L’ uomo e la tartaruga

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Illustrator Patrizia Kovacs

“La tartaruga, nella sua scatola, si puntò sulle zampine e tirò in alto il muso annusando l’aria. C’era un odore nuovo: odore di umano, ok, misto a quello della paura, della solitudine, e del dolore. Li riconosceva, lei aveva lo stesso odore.

Ma ne sentiva un altro, diverso da tutti gli altri. Era un odore buono.”

Regala o regalati per Natale : L’uomo e la tartaruga  una dolcissima  favola metropolitana, con le belle illustrazioni di Patrizia Kovacs 

Non  solo per i più piccoli, ma anche per i grandi, che a volte, alle prese con lo stress e i problemi di ogni giorno si dimenticano di fermarsi, e di guardarsi intorno. Questa fiaba metropolitana racconta la storia, vera, di un uomo buono, che ha salvato una tartaruga dall’ignoranza e dalla cattiveria dell’essere umano. E le ha regalato una vita migliore. Perché nessun animale è un oggetto…

La bambola e il suo orsetto

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Illustrator Patrizia Kovacs

Era la notte di Santa Lucia, la notte più lunga e magica di tutto l’anno; tutti i bambini erano nei loro lettini, incapaci di dormire ma con gli occhi serrati, perché si diceva che Santa Lucia, che portava i giocattoli ai bambini,  non voleva farsi vedere da loro  e se li avesse incontrati, avrebbe gettato nei loro occhi una polvere scura.

Nessun bambino voleva farla arrabbiare perché Santa Lucia portava doni meravigliosi, e ascoltava sempre le richieste dei bambini. Ogni bimbo, prima di andare a dormire lasciava  sulla finestra di casa un po’ di latte e fieno per il suo asinello, che doveva essere stanco con tutto quel peso sulla schiena. Lui portava i sogni di tutti i bambini del mondo.

Ma non solo i bambini aspettavano Santa Lucia; nella cameretta di una bambina, c’era una bambola che desiderava tanto tanto avere un ‘orsacchiotto.

-Che storia sciocca è questa – protestò Keil- le bambole non  possono desiderare, sono solo bambole

La piccola Gemma, invece di mettere il muso, si fece seria seria – Una strega cattiva le aveva fatto un incantesimo, e lei stava tutto il tempo seduta su un mobile perché quella bambina, che aveva tanti giochi, non giocava mai con lei e la bambola si sentiva sola. Non se lo ricordava più, ma una volta era stata anche lei una bimba.

Keil non replicò e senza accorgersi di avere gli occhi sgranati, restò in ascolto

Così la bambola- proseguì la piccola Gemma- voleva un orsacchiotto, tutto per lei, così avrebbe avuto qualcuno con cui giocare. Detto fatto,  si fece aiutare dai pennarelli colorati che stavano sul mobile e scrisse una lettera a santa Lucia, tutta colorata perché lei non la dimenticasse. E poi, con un bel sorriso sulle labbra, attese…

Venne  la notte di Santa Lucia  e mentre tutti i bambini dormivano, la bambola aspettava seduta sul suo mobile sperando con tutto il suo povero cuoricino da bambola di ricevere il dono tanto desiderato, ma tanta era l’emozione che alla fine si addormentò e sognò il suo orsacchiotto.

Quando la mattina la bambola si svegliò, si sentì davvero strana; sentiva caldo allo stomaco  e qualcosa di strano più su, dove lei non sapeva ancora, c’era il suo cuore:  non sapeva ancora di stare provando l’emozione: guardandosi  le manine  e i piedini  vide che non erano più da bambola: era diventata una bambina che dormiva in un lettino vero, e accanto a lei c’era l’orsetto che le aveva portato Santa Lucia e che divenne il suo inseparabile amico.

 

L’angelo bianco

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Illustrator Patrizia Kovacs

L’ANGELO BIANCO

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Per tutta la terza domenica d’Avvento l’Angelo Bianco è al nostro fianco. La sua luce penetra nei nostri cuori, ci riscalda e ci illumina affinché possiamo vedere la nascita del Bambin Gesù.

 

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Il castello di marzapane

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Illustrator Patrizia Kovacs

Si racconta che nel bosco c’è un castello. Non è tanto facile vederlo, perché è coperto dagli alberi, anzi è su un albero.

-Un castello su un albero? – chiese Keil ridendo

-Certo, ma questo non è un castello come tutti gli altri miei cari – rispose la nonna – prima di tutto non fatto né di legno, né con le pietre, e non ha nemmeno i vetri alle finestre. La sua torre è fatta di cioccolato, e le sue mura sono fatte di marzapane e al posto delle finestre ci sono caramelle, dolcetti e biscottini.

-Voglio andarci nonna – gridò la piccola Gemma.

– Anch’io, ora!- gridò Keil che adorava il cioccolato.

Si racconta che una volta un uomo,  saputo del castello di marzapane, volle andare a cercarlo e addentratosi nel bosco cominciò a camminare, ma del castello non c’era traccia. Camminò così a lungo che arrivò nel punto del bosco più pericoloso e scuro, dove nessun umano si era mai spinto, ma fra le punte degli alberi intravide il castello con la sua torre di cioccolato e senza pensarci un solo attimo continuò il cammino.

Subito arrivarono ombre scure che gli camminarono  accanto mentre le streghe del bosco lo chiamarono sussurrandogli all’orecchio, e quando lui, sentendo il suo nome sorpreso, rispose, si ritrovò al punto di partenza all’ingresso del bosco.

Per  altre 6 volte l’uomo tornò nel bosco e arrivato al punto più scuro,  si ritrovò al punto di partenza, perché la seconda volta seguì un profumo di tacchino arrosto e lo volle mangiare, la terza sentì una musica da ballo e volle ballare, e la quarta vide per terra dell’oro e volle prenderlo;  la quinta trovò  un albero con delle mele dorate e volle coglierle, la sesta trovò un vestito da Re e volle indossarlo, e la settima incontrò una bellissima principessa e volle sposarla.

-E alla fine l’uomo arrivò al castello?- chiese Gemma

-No piccola mia. Perché l’uomo voleva trovare il castello a tutti i costi, ma voleva anche sapere chi lo chiamava, e voleva il tacchino, voleva l’oro, voleva andare al ballo e voleva prendere le mele dorate, voleva vestirsi da Re e sposare una principessa. A volte bisogna andare avanti per la strada che abbiamo scelto e raggiungere il nostro tesoro,  senza farci confondere dai falsi doni del bosco- rispose la nonna.

– Si racconta che l’uomo non abbia imparato la lezione e ancora oggi sia alla ricerca del suo castello di marzapane…

Il cuore

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Illustrator Patrizia Kovacs

La giornata volgeva al tardo pomeriggio e il pallido sole aveva già lasciato il posto ad una nebbia leggera che aveva avvolto ogni cosa, e il paesaggio conosciuto era diventato un nuovo, magico mondo.

Il vento arrivò improvviso e gelido, sollevando le foglie secche e i rametti dei pini che l’uomo aveva tagliato per decorare le proprie case per il Natale e poi con forza scivolò  nel grande prato vicino al villaggio, sollevando la nebbia che si sciolse in mille goccioline minuscole  e, sempre più gelido, portò con sé i primi fiocchi di neve; era l’inverno più pazzo mai ricordato dall’uomo e strani presagi aleggiavano nell’aria.

Quella sera, molti raccontarono di averlo visto, una macchia rossa  fra i fiocchi candidi e le foglie appassite, e molti ammisero  di aver sentito un’improvvisa, inspiegabile tristezza. 

Tutti conoscevano l’ antica storia della Fata Bianca, la Regina dei boschi,  che si innamorò di un umano che non poteva amare: il destino delle Fate non è legato a quello degli uomini, e per la loro debolezza  furono puniti. Lei fu trasformata in vento e a lui fu rubata la memoria e si dimenticò del suo amore.

Si racconta che, a volte,  nel mese più freddo e magico dell’anno,  il vento arriva improvviso, gelido e potente, e  porta con sé qualunque cosa incontri sul suo cammino:  si racconta che quel vento è la Fata Bianca che torna nel mondo degli uomini, per cercare il suo amore.

Se guardi bene, ancora oggi, nei mulinelli di vento colmi di neve, puoi vederla, camminare leggera sul prato, con le mani sul cuore.

La piccola Gemma corse alla finestra che dava sul prato davanti a casa. Mentre la nonna raccontava, il vento aveva cominciato a fischiare attraverso il camino e le fiamme di fuoco si erano ravvivate.

Mentre Keil faceva una smorfia – l’amore… roba da femmine – Gemma rimase a lungo, sospirando,  a scrutare nel buio della sera.

 

 

 

La nebbia

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“la nebbia aveva invaso la città, una nebbia spessa, opaca, che involgeva le cose e i rumori, spiaccicava le distanze in un spazio senza dimensioni, mescolava le luci dentro il buio trasformandole in bagliori senza forma né luogo.”

La nebbia – Italo Calvino

Una vecchia amica

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Patrizia Kovacs

Una mattina aprendo la porta di casa, notai sulla ghirlanda una cavalletta.
Subito pensai che fosse meglio mandarla via, poi però non lo feci.
Si mimetizzava tra le pigne e i bastoncini di cannella ed ogni tanto cambiava posto.

Feci questo disegno.

Era il 2012 e mancavano tre settimane a Natale…

 

 

 

L’abete

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Illustrator Patrizia Kovacs

Chi abita sull’abete
tra i doni e le comete?
C’è un Babbo Natale
alto quanto un ditale.
Ci sono i sette nani,
gli indiani,
i marziani.
Ci ha fatto il suo nido
perfino Mignolino.
C’è posto per tutti,
per tutti, c’è un lumino
e tanta pace per chi la vuole,
per chi sa che la pace
scalda anche più del sole.

Gianni Rodari- L’abete di Natale

Il primo fiocco di neve

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Il piccolo villaggio era in attesa; il freddo era arrivato, era dicembre e nelle case i camini ardevano donando il loro generoso calore. Tutto era pronto: gli alberi erano addobbati con luci dorate e sfere colorate; era la vigilia  di  Natale.

A dire il vero quasi tutto era pronto. Il sindaco del villaggio uscì dal Comune e guardando il cielo disse fra sé : – mah… –

Camminando, passò davanti al negozio del barbiere, che in attesa di nuovi clienti aspettava sulla porta del suo negozio. I due si guardarono  con la stessa domanda:

-Ma la neve? –

La stessa domanda era disegnata silenziosa come un grosso punto esclamativo sul viso del panetterie, su quello del dottore che andava di fretta perché con il primo freddo tutti si erano presi il raffreddore, e sulla faccia della signora Agostina che, in silenzio, non smetteva di scrutare il cielo.

Ma dov’era la neve? Quell’anno non voleva proprio saperne di arrivare, e non era mai capitato, mai, da quando era nato il primo abitante del piccolo villaggio.

– E che Natale è senza neve? – diceva la maestra della scuola, pensierosa, mentre i bambini, erano tristi perché non potevano nemmeno fare un piccolo pupazzo.

Alla fine la domanda passò di bocca in bocca e tutti si ritrovarono nella piccola piazza del paese a commentare il fatto.

-Cosa succederà ora senza neve? – chiese la moglie del lattaio

– Sicuramente è un brutto segno- disse  la pasticcera che per la preoccupazione non riusciva più a fare le sue buone torte.

Tutti guardavano il cielo grigio pieni di speranza ma niente, non si vedeva nemmeno un piccolo fiocco di neve. 

-Possiamo dargli un po’ della  nostra neve? – disse Gemma che era sempre generosa con tutti.

-Perché erano così preoccupati che non arrivava la neve?- chiese più pratico il piccolo Keil.

– Perché a volte le persone si abituano alle cose e le danno per scontate, ma poi ogni piccolo cambiamento le spaventa.- rispose la nonna.

Non si ricordavano più di quanto si erano lamentati gli anni prima della neve, ogni anno accadeva – e la neve era troppa, ed erano bloccati per mesi, e poi dovevano spazzare le strade ogni giorno. E quando i bambini uscivano a giocare, le mamme si arrabbiavano perché tornavano a casa tutti bagnati e sporcavano dappertutto.

Gli uomini si dimenticano presto delle cose. E desiderano subito quello che credono di aver perso, e che prima ignoravano – disse la nonna e poi continuò – solo i bambini desideravano sempre la neve e a loro mancava davvero. E solo il desiderio del loro cuore puro fu esaudito. Mentre tutti i grandi parlavano e parlavano, cercando ragioni e facendo supposizioni, e dopo  po’ cominciarono ad addossarsi la colpa l’un l’altro per la scomparsa della neve, i bambini andarono tutti insieme nel bosco a cercare la neve. 

Quando tornarono, il gruppo di adulti stava ancora discutendo: i bambini si infilarono nel mezzo e il più piccolo di tutti, Tommy alzò la sua manina paffuta e l’aprì, e i grandi rimasero improvvisamente in silenzio, a bocca aperta.

Un  fiocco di neve, candido ed elegante, un piccolo brillante prezioso si guardò intorno sorpreso da tutta quella attenzione e poi  si sciolse in preziose perle umide, nella manina del piccolo Tommy.

-Oooohhhh-disse il Sindaco

-Ohhhh- disse il barbiere

-Ohhhhh- disse la pasticcera.

Un secondo fiocco di neve scese leggero dal cielo, ondeggiando elegante come un ballerino che si è fatto attendere un po’ per la prima del suo spettacolo, seguito poi da tanti altri.

I grandi, si salutarono l’un l’ altro augurandosi Buon Natale e tornarono a casa, forse sentendosi un po’ imbarazzati,ma già presi dal altre faccende; solo i bambini restarono a giocare insieme con la neve e le loro risate gioiose raggiunsero il cielo.

L’Angelo Rosso

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Illustrator Patrizia Kovacs

 

L’ANGELO ROSSO

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 L’Angelo Rosso della seconda Domenica d’Avvento, legge nel nostro cuore e accoglie la forza del nostro Amore. La porta su in alto, nelle sfere celesti donandoci luce e forza vitale per la nostra Anima. L’Amore riconosciuto che nutre e che ci fa sentire più Vivi.