Silenziosi Maestri della Vita

 

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Le piante sono organizzate  in modo orizzontale diffuso e decentralizzato, come internet. Basterebbe questo a renderle il simbolo stesso della modernità. Sono molto più resistenti di noi e si basano sulla comunità con tutti gli esseri viventi. La cosa più straordinaria è che le piante non possono spostarsi da un luogo in cui sono nate. Possono sopravvivere solo se hanno un ecosistema completo e per questo tutta la loro evoluzione è basata sul mutuo appoggio, la simbiosi e la comunità, piuttosto che sulla competizione o sulla predazione come invece sono i rapporti animali.

Stefano Mancuso, scienziato di fama mondiale, studia  il mondo vegetale per  raccontare i segreti del meraviglioso mondo degli alberi, e della natura. Ha scritto alcuni libri che vi consiglio di leggere: parole che ci mettono, senza veli, di fronte alla presunzione umana, e che aiutano a guardare la natura, gli alberi, con occhi diversi e profondo rispetto. Il nostro futuro dipende da loro.

Il messaggio è chiaro: per immaginare il futuro dell’umanità, e per migliorare  la nostra vita, dobbiamo proteggere le piante, e  ispirarci a loro. Perché le piante hanno dimostrato straordinarie capacità di adattamento, possono vivere in ambienti estremi, si mimetizzano per sfuggire ai predatori, si muovono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali e degli uomini.

Silenziosi Maestri della Vita che noi, continuamo a distruggere!

«Immagini un bosco, un bosco originale, non piantato dall’uomo. Quel bosco è come se fosse un organismo unico. Cioè non costituito da tanti individui ma da una rete di piante che sono connesse le une con le altre. Possono essere direttamente connesse, attraverso le radici, a centinaia, letteralmente centinaia, di piante vicine. Qual è il mutuo appoggio? Il mutuo appoggio sta nel fatto che attraverso queste radici le piante si scambiano informazioni sullo stato dell’ambiente, e si scambiano nutrienti, acqua. Immagini un semino che cade in una foresta, un luogo buio. Il seme, prima di poter arrivare ad un’altezza tale da poter fare la fotosintesi, deve attendere molti anni. Come fa questo seme a vivere? È l’infanzia dell’albero. Lei non ci crederà ma in quel momento sono gli alberi adulti che lo alimentano, attraverso le connessioni radicali. Si chiamano cure parentali. E se consideriamo le cure parentali come un indice di complessità della specie come definire allora la straordinaria capacità “genitoriale” delle piante?». Stefano Mancuso – Corriere della Sera

Quante cose possiamo imparare da loro?

 

 

 

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