la regina delle nevi

disegni di Elena Ringo

La regina delle nevi è la fiaba di Hans Cristian Andersen da cui è stato tratto il più conosciuto film Frozen prodotto della Walt Disney. Come spesso accade la produzione cinematografica si è  discostata molto dalla fiaba originale che è una delle più lunghe e lette dello scrittore danese, che ha il sottotitolo di ” Una fiaba in sette storie”, ognuna delle quali racconta una vicenda.

Ho letto tutte le fiabe di Andersen quando ero piccola e a differenza di altre non le ho più rilette, ma scopro ora, che le riprendo per lavoro, che mi sono rimaste nel profondo, e alcuni particolari mi hanno fatto sentire le stesse emozioni che avevo provato da bambina.

Vi consiglio di leggere La versiona originale della fiaba; è molto bella e ricca di significati.

I protagonisti  sono due bambini Gerda e Kay che  si vogliono  bene e sono sempre insieme:  un giorno uno specchio maledetto creato da un Troll malvagio si rompe in mille pezzi, ed uno di questi, colpisce  Kay nell’occhio e lo fa diventare freddo e cattivo.

Kay  si allontana da tutti anche da  Gerda, ed un giorno mentre gioca da solo incontra la Regina dei ghiacci, una donna che ha sofferto troppo per amore, ed è diventata gelida nel cuore. La Regina lo prende con sè conducendolo nel suo castello di ghiaccio e  con un gelido bacio lo imprigiona nel suo incantesimo. Gerda, che non accetta di lasciare Kay al suo destino, parte da sola  alla sua ricerca e dopo diverse peripezie – l’incontro con i briganti, con due cornacchie, con due vecchine, con due principini e con una renna –  e  dopo diversi anni di cammino, riesce a ritrovare il suo amico e, con il suo pianto, a smuovere il giaccio che l’incantesimo della regina gli aveva  buttato nel cuore. Kay commosso piange a sua volta e fa uscire il pezzo di specchio maledetto che aveva nell’occhio. I due bambini, ormai adulti si ritrovano per sempre.

Terza storia. Il giardino fiorito della donna che sapeva compiere magie

Nella terza parte Gerda, disperata per la scomparsa di Kay, decide di andare a cercarlo. Sale su una barchetta e chiede al fiume in cambio delle sue scarpette rosse, di portarla da Kay. La barca si arena nei pressi di una casetta in mezzo ad un giardino di fiori, dove vive una vecchia maga. La maga incanta Gerda facendole dimenticare Kay e fa scomparire tutte le rose del giardino sottoterra, affinché queste non le ricordino il suo amico perduto. Ciononostante, dopo qualche tempo Gerda vede una rosa dipinta, si ricorda di Kay e, dopo aver interrogato invano tutti i fiori del giardino, riparte alla sua ricerca. Nel frattempo è arrivato l’autunno”

Gerda parte per un viaggio, alla ricerca di Kay, ch è un viaggio interiore, metafora del passaggio da bambina alla vita da adolescente. Le scarpette rosse, le preferite di Gerda – simbolo che compare anche in altre fiabe di Andersen e che per l’autore, probabilmente, rappresentavano il sentimento negativo dell’autocompiacimento, della seduzione (basta pensare alla fine terribile della protagonista di Scarpette Rosse)-  che la bambina lancia nel  fiume per avere in cambio aiuto, rappresentano l’umiltà di Gerda che è pronta a spogliarsi dell’effimero e del superfluo per raggiungere il suo scopo.

Gerda incontra diversi personaggi nel suo lungo cammino – quasi un viaggio in una dimensione onirica – e  alcuni di questi, come accade spesso nelle fiabe, l’aiutano e le fanno da guida interiore.

La bimba, ormai diventata grande, capisce che la forza per superare i propri ostacoli è dentro di sè, e che il potere dell’amore può cancellare ogni incantesimo.

Molto le differenze con il film Frozen, altrettanto bello e significativo. Le due protagoniste, le principesse Anna ed Elsa sono sorelle, ed Elsa che ha il dono di creare il gelo, diventa la regina del ghiaccio e sceglie la solitudine perchè incapace di controllare il suo potere –  con il quale farà male alla piccola Anna.  Anche in questa storia, alla fine,  il calore dell’amore vero saprà  sciogliere il gelo nei cuori.

Anna è la protagonista, vitale, allegra, innamorata, pasticciona e divertente. Elsa è gelida, controllata e solitaria. Se chiedete ad ogni bambina duenne in su, chi è la preferita del film Frozen, risponderà Elsa.

Ho svolto anch’io la mia piccola e personale indagine, fra nipotina e figlie di amiche, e la risposta è sempre stata la stessa: Elsa è la preferita e questo mi stupisce perchè non solo Anna è la protagonista, ma è simpatica, ed è lei che  si innamora, e che vive l’avventura più bella.

Per la soluzione vi rimando ad un interessante articolo: Frozen da figlia diversa a donna moderna  scritto  della Dott.ssa Antonella Bastone, pedagogista che si occupa di educazione e formazione – ha scritto tra l’altro un bel libro sulla formazione agli adulti con l’utilizzo delle fiabe –

Elsa è una bambina diversa che non sa gestire il proprio potere – le proprie emozioni – e viene isolata dai propri genitori prima, ma sarà lei, poi,  a isolarsi dal mondo per non nuocere a chi ama.

Le vicende che seguono, tra azioni avventurose e slanci di grande divertimento, la porteranno ad un profondo ripensamento della propria diversità e allo struggente desiderio di riscatto personale. La figura che emerge è quella di una donna moderna, complessa, consapevole della sua ambivalenza interiore, ma soprattutto caratterizzata da un’evidente autosufficienza affettiva. Elsa non aspetta nessun Principe Azzurro e l’unica storia d’amore dell’intera vicenda non riguarda lei, ma la sorella Anna, personaggio molto più semplice e prevedibile.

Elsa è una donna matura, introspettiva, che ha imparato a gestire le sue emozioni. E che regna su  Arendelle, da sola.” Bastone

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