L’ora del tè

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Le fiabe ci vengono a cercare. E’ un dato assodato. Lo fanno quando hanno qualcosa da dirci. Qualcosa di davvero importante, qualcosa di cui abbiamo davvero bisogno.

Nel meriggio tutto d’oro… Guardando il sole, or ora tramontato. Alice! Accetta questa favola infantile, E deponila con mano gentile Là dove i sogni innocenti Presto s’intrecceranno a un mistico ricordo, Come ghirlande di fiori ormai appassiti Colti dai pellegrini nei più remoti siti.

Quel «pomeriggio dorato», del 4 luglio 1862, un venerdì, è ricordato da Carroll nel suo diario; parla di una gita in barca con le sorelline Liddel, sue vicine di casa, con cui passava gran parte del suo tempo, Lorina, Edith e Alice, quest’ultima sua preferita e sua musa. Durante quella gita, Carrol raccontò alle sue piccole amiche, per la prima volta,  la favola con le avventure di Alice  nel sottosuolo.

Forse potrebbe essere  difficile, leggere le avventure della piccola Alice senza pensare alle voci dell’ ambiguo  interesse di Carrol per i bambini:

“Per chi lo volesse proprio sapere, comunque, diremo che sì, Charles Lutwidge Dodgson alias Lewis Carroll era un pedofilo.” Carroll, Lewis. Alice nel Paese delle Meraviglie (Nuovi acquarelli) (Italian Edition) (posizioni nel Kindle 31-32). Giunti Demetra.

Ma  dobbiamo anche pensare che è proprio  l’Inghilterra Vittoriana di allora che ha rapporti ambigui e malsani con i bambini che sono costretti a turni di lavoro impossibili, e le bambine delle famiglie più povere  vengono avviate alla prostituzione o al matrimonio quando hanno fra i 12  e 14 anni di età. Senza considerare la rigida educazione a cui vengono sottoposti, una rigidità che non lascia nessun spazio alla fantasia e alla creatività. Lo stesso Carrol, probabilmente, deve la sua balbuzia ai tentativi degli adulti di  eliminare il terribile difetto del suo mancinismo.

Leggendo e rileggendo Alice ti viene da pensare, preferiamo pensare, che Carrol  abbia voluto donare alla sua creatura, e allo stesso tempo alla sua reale, piccola musa, la vita fantasiosa e creativa, che le era negata, liberandola, e liberando sè stesso dalle rigide regole e dagli imperativi imposti dalla società del tempo.

Alice è  catapultata in un mondo dove tutto è al rovescio, al contrario, dove le regole di spazio e di tempo non esistono, dove regna il caos e,  attenzione – possiamo scoprire che anche il caos segue delle regole precise –  dove puoi bere strani  intrugli senza porti nessun problema o addirittura puoi mangiare funghi strani che ti fanno crescere a dismisura.

Alice incontra conigli, topi, un bruco fumato, un gatto che sparisce, un Cappellaio che ha litigato con il tempo, e strani animali che dicono  cose, ancora più strane. Ma ognuno di questi incontri, fa apprendere  qualcosa alla piccola Alice, perchè le insegnano ad adattarsi ad un mondo apparentemente incomprensibile – e non solo perchè cresce o diventa piccola, a seconda di quello che beve o mangia – un ottimo esempio di flessibilità (Bastone), ma anche perchè la crescita dell’individuo sta nella sua capacità di adattarsi all’ambiente e di interagire con esso. Una capacità che mostra la più alta forma di intelligenza dell’individuo. (Piaget)

Alice seguendo il coniglio bianco, nella sua tana,  non ha paura di scendere nell’ oscurità e nelle profondità della terra – e del  proprio inconscio, –  primo passo consapevole per la propria crescita personale.

La tana del coniglio scendeva giù dritta, come una galleria, e poi sprofondava all’improvviso, tanto all’improvviso che Alice non ebbe neanche il tempo di pensare a fermarsi, e si trovò a precipitare giù per quel cunicolo profondo. Alice nel paese delle meraviglie – L. Carrol

Ogni personaggio che incontra Alice mette in discussione le sue sicurezze e tutte le cose che ha conosciuto fino ad  allora, e le permette di crescere e proseguire nel suo cammino alla consapevolezza di sè, la ricerca fondamentale di ogni individuo, l’archetipo più importante.

Avevo letto questa fiaba molto tempo fa. Forse l’avevo dimenticata, anche se è impossible dimenticare Alice nel paese delle meraviglie. Probabilmente non l’avevo capita.

Lei è tornata a cercarmi, per le vie insolite e magiche delle inaspettate coincidenze. Perchè anch’ io, come Alice, mi sono trovata in un mondo per aria,  e nonostante questo – o proprio per questo –  non ho esitato, e ancora non  esito, a buttarmi nei varchi semiaperti del mio inconscio, senza pensarci tanto, inseguendo il coniglio bianco – a proposito il bianco è il colore, assenza di colore,  che simboleggia l’ iniziazione –

Il coniglio bianco è la mia parte in affanno, sempre in ritardo,  che vuole sapere, che mi esorta a cercare, a conoscere e fare mille cose nello stesso tempo.

Ho scoperto di avere anche il mio cappellaio matto, un amico speciale che, chissà come, è sempre presente quando la regina vuole tagliarmi la testa, e mi sta insegnando a vivere con leggerezza, anche quando sembra che il tempo si  cristallizzi in una finta, ma confortevole quiete, mi insegna a vivere i momenti no, e i pensieri attorcigliati e cupi, come un’interminabile e folle, nel senso più positivo e costruttivo del termine,  ora del tè.

Le fiabe ci vengono a cercare. E’ un dato assodato. Hanno sempre qualcosa di importante da dire…

 

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