Chi ha paura di Grimilde?

biancaneve

Biancaneve è una fiaba antica e molto nota; è stata narrata per secoli, in varie forme e differenti lingue in tutte Europa, trasmessa oralmente come nella tradizione popolare, e conosciuta nella versione scritta  dei fratelli Grimm, che come di consueto ne fecero diverse revisioni.

Nella prima versione del 1812, la regina, bellissima, sta cucendo e si punge  il dito con l’ago, e tre gocce di sangue cadono nella neve fresca. La regina allora desidera di poter avere una bimba, rossa come il sangue, bianca come il candore della neve su cui cade il suo sangue, e nera come l’ebano della finestra a cui sta lavorando. Una bimba arriva ad esaudire il suo desiderio e viene chiamata Biancaneve.

Nella prima versione dei Grimm la madre di Biancaneve non muore, e diventa gelosa e terribile quando la piccola Biancaneve a 7 anni la supera in bellezza. Pazza di gelosia chiede al cacciatore di ucciderla e di portarle  il suo cuore e il suo fegato per poi mangiarselo – l’uomo primitivo pensava di acquisire il potere e le caratteristiche di quello che mangiava – poi, scoperto l’inganno del cacciatore, che impietosito uccide un cucciolo di animale e libera la piccola Biancaneve,  tenta per 2 volte di ucciderla, andando personalmente nella casa dei nani. Alla fine avrà la punizione che si merita: dovrà indossare delle scarpe di ferro incandescenti e danzare finchè con cadrà a terra morta.

Solo nella successive versione del 1819 – sempre dei Grimm – la madre di Biancaneve muore e arriva la matrigna cattiva che tutti conosciamo.

Perchè la figura materna nelle fiabe, madre o matrigna che sia, viene  quasi sempre rappresentata crudele, impreparata, inadatta e maligna?

In Jack e il fagiolo magico viene fatto cenno ad una madre che non era preparata a permettere a suo figlio di diventare indipendente; Biancaneve, racconta come un genitore – la regina Grimilde – venga distrutto dalla gelosia per sua figlia, che quando diventa adulta, la supera in bellezza.” Scrive Bettelheim, e scrive inoltre che le fiabe non spiegano il  perchè di questo: non sapremo mai perché, ad esempio,  la regina di Biancaneve invece di invecchiare con grazia e saggezza, arriva a temere e ad odiare la propria figlia che dovrebbe invece amare, tanto da chiedere al cacciatore di ucciderla!

Le mamme e le matrigne cattive delle fiabe hanno il compito fondamentale di aiutare il bambino nel superamento del conflitto edipico  e di rendere accettabili le tensioni negative che normalmente il bambino prova nei confronti del genitore che, senza sentirsi colpevole per questo, può indirizzarle verso la figura materna della fiaba, verso una mamma o matrigna che merita pensieri cattivi.

Biancaneve muore nella fiaba, ma poi torna in vita grazie ad un bacio d’amore: la morte in questo caso non significa fine della vita ma diventa un simbolo del desiderio che la persona venga allontanata; come il bambino edipico non desidera realmente la morte del suo genitore rivale, ma vuole semplicimente di non essere contrastato nella conquista esclusiva del genitore dell’altro sesso. (Bettehleim). Il bambino si aspetta che, così come ha voluto inconsciamente che il genitore sparisse, dopo, vuole che lo stesso genitore torni presente più che mai (superamento della fase edipica).

Le fiabe insegnano che nonostante i coinvolgimenti emotivi, e i conflitti edipici inconsci possano sembrare insormontabili, è possibile avere una vita migliore proprio grazie al superamento di queste difficoltà: Biancaneve, nonostante la gelosia della matrigna, sopravvive e ottiene una vita bellissima, e Rapunzel,  sacrificata dai genitori per il soddisfacimento dei propri desideri e lasciata nelle mani di una matrigna che non vuole lasciarla crescere e vivere in autonomia, ottiene invece tutto quello che desidera.

alla fine della fiaba l’eroe ottiene il suo premio , non la morte o distruzione, ma una maggiore integrazione, simboleggiata dalla vittoria sul nemico rivale e l’ottenimento della felicità. Per conquistare questo premio egli affronta esperienza di crescita, analoghe a quelle necessarie per lo sviluppo del bambino verso la maturita”. (Bettehleim)

Da questo, il bambino trae la forza e il coraggio per non fermarsi di fronte alle difficoltà della vita, e a lottare per crescere e creare il proprio se’, e raggiungere la consapevolezza che il cambiamento significa la rinuncia a quello di cui si beneficiava prima – nel caso di Biancaneve,  la vita tranquilla con i nani – anche attraverso esperienze   di crescita, difficili e dolorose che non possono essere evitate.

Queste fiabe fanno capire al lettore, al bambino come all’adulto, che non deve temere di abbandonare la posizione di dipendenza infantile, perchè dopo i pericoli e le avversità otterrà una vita più ricca e felice. (Bettelheim)

La Luna

stelle

L’incanto della luna, la magia dell’universo e il suo spazio infinito e misterioso. Un bambino  viene portato per la prima volta a lavorare insieme al padre e al nonno; ora tocca a lui imparare; e crescere…

A volte, crescere vuol dire per il bambino fare delle scelte, e sperimentare; e per il genitore, vuol dire lasciargli l’autonomia per farlo. Così si cresce insieme… senza perdere mai la capacità di meravigliarsi e far meravigliare. Delizioso cortometraggio della Disney Pixar, da guardare!

Magari questa notte abbiamo la stessa luna…

L’inventore di sogni

Anthony Browne

Anthony Browne

“Quando Peter Fortune aveva dieci anni, i grandi dicevano che era un bambino difficile. Lui però, non capiva in che senso. Non si sentiva per niente difficile. Non scaraventava le bottiglie del latte contro il muro del giardino, non si rovesciava in testa il ketchup facendo finta che fosse sangue e neppure se la prendeva con le caviglie di sua nonna quando giocava con la spada, anche se ogni tanto aveva pensato di farlo. Mangiava di tutto, tranne: il pesce, le uova, il formaggio e tutte le verdure eccetto le patate. Non era più rumoroso, più sporco o più stupido degli altri bambini. Aveva un nome facile da dire e da scrivere e una faccia pallida e lentigginosa, facile da ricordare (si intende la faccia). Andava tutti i giorni a scuola come gli altri e senza fare poi tante storie. Tormentava sua sorella non più di quanto lei tormentasse lui. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internare in un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che c’era in lui di così complicato? Fu solo quando era ormai già grande da un pezzo che Peter finalmente capì. La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio…
Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.”
Peter è un bambino che sogna ad occhi aperti e con la sua inesauribile fantasia vive incredibili e fantastiche avventure; certo, a volte cerca di far sparire l’intera famiglia con la magica pomata svanillina, così, giusto per dispetto, o entra nella pelliccia del suo gatto William per potersi aggirare nel giardino ad azzuffarsi con gli altri gatti, o per poter ronfare tutto il giorno davanti al camino.
Ian McEwan,  scrittore inglese, autore de “I Giardini di cemento” che è stato definito “Ian macabro” per i toni lugubri dei suoi romanzi,  in questo libro  racconta, attraverso gli occhi di un bambino il tema della crescita: crescere è difficile; spesso è difficile capire quello che ci succede attorno, così tutto diventa più accettabile attraverso i sogni, alcuni popolati da mostri che fanno davvero paura, ma crescere vuol anche dire accettare le proprie paure e imparare a conviverci.
Delizioso racconto che consiglio anche agli adulti per ricordarci quello che abbiamo saputo vedere con gli occhi di bambino.

Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

Intorno all’anno 1000, Egberto di Liegi, letterato vissuto tra il 972 e il 1023, scrisse Fecunda ratis, una raccolta di testi, proverbi e racconti del tempo. In questo prezioso testo medievale scritto in latino, si racconta la storia di una bambina dal mantello rosso che vive in mezzo ai lupi e viene inghiottita da uno di questo, ma viene salvata dai cuccioli di una lupa che mettono al suo posto nella pancia del lupo, un sasso.

Questa, sembra essere la prima versione della storia di  Cappuccetto Rosso, antica fiaba, universalmente conosciuta e amata; ma forse non tutti sanno che è la fiaba, in tutte le sue differenti versioni, che più è stata analizzata ed interpretata per i suoi contenuti simbolici impliciti, anche di carattere sessuale, e che spesso i pareri degli studiosi sono stati discordanti sul suo reale messaggio simbolico.

«Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!».

Questo è il finale, un po’ bacchettone, denso di morale, e un po’ oscuro della seconda versione più antica della fiaba, almeno scritta, di Cappuccetto Rosso; Le Petit Chaperon Rouge apparsa, nel 1697, nelle fiabe “I racconti di mamma l’oca di Charles Perrault

In questa versione per la piccola Cappuccetto Rosso e per la povera nonna non c’è nessuna salvezza; nessun taglialegna o cacciatore che arriva a salvarle. Il lupo cattivo se le mangia, e come finale un pesante monito, alle giovanette, a diffidare degli sconosciuti.
In Francia, nel XVII secolo “la giovane donna nel bosco” era una metafora della donna di facili costumi, della prostituta in genere, e la man tellina rossa ne era un segnale chiaro.
La stessa mantellina può rappresentare anche il raggiungimento della maturità sessuale, l’ingresso nella pubertà; e il lupo rappresenta il predatore, il maschio da cui proteggersi. Non a caso la Cappuccetto di Perrault è rappresentata più come una giovinetta disinibita, che una bimba ingenua, che non esita a svestirsi e ad entrare nel letto con il lupo, e per lei non c’è il lieto fine, previsto e necessario per assolvere al potere terapeutico ed educativo delle fiabe.

Toc, toc.” “Chi è?” Cappuccetto Rosso, che sentì il vocione grosso del Lupo, ebbe dapprincipio un po’ di paura; ma credendo che la sua nonna fosse infreddata rispose: “Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso, che vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia”. Il Lupo gridò di dentro, assottigliando un po’ la voce: “Tira la stanghetta e la porta si aprirà.” Cappuccetto Rosso tirò la stanghetta e la porta si aprì. Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: “Posa la stiacciata e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me”. Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com’era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata. E cominciò a dire: “O nonna mia, che braccia grandi che avete!”. “Gli è per abbracciarti meglio, bambina mia.” (Perrault)

 

“… Perrault rende tutto il più esplicito possibile”, spiega Bettehleim, nel suo libro Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psiconalitici delle fiabe, “dato che di fronte a questa evidente seduzione Cappuccetto Rosso non fa la minima mossa per fuggire o reagire, o è stupida o vuole essere sedotta”.  In ogni caso, una figura in cui non è consigliabile identificarsi; con questi particolari Cappuccetto da ragazzina ingenua diventa una donna traviata”.

Esistono altre versioni della fiaba che probabilmente influenzarono Perrault, soprattutto nella tradizione popolare trasmessa oralmente. In alcune sono presenti simboli di antropofagia: il lupo invita Cappuccetto Rosso a bere del vino, e mangiare carne che altro non è che il corpo triturato della povera nonna! In questo caso più che si simboli si potrebbe trattare di racconti aderenti alla realtà di allora: bisogna considerare il contesto temporale: agli inizi del XIV secolo in Europa, ci furono grandi carestie che diedero effettivamente luogo ad episodi di cannibalismo. In ogni caso Perrault, che scrisse il suo libro per la corte di Versailles, comprensibilmente eliminò questa parte troppo forte.

Solo nella successiva versione dei fratelli Grimm, del 1812 Rotkäppchen, la bimba e la nonna vengono salvate da un cacciatore, che nelle successive versioni, fino a quella più conosciuta, diventa un taglialegna, e Cappuccetto Rosso è soltanto una bimba distratta che disubbidisce alla mamma.

Cappuccetto Rosso” prosegue Bettelheimesprime i processi interiori del bambino prepubere: il lupo è l’incarnazione della malvagità che il bambino avverte quando va contro le ammonizioni dei suoi genitori e si permette di tentare, o di essere tentato, sessualmente. Quando si allontana dal sentiero che il genitore gli ha tracciato, incontra la “malvagità”, e teme che essa inghiottirà lui e il genitore di cui ha tradito la fiducia. Ma può esserci risurrezione dalla malvagità, come la storia racconta”.

Allora perché è così amata questa fiaba? Perché Cappuccetto Rosso come ogni essere  umano è debole e può sbagliare; sempre Bettelheim ci spiega: “Cappuccetto Rosso per quanto virtuosa, si lascia tentare, e perché la sua sorte ci dice che fidarsi delle buone intenzioni di chiunque, che sembra così bello, significa in realtà esporsi a trappole. Se non ci fosse qualcosa in noi che prova attrazione per il grosso lupo cattivo, egli non avrebbe nessun potere su di noi.

Per questo diventa importante comprendere la sua natura e comprendere cosa lo rende attraente per noi. Cappuccetto Rosso perde l’innocenza infantile quando incontra, quando conosce, i pericoli in agguato, nasconti dentro di sé, nel mondo fuori, e ne ha in cambio la saggezza che può avere solo chi ha superato una grande prova, o una grossa crisi, e si rende conto che è stata causata dalla sua stessa natura. E da questo impara. Cappuccetto Rosso promette a sé stessa:
Finchè vivrai, non ti allontanerai dal sentiero nel bosco”.

Secondo Bettelheim, tramite questa storia, il bambino comincia a comprendere, almeno a livello inconscio, che solo le esperienze molto forti, quelle che ci soppraffanno, ci fanno provare sentimenti interiori  corrispondenti che non sappiamo dominare; una volta che avremo imparato a padroneggiare queste situazioni non dovremo più avere paura dell’incontro con il lupo.

Nella mia versione tutta personale, e da adulta, di questa fiaba, che da sempre è la mia preferita, Cappuccetto Rosso e il lupo  sono inseparabili…

Perchè ti scrivo una fiaba?

fiaba

Perché una fiaba?
Inventiamo fiabe su misura…
Tu ci racconti i sogni dei tuoi bimbi e noi li trasformiamo in principesse fatate e valorosi soldati che lottano contro un drago. Ma pensiamo anche a tutti i grandi che non hanno smesso di giocare con la fantasia. Una fiaba è un modo unico per dire qualcosa a chi si ama. E a volte le parole hanno bisogno di un po’ di magia!

Ti scrivo una fiaba perché vuoi fare un regalo unico ed emozionante al tuo bimbo,
ti scrivo una fiabe per dire a qualcuno quanto gli vuoi bene, o quanto lo ami; o magari per dirgli che hai smesso di amarlo…
per dire alla tua amica che si sposa, che la sua storia d’amore assomiglia proprio ad una fiaba,
per fare gli auguri di compleanno a chi ami, facendoti aiutare dagli elfi silvani,
per chiederle di sposarti facendola sentire una vera principessa,
per chiedere scusa, per dire a qualcuno, quanto sei contento che sia nella tua vita, o per dire che ti ha fatto tanto arrabbiare,
per chiedere a qualcuno, tramite la magia delle fate, di cambiare qualcosa che proprio non ti piace,
per far sapere alla vostra maestra quanto è brava e che vi insegna proprio bene.
Le fiabe sono antiche e potenti messaggere.
Vuoi sapere come?
Scrivici: fiabeincostruzione@gmail.com
Chiamaci: +39 349.65015

Sirene

sirena-pettine-specchio

“La sirena, o come si dice in irlandese, La moruadh o Murrughach (da muir, mare e oigh, ragazza) è una presenza non infrequente sulle coste più selvagge. Ai pescatori non piace vederla perchè preannuncia sempre burrasca imminente. Le Sirene maschio (se si può usare una tale espressione – non ho mai sentito il maschile di Sirena hanno denti verdi, capelli verdi, occhietti porcini e naso rosso, ma le loro donne sono bellissime, con coda di pesce e piccoli piedi palmati similia quelli delle anatre.

A volte – e non si può biasimarle – esse preferiscono ai loro amanti marini degli aitanti pescatori. Si dice che il secolo scorso, vicino a Bantry, fosse vissuta una donna tutta coperta di squame come un pesce, e che fosse il frutto di un’ unione di tal tipo. Certe volte escono dal mare e vagano per la spiaggia sotto forma di piccole mucche senza corna.

Quando assumono il loro vero aspetto, portano un cappello rosso chiamato cohullen druith, di solito coperto di piume; se viene loro rubato, non possono tornare ad immergersi tra le onde.

Il rosso è, in ogni paese, il colore della magia, ed è sempre stato così da tempo immemorabile. I cappelli delle fate e di maghi sono sempre rossi.”

Fiabe Irlandesi – William Butler Yeats

Ho un sogno anch’io

Delizioso, divertente, davvero divertente il film Rapunzel prodotto nel 2010 da Walt Disney. Se non lo avete ancora visto, ve lo consiglio vivamente; splendida animazione, i personaggi sono adorabili – vi prego, guardate questo video  – e la storia è molto carina.

Chiaramente è una rivisitazione della versione originale dei Fratelli Grimm: la vera storia di  Rapunzel non è così allegra e spensierata, anche se dopo innumerevoli traversie, ha un lieto fine.  Forse non sapete che la matrigna cattiva, dopo aver scoperto che Rapunzel ha un innamorato, le taglia i lunghissimi capelli dorati,  la esilia nel deserto di un paese lontano, e poi attende il povero principe nella torre, spacciandosi per la giovane. Quando  il principe entra nella torre si trova davanti la terribile strega che gli dice che Rapunzel è morta. Il povero giovane pazzo di dolore si butta dalla torre e cade su un rovo di terribili spine e rimane accecato. Per lunghi anni vaga piangendo la sua amata, finchè arriva nel paese lontano dove vive la povera Rapunzel, che sentendo la sua voce lo riconosce e i due si riuniscono. Le sue lacrime di gioia avranno il potere di ridare la vista al suo innamorato. Ma non solo; la Rapunzel dei Grimm, signora attempata, vecchia di duecento anni, porta con sè una nota di insolita attualità, considerati i tempi: esiliata incinta, è diventata madre di due gemelli. La famiglia ritrovata vivrà per sempre felice e contenta.