La Donna Scheletro

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“Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse che cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti”.

I pescatori, da tempo, si tengono lontano da quella baia per paura dei fantasmi, ma un giorno arriva un pescatore che non sa nulla delle tristi storie su quel luogo;  butta il suo amo e sente subito che ha preso qualcosa. Non sa che, in realtà, il suo amo è rimasto incagliato nelle costole della Donna Scheletro e, mentre la tira a riva, pensa a quanto nutrimento potrà avere da un pesce così grosso.

Non si rende conto che il mare ribolle, perché la creatura che ha preso all’amo sta lottando per liberarsi, e solo quando tira la rete sulla sua barca si accorge dello scheletro che lo fissa dalle inconsolabili, orbite vuote.

Terrorizzato, scappa lontano da lei, ma quella, impigliata nella lenza, lo segue ovunque, fino al suo igloo.

La Donna Scheletro è una, antica,  bellissima fiaba dei fratelli Grimm che mi ha incantato e che vi consiglio di leggere, più volte, con attenzione; a dispetto del suo inizio tragico, racconta una bellissima storia d’amore.

Il pescatore, quando si rende conto che la Donna Scheletro è accanto a lui, nel suo igloo, pensa di scappare ancora, ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità con il cuore che batteva come un tamburo, ma poi inciampa e cade addosso a lei.

Non seppe poi dire come fu, forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo. Fatto sta che sentì nascere un sentimento di tenerezza, e lentamente, allungò le mani sudicie e  con parole dolci, prese a liberarla dalla lenza.

… e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo.

Questa storia è la nostra storia: “l’incapacità di affrontare e sbrogliare la donna Scheletro fa che molte relazioni amorose falliscono. Per amare,  bisogna essere, non soltanto forti, ma anche saggi. La forza viene dallo spirito, la saggezza viene dall’esperienza con la Donna Scheletro” (Pinkola Estes).

Iniziamo l’amore pieni di aspettative sull’altro e sul nostro sentimento, ci sentiamo invincibili, sicuri e siamo certi che il nostro amore ci nutrirà per sempre. Ma quando le cose cambiano nel rapporto e non riconosciamo più la persona che abbiamo accanto, non la comprendiamo più, non accettiamo più i suoi limiti o i suoi silenzi, o siamo indeboliti dalla mancanza di passione che prima ci confondeva, è proprio in quel momento che affiora la donna Scheletro, la metafora della morte di una parte del rapporto, che ci spaventa e ci fa scappare. Ci inorridisce. Non sappiamo che l’amore è fatto di cicli, di inizi e di conclusioni. E di nuovi inizi.

Non sappiamo che qualcosa deve morire per lasciare posto al nuovo. Una parte dell’amore che conosciamo deve morire per far nascere un sentimento più forte.

L’uomo, dopo aver accudito la donna, si dedica alla sua lenza e lei lo guarda, in silenzio, perché temeva che se avesse detto qualcosa lui l’avrebbe buttata dalla scogliera – l’avrebbe gettata via, mandata lontano;  non è quello che facciamo con chi crediamo di non amare più?

Poi, all’uomo viene sonno e mentre dorme, sogna – forse un sogno malinconico – e una lacrima gli brilla all’angolo dell’occhio. La Donna Scheletro la vede e, improvvisamente ha sete: si avvicina all’uomo addormentato e appoggia la bocca al suo occhio e beve quell’unica lacrima che, come un fiume, sazia la sua sete di infiniti anni. Poi canta sul cuore dell’uomo addormentato,  e piano piano, il suo scheletro si veste di muscoli e pelle e, alla fine, diventa una bellissima donna, e si addormenta accanto a lui. La notte li accoglie avvinghiati, l’uno all’altra e la mattina li sorprenderà ancora insieme, e non si lasceranno più.

Questo amore struggente ci spetta quando non scappiamo davanti alla paura di impegnarsi,  e riconosciamo il tesoro che ci si presenta anche se non è quello che aspettavamo; quando scegliamo di restare, anche quando sarebbe più facile andare via,  di avere tenerezza delle ossa del nostro amore anziché averne paura e la sua fragilità  ci commuove, fino a quella unica, preziosa lacrima.  Quando diamo tutti noi stessi senza temere di potere perdere tutto, perché se succede, sappiamo che arriverà qualcosa di nuovo.

Quando non temiamo la morte di una parte della nostra libertà, delle nostre aspettative iniziali, delle ingannevoli promesse dell’innamoramento.

Quando guardiamo con pazienza i problemi e le difficoltà del nostro rapporto – non abbiamo paura della Donna Scheletro –  e con infinità tenerezza sbrogliamo i nodi che la legano.

Così le anime imparano ad amarsi, per davvero.

“…Basta smetter di fuggire, basta cominciare a sbrogliare, ad affrontare la ferita e la propria brama di compassione, abbandonare al processo tutto il proprio cuore. 

… Così dovrebbe operare ogni relazione amorosa: ogni partner dovrebbe trasformare l’altro. La forza e il potere di ciascuno vengono liberati e spartiti. Lui le dona il cuore-tamburo, lei gli dona la conoscenza dei ritmi e delle emozioni più complessi che si possano immaginare. Chissà che cosa cacceranno insieme… Sappiamo soltanto che saranno nutriti sino alla fine dei loro giorni” “Donne che corrono con i lupi – Pinkola Estes

 

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