Oro

Il giorno del mio compleanno ho ricevuto un dono prezioso. Fragile e bellissimo. Si è rotto quasi subito, spezzandosi in due parti. Davanti alla mia espressione di bambina mortificata, il mio donatore magico mi ha spiegato che il senso del dono era proprio quello: le cose a cui teniamo di più, a volte si rompono. E se proviamo a rimetterle insieme, lasciano segni vistosi a ricordarci il danno.

Succede anche per le situazioni della nostra vita: relazioni, amicizia, famiglia. L’amore ci solleva in alto e poi ci lascia cadere nelle falle delle sue piccole meschinità.

L’amicizia che delude. O tradisce. Il lavoro che non sempre è quello che vogliamo. Obiettivi che non si realizzano. Famiglie che si dividono. 

A volte ci sentiamo insicuri. Soli. Disorientati. Spaventati…

Ma noi andiamo avanti, come piccoli guerrieri che portano sul proprio volto e sulla propria anima i segni delle cicatrici che le esperienze negative ci hanno lasciato. Cicatrici che spesso vogliamo nascondere. Di cui magari ci vergogniamo perché ci fanno sentire fragili.

Il kintsugi è un’antica arte tratta dal pensiero filosofico giapponese e dall’approccio buddista zen alla ceramica: risale al periodo Muramachi, quando un comandante Giapponese ruppe la sua ciotola di ceramica preferita; tale fu la sua costernazione che chiese di farla riparare, ma quando il comandante vide la sua ciotola segnata dai punti metallici che la tenevano unita, e nascondevano le fratture, ordinò di trovare un’altra soluzione, e così fu : la ciotola fu riparata con cura, e ogni taglio fu colorato dall’oro più prezioso – valorizzare anziché nascondere.  La ciotola  divenne un’opera d’arte. A volte le cose danneggiate, usurate dal tempo e consumate dai fatti, hanno ancora più valore perché portano i segni delle loro esperienze.

Kintsugi significa  riparare con l’oro. Possiamo applicare questa antica arte alle nostre cose, alle nostre cicatrici, ai nostri segni. Invece di nasconderli, dobbiamo averne cura, valorizziamoli con l’oro più prezioso, perché rispettando la nostra vulnerabilità e la nostra imperfezione, rispettiamo davvero noi stessi e impariamo a rispettare quella degli altri.

Siamo umanamente fragili, questa è anche la nostra bellezza. Sappiamo riparare le nostre cose rotte, i nostri sentimenti schiacciati  e le nostre aspettative deluse. Ci vuole tempo. Ci vuole pazienza. Ma poi rimettiamo insieme ogni pezzo. E il segno che ci resta è un privilegio. Un tesoro.

Impariamo a colorarlo con l’oro più prezioso.

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