo.

-Io non voglio diventare grande, nonna – disse la piccola Gemma.

– Io sì, disse Keil – io voglio cambiare il mondo –

La nonna li guardò commossa, in silenzio. Li lasciò per un attimo a giocare davanti al fuoco, e avvolta nel suo scialle, aprì la porta e uscì in giardino, e rimase incantata a guardare il cielo cupo, senza luna, ma illuminato da una magnifica stella con la lunga coda lucente.

Come lei, in quello stesso momento altri nonni, mamme, papà, re, regine e grandi capi, guardarono il cielo, e non tutti videro la stella, ma tutti sentirono un sentimento di consolazione nel cuore.

La nonna strizzò gli occhi incredula, e quando li riaprì, la stella era ancora lì.  Le cose belle succedono davvero. La nonna sorrise:  forse lo farete davvero, voi bambini di oggi , domani, lo cambierete questo mondo…

La bambola e il suo orsetto

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Illustrator Patrizia Kovacs

Era la notte di Santa Lucia, la notte più lunga e magica di tutto l’anno; tutti i bambini erano nei loro lettini, incapaci di dormire ma con gli occhi serrati, perché si diceva che Santa Lucia, che portava i giocattoli ai bambini,  non voleva farsi vedere da loro  e se li avesse incontrati, avrebbe gettato nei loro occhi una polvere scura.

Nessun bambino voleva farla arrabbiare perché Santa Lucia portava doni meravigliosi, e ascoltava sempre le richieste dei bambini. Ogni bimbo, prima di andare a dormire lasciava  sulla finestra di casa un po’ di latte e fieno per il suo asinello, che doveva essere stanco con tutto quel peso sulla schiena. Lui portava i sogni di tutti i bambini del mondo.

Ma non solo i bambini aspettavano Santa Lucia; nella cameretta di una bambina, c’era una bambola che desiderava tanto tanto avere un ‘orsacchiotto.

-Che storia sciocca è questa – protestò Keil- le bambole non  possono desiderare, sono solo bambole

La piccola Gemma, invece di mettere il muso, si fece seria seria – Una strega cattiva le aveva fatto un incantesimo, e lei stava tutto il tempo seduta su un mobile perché quella bambina, che aveva tanti giochi, non giocava mai con lei e la bambola si sentiva sola. Non se lo ricordava più, ma una volta era stata anche lei una bimba.

Keil non replicò e senza accorgersi di avere gli occhi sgranati, restò in ascolto

Così la bambola- proseguì la piccola Gemma- voleva un orsacchiotto, tutto per lei, così avrebbe avuto qualcuno con cui giocare. Detto fatto,  si fece aiutare dai pennarelli colorati che stavano sul mobile e scrisse una lettera a santa Lucia, tutta colorata perché lei non la dimenticasse. E poi, con un bel sorriso sulle labbra, attese…

Venne  la notte di Santa Lucia  e mentre tutti i bambini dormivano, la bambola aspettava seduta sul suo mobile sperando con tutto il suo povero cuoricino da bambola di ricevere il dono tanto desiderato, ma tanta era l’emozione che alla fine si addormentò e sognò il suo orsacchiotto.

Quando la mattina la bambola si svegliò, si sentì davvero strana; sentiva caldo allo stomaco  e qualcosa di strano più su, dove lei non sapeva ancora, c’era il suo cuore:  non sapeva ancora di stare provando l’emozione: guardandosi  le manine  e i piedini  vide che non erano più da bambola: era diventata una bambina che dormiva in un lettino vero, e accanto a lei c’era l’orsetto che le aveva portato Santa Lucia e che divenne il suo inseparabile amico.