Sirene

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“La sirena, o come si dice in irlandese, La moruadh o Murrughach (da muir, mare e oigh, ragazza) è una presenza non infrequente sulle coste più selvagge. Ai pescatori non piace vederla perchè preannuncia sempre burrasca imminente. Le Sirene maschio (se si può usare una tale espressione – non ho mai sentito il maschile di Sirena hanno denti verdi, capelli verdi, occhietti porcini e naso rosso, ma le loro donne sono bellissime, con coda di pesce e piccoli piedi palmati similia quelli delle anatre.

A volte – e non si può biasimarle – esse preferiscono ai loro amanti marini degli aitanti pescatori. Si dice che il secolo scorso, vicino a Bantry, fosse vissuta una donna tutta coperta di squame come un pesce, e che fosse il frutto di un’ unione di tal tipo. Certe volte escono dal mare e vagano per la spiaggia sotto forma di piccole mucche senza corna.

Quando assumono il loro vero aspetto, portano un cappello rosso chiamato cohullen druith, di solito coperto di piume; se viene loro rubato, non possono tornare ad immergersi tra le onde.

Il rosso è, in ogni paese, il colore della magia, ed è sempre stato così da tempo immemorabile. I cappelli delle fate e di maghi sono sempre rossi.”

Fiabe Irlandesi – William Butler Yeats

Le fiabe raccontate agli adulti

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Una fiaba viene quasi sempre collegata ai bambini, e al mondo infantile in genere. Tutti, da piccoli, abbiamo ascoltato le bellissime storie raccontate dai nostri genitori, e ci siamo meravigliati, sorpresi, impauriti ed incantati. Poi, crescendo, perdiamo la magnifica connessione con il mondo della magia, ci dimentichiamo delle fate, dei piccoli, adorabili dispettosi elfi silvani, e ci dimentichiamo che dentro di noi manteniamo una parte fondamentale, che non ascoltiamo più: il nostro io bambino.

Guardare, qualche volta, il mondo attraverso i nostri occhi bambini, ci aiuterebbe a vivere le cose in modo differente; se fossimo in grado di riavvicinarci alle fiabe, ora che siamo adulti pieni di responsabilità, di preoccupazioni ed impegni, potremmo capire le potenti chiavi di lettura, i profondi messaggi delle fiabe antiche, più conosciute.

E’ un bisogno ed una necessità condivisa: sempre più, le fiabe vengono introdotte negli ambiti formativi, sia ai singoli, sia ai gruppi; sia in ambito educativo che assistenziale, per supportare i formatori, i coach, gli educatori, i medici e chi lavora nelle aziende pubbliche e private, nel loro compito di accompagnare ed orientare le persone nei loro percorsi di vita privata e professionale.

Il contatto con il mondo delle fiabe è un’esperienza molto formativa ed importante,  e noi che lo stiamo sperimentando ogni giorno lo raccomandiamo sempre:  così  oggi vi parlo con piacere di  Le fiabe raccontate agli adulti un libro scritto dalla dott.ssa Antonella Bastone, pedagogista, laureata in Scienze dell’Educazione e in Formazione dei Formatori:

questo libro prende spunto dalla mia attività di formatrice e ricercatrice in campo sociale ed educativo: mi sono accorta di ricorrere molto spesso a metafore tratte dal nostro patrimonio narrativo, per riuscire a trasmettere in materia più significativa o immediata concetti ed esperienze. Ecco che nel corso delle mie lezioni potevano comparire Grilli Parlanti, Cappellai Matti e Piccoli Principi ad aiutarmi nella mia esposizione. Allora perché non condividere questi ragionamenti con chi, di professione si occupa di formare?”

Con questa premessa, l’autrice prende in considerazioni tre storie, molto conosciute, che ritiene illuminanti per trattare alcune tematiche fondamentali della formazione.

Il risultato è una piccola chicca, un libro ben scritto, con attenzione e cura, e in modo semplice e chiaro che ci introduce ai significati misteriosi delle fiabe e alle loro chiavi di lettura, e l’importanza e la necessità del loro utilizzo; e non è solo rivolto agli addetti ai lavori, ma adatto a tutti perché “ le vicende raccontate nelle fiabe raccontano esperienza di vita, difficoltà , ma anche tentativi di risoluzione che i destinatari possono assimilare come modello di comportamento”.

Così, le rocambolesche avventure della piccola Alice, e del suo Meraviglioso e illogico mondo fantastico in cui viene catapultata – chi non conosce questa bellissima storia? – diventano metafora delle attuali, complesse società moderne e delle difficoltà dell’individuo ad adeguarvisi.

Il libro ha partecipato,  ed è stato uno dei 5 vincitori, del  contest Keywords  un concorso dedicato ai migliori saggi di autori esordienti, promosso da l’Espresso e dal sito Il mio libro –  l’ottima piattaforma di promozione e self publishing.

Che dire? Buona lettura!

I Grimm: le fiabe ancora da scoprire

Duecento anni fa veniva pubblicata la prima raccolta di Fiabe dei fratelli Grimm, Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl, e forse non tutti sanno che dal primo anno di pubblicazione – nel 1812 –  al 1857, i due laboriosi fratelli elaborarono altre 6 edizioni delle loro fiabe, epurando, tagliando e aggiungendo. Molte fiabe sono rimaste nascoste al pubblico e riappaiono oggi, in un delizioso libro che raccoglie 42 storie tutte da scoprire.

Principessa Pel di Topo, editore Donzelli, curato da Jack Zipes, con bellissime tavole originali disegnate da  Fabian Negrin.

La storia di queste fiabe ritrovate è lunga, tortuosa e segnata dal caso molto più di quanto si possa immaginare il lettore oggi – come ogni fiaba che si rispetti, del resto. Per questo Zipes ce la racconta magistralmente nelle pagine che seguono, svelandone i tanti retroscena, al punto che ci pare, quasi, di vederli i due fratelli, alle prese con gli affanni della vita e i dilemmi degli autentici pionieri,  in testa a tutti le eterne polarità che si contendono la letteratura fiabesca, come una coperta sempre troppo corta – storie per grandi o per bambini?”

Nel libro troviamo fiabe che già conosciamo, nella loro inaspettata versione originale, come Raperenzolo, o come Biancaneve, e storie nuove, davvero molto belle.

Come, ad esempio, La chiave d’ oro,  che venne pubblicata come fiaba numero 70, nel 1815,  e subì varie modifiche nel corso degli anni. I Grimm diedero molta importanza alla sua collocazione, perchè questa fiaba comparve sempre in chiusura delle raccolte, “a significare la natura eterna e sempre aperta delle fiabe popolari che, nella loro concezione, non smette mai di evolversi e modificarsi nel tempo” (fonte Marie Hassenpflug)”

Un ragazzo povero sta cercando della legna  per potersi scaldare dal freddo gelido; nella neve trova una chiave d’oro, e pensa che se c’è una chiave ci deve essere per forza una serratura. Cerca e cerca e alla fine trova uno scrigno, con una piccolissima apertura:

Provò, e la chiave era proprio giusta, la girò una volta, e adesso ci tocca aspettare finchè non l’avrà aperta del tutto. E un giorno sapremo pure cosa c’è dentro.

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Il fascino delle fiabe irlandesi

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 William Butler Yeats nacque a Dublino nel 1865 e fu drammaturgo, scrittore ed  uno dei grandi poeti del nostro secolo; cultore appassionato delle tradizioni della  sua terra e dell’immaginazione magica – fu definito un mistico – dedicò ai racconti  popolari irlandesi, un lungo, accurato, prezioso lavoro di ricerca e di trascrittura,  che portò alla luce una deliziosa antologia di tutti i racconti popolari del folklore  irlandese, popolati da fate, streghe, leprecani, gnomi calzolai che fabbricano le  scarpe per le danze della fate, sirene che escono dal mare per pettinarsi, e folletti  dispettosi.

 Fiabe Irlandesi, questo testo nell’edizione dell’editore Einaudi è impreziosito da  miniature tratte dal libro di Kells, raccoglie il patrimonio orale tramandato dai  vecchi dei villaggi, e alcuni racconti di autori Irlandesi che hanno saputo dare voce  ai miti, alle leggende e alle credenze di una bellissima tradizione popolare.

Così scopriamo che:

“i folletti non sono sempre piccoli, perché ogni cosa è mutevole, anche la loro  grandezza. La loro principale occupazione sono le feste, lottare, fare all’amore e  suonare la musica più bella. C’è solamente una persona industriosa accanto a loro, il leprecano, il calzolaio fatato; sembra che i folletti consumino le scarpe a forza di ballare.

Hanno tre grandi feste all’anno: la vigilia di maggio, la festa di mezza estate, e la vigilia di novembre.  Ogni sette anni, alla vigilia di Maggio vanno in giro ad azzuffarsi un po’ dappertutto, per accaparrarsi le spighe più belle, e nelle loro risse fanno volare di tutto –  persino, raccontò una volta un vecchio che passava di lì, fecero volare il tetto di una casa –  e muovono un gran vento. Per questo, quando il vento fa turbinare le foglie e fuscelli, sono i folletti che s’azzuffano, e i contadini si tolgono i cappelli e dicono «Dio li benedica».

A novembre i folletti sono un po’ tristi perché secondo il vecchio calendario gaelico, questa è la prima notte di inverno: danzano con gli spettri, e le streghe lanciano i loro incantesimi.

Non fate arrabbiare un folletto perché possono paralizzare uomini e bestie; ma quando sono allegri cantano, e molte fanciulle sventurate, per amore di quel canto si sono consumate di dolore, e poi morte.

«Avete mai visto folletti o qualcosa di simile?», chiesi ad un vecchietto della contea di Sligo. «Per carità», fu la risposta, «mi tormentano continuamente!».

E le fate? In Irlanda vivono ancora e sono prodighe di doni con le persone gentili, e tormentano quelle sgarbate. Fate attenzione!

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