La leggenda di Pasqua

Ostara, era la bellissima Dea della luce e della fertilità, che ogni anno portava, con la primavera, la rinascita di tutta la natura. Si narra che, Ostara, un anno arrivò tardi, lasciando che il freddo e la neve durassero più a lungo del solito. Quando finalmente arrivò, trovò un uccellino intirizzito e quasi morente per il troppo freddo e sentendosi in colpa per il suo ritardo, volle salvarlo. Lo trasformò così in un coniglio, perché a causa della ali rovinate non avrebbe potuto più volare, ma almeno avrebbe potuto vivere; e così fu, ma da coniglio mantenne la sua capacità di fare le uova, come un uccellino, per darle in dono come ringraziamento alla Dea, per avergli salvato la vita.

Questa antica leggenda, e la storia della Dea Ostara – o Eostre – sembra risalgano al VIII secolo; nel 1800, i fratelli Grimm, trovarono prove dell’esistenza della Dea, nelle tradizioni orali del popolo tedesco, e ivi tramandate.

Da allora, il  coniglio pasquale, torna ogni anno per nascondere le uova colorate, e i bambini, ancora oggi, il giorno di Pasqua, si divertono a scovare le uova che il coniglietto fatato ha nascosto per loro.

design Krauss -www.raeder.de

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Buona Pasqua a tutti.

Le fiabe raccontate agli adulti

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Una fiaba viene quasi sempre collegata ai bambini, e al mondo infantile in genere. Tutti, da piccoli, abbiamo ascoltato le bellissime storie raccontate dai nostri genitori, e ci siamo meravigliati, sorpresi, impauriti ed incantati. Poi, crescendo, perdiamo la magnifica connessione con il mondo della magia, ci dimentichiamo delle fate, dei piccoli, adorabili dispettosi elfi silvani, e ci dimentichiamo che dentro di noi manteniamo una parte fondamentale, che non ascoltiamo più: il nostro io bambino.

Guardare, qualche volta, il mondo attraverso i nostri occhi bambini, ci aiuterebbe a vivere le cose in modo differente; se fossimo in grado di riavvicinarci alle fiabe, ora che siamo adulti pieni di responsabilità, di preoccupazioni ed impegni, potremmo capire le potenti chiavi di lettura, i profondi messaggi delle fiabe antiche, più conosciute.

E’ un bisogno ed una necessità condivisa: sempre più, le fiabe vengono introdotte negli ambiti formativi, sia ai singoli, sia ai gruppi; sia in ambito educativo che assistenziale, per supportare i formatori, i coach, gli educatori, i medici e chi lavora nelle aziende pubbliche e private, nel loro compito di accompagnare ed orientare le persone nei loro percorsi di vita privata e professionale.

Il contatto con il mondo delle fiabe è un’esperienza molto formativa ed importante,  e noi che lo stiamo sperimentando ogni giorno lo raccomandiamo sempre:  così  oggi vi parlo con piacere di  Le fiabe raccontate agli adulti un libro scritto dalla dott.ssa Antonella Bastone, pedagogista, laureata in Scienze dell’Educazione e in Formazione dei Formatori:

questo libro prende spunto dalla mia attività di formatrice e ricercatrice in campo sociale ed educativo: mi sono accorta di ricorrere molto spesso a metafore tratte dal nostro patrimonio narrativo, per riuscire a trasmettere in materia più significativa o immediata concetti ed esperienze. Ecco che nel corso delle mie lezioni potevano comparire Grilli Parlanti, Cappellai Matti e Piccoli Principi ad aiutarmi nella mia esposizione. Allora perché non condividere questi ragionamenti con chi, di professione si occupa di formare?”

Con questa premessa, l’autrice prende in considerazioni tre storie, molto conosciute, che ritiene illuminanti per trattare alcune tematiche fondamentali della formazione.

Il risultato è una piccola chicca, un libro ben scritto, con attenzione e cura, e in modo semplice e chiaro che ci introduce ai significati misteriosi delle fiabe e alle loro chiavi di lettura, e l’importanza e la necessità del loro utilizzo; e non è solo rivolto agli addetti ai lavori, ma adatto a tutti perché “ le vicende raccontate nelle fiabe raccontano esperienza di vita, difficoltà , ma anche tentativi di risoluzione che i destinatari possono assimilare come modello di comportamento”.

Così, le rocambolesche avventure della piccola Alice, e del suo Meraviglioso e illogico mondo fantastico in cui viene catapultata – chi non conosce questa bellissima storia? – diventano metafora delle attuali, complesse società moderne e delle difficoltà dell’individuo ad adeguarvisi.

Il libro ha partecipato,  ed è stato uno dei 5 vincitori, del  contest Keywords  un concorso dedicato ai migliori saggi di autori esordienti, promosso da l’Espresso e dal sito Il mio libro –  l’ottima piattaforma di promozione e self publishing.

Che dire? Buona lettura!

I sogni sono desideri

Cenerentola è una delle fiabe  popolari più conosciute, ma forse non tutti sanno che è una fiaba molto antica, le cui origini  risalgono al nono secolo A.C. in Cina: la versione cinese narra la storia di Ye Xian, una giovane fanciulla, dai piedini minuscoli, maltrattata dalla matrigna e dalle sorellastre,  che fuggendo dal castello del principe, perde un sandalo d’oro.

Di questa bellissima fiaba esistono circa 300 varianti, a seconda delle varie tradizioni popolari. Le versione più conosciute sono quelle di Charles Perrault , in cui Cenerentola perde la scarpetta di cristallo, e successivamente dei fratelli Grimm in cui la scarpetta è d’oro. La Cenerentola dei famosi fratelli tedeschi, nella versione originale racconta che le due sorellastre cattive, per riuscire ad infilare il loro piedone nella scarpetta persa da Cenerentola, si amputarono rispettivamente il ditone, e un calcagno, ma il loro inganno fu smascherato da due colombelle, e alla fine le due ebbero la fine, terribile e oscura, tipica dei Grimm,  che si meritavano: le colombe mangiarono loro gli occhi!

Aspettiamo di vedere il nuovo film  di Cenerentola a opera di Kennet Branagh, appena uscito nelle sale cinematografiche,  ma per noi resta inimitabile la versione animata della Walt Disney che risale al 1950, che ancora oggi riesce a farti sorridere, e perchè no, a farti sognare.

I Grimm: le fiabe ancora da scoprire

Duecento anni fa veniva pubblicata la prima raccolta di Fiabe dei fratelli Grimm, Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl, e forse non tutti sanno che dal primo anno di pubblicazione – nel 1812 –  al 1857, i due laboriosi fratelli elaborarono altre 6 edizioni delle loro fiabe, epurando, tagliando e aggiungendo. Molte fiabe sono rimaste nascoste al pubblico e riappaiono oggi, in un delizioso libro che raccoglie 42 storie tutte da scoprire.

Principessa Pel di Topo, editore Donzelli, curato da Jack Zipes, con bellissime tavole originali disegnate da  Fabian Negrin.

La storia di queste fiabe ritrovate è lunga, tortuosa e segnata dal caso molto più di quanto si possa immaginare il lettore oggi – come ogni fiaba che si rispetti, del resto. Per questo Zipes ce la racconta magistralmente nelle pagine che seguono, svelandone i tanti retroscena, al punto che ci pare, quasi, di vederli i due fratelli, alle prese con gli affanni della vita e i dilemmi degli autentici pionieri,  in testa a tutti le eterne polarità che si contendono la letteratura fiabesca, come una coperta sempre troppo corta – storie per grandi o per bambini?”

Nel libro troviamo fiabe che già conosciamo, nella loro inaspettata versione originale, come Raperenzolo, o come Biancaneve, e storie nuove, davvero molto belle.

Come, ad esempio, La chiave d’ oro,  che venne pubblicata come fiaba numero 70, nel 1815,  e subì varie modifiche nel corso degli anni. I Grimm diedero molta importanza alla sua collocazione, perchè questa fiaba comparve sempre in chiusura delle raccolte, “a significare la natura eterna e sempre aperta delle fiabe popolari che, nella loro concezione, non smette mai di evolversi e modificarsi nel tempo” (fonte Marie Hassenpflug)”

Un ragazzo povero sta cercando della legna  per potersi scaldare dal freddo gelido; nella neve trova una chiave d’oro, e pensa che se c’è una chiave ci deve essere per forza una serratura. Cerca e cerca e alla fine trova uno scrigno, con una piccolissima apertura:

Provò, e la chiave era proprio giusta, la girò una volta, e adesso ci tocca aspettare finchè non l’avrà aperta del tutto. E un giorno sapremo pure cosa c’è dentro.

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Ti regalo una storia. Elena e la fata

Chi l’ha detto che le regole non possono cambiare? Nelle fiabe tutto è possibile… Anche la ribellione di Cenerentola! Ecco la storia e il disegno di Elena.

La principessa alzò lo sguardo. L’orologio del palazzo reale l’avvisò che mancavano solo cinque minuti; le lancette si sarebbero sovrapposte e l’incantesimo sarebbe svanito. La carrozza sarebbe tornata ad essere una zucca, i cavalli bianchi dei topini e lei si sarebbe ritrovata ad indossare una semplice vestaglia e non più un bellissimo vestito da gala.In tutta fretta la principessa abbandonò le braccia del principe che la guardò allontanarsi nel pieno sconforto, paralizzato dallo stupore, lasciando a metà l’ennesimo walzer che stavano danzando insieme.

«Perché devo lasciare tutto questo? Proprio adesso che ho trovato il principe dei miei sogni!» Mentre continuava a pensare quanto fosse ingiusta e assurda tutta quella situazione, Cenerentola si precipitò giù per la scalinata che portava nell’atrio d’ingresso del palazzo, perdendo nella corsa una scarpetta di cristallo. Cenerentola arrivò alla carrozza dove ad attenderla c’era la Fata. «Forza mia principessa, non abbiamo più molto tempo, tra pochi minuti scoccherà la mezzanotte e l’incantesimo svanirà». La principessa fissò la Fata Turchina nei suoi grandi occhi azzurri; vide la sua preoccupazione e in quel momento capì. «Non posso tornare a casa ora, Fata».

“Cosa? Ma… Ma… Principessa, se ti scoprono la tua matrigna e le tue sorelle cosa diranno? Probabilmente ti terranno segregata in casa a far pulizie per almeno un anno!».

«Hai ragione Fata», rispose Cenerentola, «ma per una volta non voglio nascondermi e non voglio andarmene. Le sorelle e la matrigna hanno avuto fin troppo potere su di me, quindi per una volta farò ciò che sento io, e non ciò che vogliono loro. E poco importa se non condividono le mie scelte o se si arrabbiano. Se ne faranno una ragione.»

«E con l’incantesimo cosa pensi di fare? Ti rammento che manca un minuto esatto a mezzanotte».

«Pazienza Fata. So per certo che il principe mi saprà apprezzare per quel che sono. Anche se non indosso un abito bellissimo come questo». La Fata si grattò la sua chioma blu elettrico, pensierosa. Il coraggio e la determinazione di quella ragazza l’avevano spiazzata. Forse aveva ragione, era venuto il momento di cambiare le regole, il corso della fiaba e agire diversamente.

«Ok, ragazza mia. Mi hai convinto: al diavolo le sorellastre e la matrigna. Fai le cose a modo tuo. Torna dal tuo principe e alla festa. Se avrai bisogno di qualcosa, basta che farai un fischio e io verrò in tuo aiuto».

Cenerentola abbracciò la Fata, consapevole di poter contare su un’amica fedele. La principessa s’incamminò nuovamente per le scale, si rimise la scarpetta perduta e tornò alla festa. E la fiaba cambiò.

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Il fascino delle fiabe irlandesi

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 William Butler Yeats nacque a Dublino nel 1865 e fu drammaturgo, scrittore ed  uno dei grandi poeti del nostro secolo; cultore appassionato delle tradizioni della  sua terra e dell’immaginazione magica – fu definito un mistico – dedicò ai racconti  popolari irlandesi, un lungo, accurato, prezioso lavoro di ricerca e di trascrittura,  che portò alla luce una deliziosa antologia di tutti i racconti popolari del folklore  irlandese, popolati da fate, streghe, leprecani, gnomi calzolai che fabbricano le  scarpe per le danze della fate, sirene che escono dal mare per pettinarsi, e folletti  dispettosi.

 Fiabe Irlandesi, questo testo nell’edizione dell’editore Einaudi è impreziosito da  miniature tratte dal libro di Kells, raccoglie il patrimonio orale tramandato dai  vecchi dei villaggi, e alcuni racconti di autori Irlandesi che hanno saputo dare voce  ai miti, alle leggende e alle credenze di una bellissima tradizione popolare.

Così scopriamo che:

“i folletti non sono sempre piccoli, perché ogni cosa è mutevole, anche la loro  grandezza. La loro principale occupazione sono le feste, lottare, fare all’amore e  suonare la musica più bella. C’è solamente una persona industriosa accanto a loro, il leprecano, il calzolaio fatato; sembra che i folletti consumino le scarpe a forza di ballare.

Hanno tre grandi feste all’anno: la vigilia di maggio, la festa di mezza estate, e la vigilia di novembre.  Ogni sette anni, alla vigilia di Maggio vanno in giro ad azzuffarsi un po’ dappertutto, per accaparrarsi le spighe più belle, e nelle loro risse fanno volare di tutto –  persino, raccontò una volta un vecchio che passava di lì, fecero volare il tetto di una casa –  e muovono un gran vento. Per questo, quando il vento fa turbinare le foglie e fuscelli, sono i folletti che s’azzuffano, e i contadini si tolgono i cappelli e dicono «Dio li benedica».

A novembre i folletti sono un po’ tristi perché secondo il vecchio calendario gaelico, questa è la prima notte di inverno: danzano con gli spettri, e le streghe lanciano i loro incantesimi.

Non fate arrabbiare un folletto perché possono paralizzare uomini e bestie; ma quando sono allegri cantano, e molte fanciulle sventurate, per amore di quel canto si sono consumate di dolore, e poi morte.

«Avete mai visto folletti o qualcosa di simile?», chiesi ad un vecchietto della contea di Sligo. «Per carità», fu la risposta, «mi tormentano continuamente!».

E le fate? In Irlanda vivono ancora e sono prodighe di doni con le persone gentili, e tormentano quelle sgarbate. Fate attenzione!

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Il disegno di Huy

Il fiume

Huy ha 7 anni, vive in Vietnam con la propria famiglia. Sono poveri, e lavorano nei campi. Huy ama andare a scuola, ed è molto bravo. Quando torna da scuola, aiuta sempre i propri genitori. Huy ci ha mandato questo bellissimo disegno; il suo fiume e gli animali che vivono nella sua terra.

Huy è uno dei bambini che grazie ad Actionaid, e grazie al sostegno a distanza, può vivere con la propria famiglia ed andare a scuola.  Actionaid,  è un’organizzazione internazionale indipendente, che lotta ogni giorno al fianco delle comunità più povere ed emarginate del mondo, grazie al contributo di circa 150.000 sostenitori; le loro attività  migliorano le condizioni di vita di migliaia di persone e a garantiscono loro il rispetto dei diritti fondamentali.

Se volete saperne di più cliccate qui

Il mago di Oz

Film cult  del 1939, che narra la storia di Dorothy, una giovanissima Judy Garland, che vive nel Kansas con gli zii, e durante un tornado  si ritrova in un mondo incantato. Lì, con il suo inseparabile cagnolino Toto e con tre nuovi amici, uno spaventapasseri, un uomo di latta, e un leone, va alla ricerca del mago di Oz per ottenere dei doni: per Dorothy il ritorno a casa, per lo spaventapasseri un cervello, per l’uomo di latta un cuore, e per il leone il coraggio.

Il viaggio dei protagonisti sarà avventuroso e pieno di sorprese; non manca la strega cattiva, la megera Strega dell’Ovest che vuole uccidere la piccola Dorothy per impadronirsi delle sue scarpette rosse.

Alla fine i 4 amici scopriranno che i doni tanto cercati sono già dentro di loro. Bellissima la canzone, cantata da Dorothy, Ower the rainmbow.

Buona visione!