Bella Addormentata a chi?

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Annie Spratt

Ma hai guardato con attenzione? Hai guardato, con cura, chi dici di amare?

Dire a qualcuno che lo ami più di qualsiasi cosa…

Dirgli, che lui ti completa…

Che ti rende felice,  e che senza di lui non puoi stare…

Questo non è amore.

Questo, è la rappresentazione del nostro bisogno di amare. È una costrizione.

Una prevaricazione.

Senza di te non posso stare… che cosa terribile da dire ad un’altra persona.

E le parole che diciamo sono importanti, sono semi che piantiamo nel terreno fertile della nostra mente…  Bella Addormentata a chi? – Mariarosa Ventura

 

Diciamocelo… questa faccenda dell’amore è sempre un gran caos.Conoscersi, parlarsi, innamorarsi. Poi non parlarsi più. O parlare, ma non capirsi. Poi, smettere di amarsi. Ma poi  lui, o lei, ti cerca ancora. 

Perché è così difficile trovare la persona giusta Oppure, perché mi capitano sempre questi uomini? Perché è così difficile stare insieme?

Con il mio lavoro, ho raccolto tantissime storie di donne e anche di uomini, che non riescono ad uscire dal labirinto emotivo in cui si trovano da un sacco di tempo, e vagano alla ricerca di una via d’uscita, alla ricerca di qualcuno, di quella persona, l’unica, che può  salvarle.

Tante storie che hanno in comune dinamiche, comportamenti inconsci, e situazioni che si ripetono. Sempre le stesse, tanto che ci ho scritto un libro.

Bella addormentata a chi? Un libro che parla di relazioni e del perché troppo spesso ci troviamo impigliati nei fili di un rapporto sbagliato. Un libro per le donne, ma che anche gli uomini dovrebbero leggere, perché avere relazioni di coppia appaganti ed equilibrate, è il risultato della conoscenza, dell’ascolto e del rispetto reciproco. E tutto questo, prima ancora per l’altro, dobbiamo averlo per noi stessi.

Ma io scrivo fiabe, e non potevo scrivere un libro senza di esse, perché sono una guida fondamentale nel nostro cammino e nella nostra crescita personale.

Fra pochi giorni, Bella Addormentata a chi? sarà pubblicato sul sito Il mio libro.

Un libro che parla dei perché dell’amore, che racconta fiabe e che è anche un percorso di scrittura, un viaggio interiore nel proprio cuore e nei propri sentimenti,  per risvegliarsi dal lungo sonno e scoprire chi è il vero principe azzurro.

 

L’indovinello

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Illustrator Irina Dobrescu verlag NordSud

 

“C’era una volta un Principe, che voleva vedere il mondo e, così, un giorno si mise in viaggio. Non prese nessuno con sé, a eccezione d’un servo fedele.”

Inizia così la fiaba dei fratelli Grimm L’indovinello.

Un principe vuol esplorare il mondo e di notte arriva alla casa di una strega, e lì chiede di poter dormire con il suo servo; la strega è cattiva ma la figlia di lei, li protegge e  dice loro  di non mangiare ne bere niente offerte dalla vecchia perchè morirebbero all’istante.
La mattina ripartono e la notte si fermano in un’osteria in cui arrivano 12 briganti che vogliono ucciderli ma si salvano anche da loro perchè i briganti mangiano cibo avvelenato.

Dopo aver cavalcato a lungo, giunsero nei pressi di una cittadina capeggiata da una principessa bella ma altezzosa, la quale aveva proclamato che avrebbe preso per marito colui che le avesse posto un quesito a cui non fosse in grado di rispondere; in caso contrario, al pretendente avrebbe fatto tagliare la testa. La principessa si riservava tre giorni di tempo per indovinare, e siccome aveva una mente arguta e brillante, riusciva sempre a risolverli entro il termine. Quando il principe fece capolino in città, già nove uomini erano stati giustiziati in quel modo; ma quando la vide, rimase stregato dalla sua avvenenza e decise di rischiare la vita per conquistarla. Si presentò a lei con l’indovinello; disse: “Non ne ha ucciso alcuno, ma ne ha fatti fuori dodici: che cos’è?”

La bella e arrogante principessa non riesce a risolvere l’indovinello del giovane e cerca di scoprirlo con l’inganno, usando la sua serva per spiare il pincipe, che però se ne accorge, grazie all’aiuto del suo fedele servo,  e la denuncia ai giudici, così  la principessa è obbligata a sposare il principe.

Una principessa superba che usa le persone per raggiungere i suoi scopi e un prinicipe leale, che tratta il suo servo da pari e per questo gli è fedele e lo aiuta a smascherare la disonestà della donna. Nell’antichità gli indovinelli erano posti dai saggi come risposta e prova per gli iniziati che chiedevano a loro consiglio e dovevano indovinare la risposta per avere salva la vita. Indovinare dervia dal latino in divinare, cioè usare il linguaggio riservato agli dei e cooscerne i loro segreti. Chi pone l’indovinello ha il potere della risposta, della soluzione all’enigma.

Il principe e la principessa entrambi  usano un potere, il primo pone un indovinello irrisolvibile, la seconda ha il potere della risposta; ma il principe resta saldo e leale, mentre la principessa è pronta ad ingannare e usa la sua serva per avere la soluzione.

“La fiaba narra il potere della scelta: rappresenta due differenti stili di leadership, utilizzati dal principe e dalla principessa; modalità di scelta opposte per il medesimo fine: la gestione del potere” Piera Giaccone -C’era una volta un cantastorie in azienda

La regina usa le persone e queste non ubbidiscono ai suoi ordini, perché sono azioni scorrette che non appartengono alla loro indole. Non si possono convincere le persone a fare cose che non sentono proprie.

Le fiabe sono sempre più utilizzate in azienda per riorganizzare, proattivare, favorire il lavoro di gruppo e formare sia i manager che i neoassunti, perchè attraverso la metafora e il linguaggio simbolico suggeriscono valide modalità di comportamento, di condivisione e superamento di conflitti e problemi relazionali; favoriscono il self empowerment e insegnano un utilizzo adeguato della leadership.

Nelle moderne organizzazioni aziendali se il dipendente non riesce a sentire suo il progetto aziendale, non viene coinvolto, motivato, non potrà mai dare il rendimento sperato, ma produrrà bassa motivazione e scarsa collaborazione.

“Solo l’abitudine quotidiana alla presenza produce risultati duraturo di successo, questo mostrano le fiabe millenarie, da sempre, prima ancora che nascessero le aziende. Solo la presenza può comprendere gli accadimenti del quotidiano e coglierne le debolezze. Serve l’esempio, le ripetizioni, la pazienza. Bisogna motivarli con le gratificazioni professionali, gli avanzamenti di carriera gli apprezzamenti, coinvolgerli, responsabilizzarli. Le  fiabe ci parlano e favoriscono la resilienza e  la serendipità che in economia è stata definita la capacità di creare conoscenza all’interno dell’azienda, laddove essa è costituita dalla capacità di intercettare riflessioni, intuizioni e impressioni personali dei singoli lavoratori e metterle al servizio dell’intera società.”Giacconi – C’era una volta un cantastorie in azienda.