Ti regalo una storia. Terra Nova

C’era una volta un mondo chiamato terra, talmente sovraffollato ed inquinato da far sì che il Consiglio dei grandi Saggi decise che una parte della popolazione trasmigrasse su un pianeta, per colonizzarlo e creare una terra 2.

Alina rimase come sempre stupita nel sentire, di nuovo, il racconto che spiegava perché si trovasse lì, nell’astronave Madre: «Siamo in 123 bambini!». Disse Giorgio. «Siamo i nuovi pionieri», controbatté Lietta. Alina, sospirò e col nasino all’insù guardò verso la grandissima cupola di cristallo che la sovrastava: la meraviglia della costellazione di Orione era dinanzi a lei; un turbinio di stelle e pianeti che sembravano danzare in un profondo mare di velluto blu.  «Guarda Giorgio, osserva Lietta… ci stiamo avvicinando a casa!». I bimbi risero e, come erano soliti fare, la ignorarono; per loro era solo una piccola bimba che possedeva troppa fantasia; loro si sentivano dei piccoli geni ipertecnologici. Come darle credito e fiducia, visto che dalla antica terra, si era portata solo una manciata di semini inutili? Quel viaggio per Alina era stato solo triste; non riusciva a stringere amicizia con i suoi compagni. “Amo i fiori, il sole e le stelle, perché mi considerano così primitiva?” Pensò Alina. Non vi erano risposte, quindi restò lì immersa nella visione dell’universo danzante, brulicante di scintillii stellari. Ogni tanto posava lo sguardo sul tavolo di acciaio lucidissimo, dove tutti i suoi compagni si dilettavano con pc positronici, esercizi di fisica quantistica ed altri marchingegni che per lei erano solo un insieme di un magico intruglio matematico. Così passarono i giorni e finalmente… eccolo lì il suo nuovo mondo: giallo, brullo; colline spoglie sferzate da venti tiepidi, ma meraviglie delle meraviglie, ruscelli di acqua limpida e splendidi pesci dorati che giocavano fra le onde: Terra Nova era la sua nuova casa.  Sempre più sola ed isolata in questa sua nuova vita, osservava i suoi compagni sempre più immersi nei loro giochi algebrici, tutti intenti a creare dalla nuda terra nuovi cibi sintetici. «Alina, dai, guarda le stelle, stupida bambina, perché quelle ti nutriranno». Tutti ridevano e lei era sempre più triste.

bambina terra nova

“Ok, niente amici, allora, saranno i pesciolini i miei amici”. Pensò contenta, e si mise in riva al ruscello ad osservare i loro salti di gioia nel vederla arrivare. Fu così che per premiarli gettò loro i semini per nutrirli ma nel farlo, le acque del ruscello all’improvviso sussultarono, e come per magia depositarono i semi sulla riva. Alina, all’improvviso si rese conto che i semini fremevano leggermente, ed ecco all’improvviso una foglia e poi un’altra, uno stelo d’erba, una timida margherita spuntava ed ancora e ancora… In men che non si dica ciliegi, albicocchi, olivi, querce, cipressi e castagni, prati sterminati di fiori, campi di grano, ricoprivano ogni anfratto; i girasoli diventavano immense distese di colori. Terra Nova era un brulichio di vita e di profumi. Fu allora che Alina si girò verso il campo base: tutti i suoi compagni erano lì fuori, lo sguardo attonito e la bocca spalancata al cospetto di tanta bellezza. Alina sorrise, e tese le mani verso il cielo, e con tutta la voce che aveva urlò: «ora sì che possiamo giocare!». A quel punto, tutti le andarono incontro sorridendo e piangendo per la gioia di aver capito finalmente l’essenza della vita. Da quel giorno, la felicità scese su Terra Nova, ed è tuttora il pianeta più bello dell’universo.

Morale: PC, Tablet, ecc., sono solo strumenti per aiutare la mente; stelle e fiori sono l’essenziale per nutrire anima e la fantasia.

Scritta e disegnata da Elisabetta.

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