La parte di te che rifiuti ha bisogno d’amore. Il vero significato della Bella e la Bestia

Qual è il vero significato della Bella e la Bestia?
Non è solo una fiaba d’amore, ma una storia di trasformazione interiore, accoglienza dell’ombra e relazione consapevole.

C’è una storia che tutti conosciamo.
Ma che pochi, davvero, ascoltano fino in fondo.

La Bella e la Bestia non è una favola romantica.
È una mappa.

Una mappa dell’incontro tra ciò che è addomesticato…
e ciò che è rimasto selvatico.

Dentro di noi.

La Bestia non è il nemico

La Bestia non è “il cattivo”.
Non è ciò che va eliminato.

È ciò che è stato ferito.

È ciò che è stato escluso, giudicato, rinchiuso.
È la parte che ha imparato a difendersi diventando dura, chiusa, a volte aggressiva.

Ma sotto…
c’è un cuore che non ha smesso di sentire.

Nella nostra vita, la Bestia può essere:

– una reazione che non controlliamo
– una paura che ci blocca
– una parte di noi che “non ci piace”
– oppure… qualcuno che incontriamo e non capiamo

O ancora… un animale che manifesta comportamenti difficili.

La Bella non salva. La Bella resta.

Questo è il punto più profondo.

La Bella non trasforma la Bestia perché fa qualcosa.
La trasforma perché resta.

Resta senza forzare.
Resta senza invadere.
Resta senza voler cambiare.

E in quello spazio…

la Bestia, per la prima volta, non deve difendersi.

L’amore che trasforma non è controllo

Non è correggere.
Non è migliorare.
Non è “aggiustare”.

È presenza.

È la capacità di stare davanti all’ombra
senza scappare
e senza volerla spegnere.

Questo tipo di amore non è sempre facile.
Perché chiede una cosa molto precisa:

non avere paura di ciò che emerge

Quando questo accade con gli animali

Chi vive accanto agli animali lo sa.

Gli animali non rispondono alle tecniche.
Rispondono alla qualità della nostra presenza.

Quando un animale è agitato, chiuso, reattivo…
spesso sta esprimendo una “Bestia” che non è pericolosa,
ma non è stata ancora ascoltata.

E lì, la domanda non è:

“Come lo faccio smettere?”

Ma:

“Riesco a restare senza volerlo cambiare subito?”

È da lì che nasce la trasformazione.

Non forzata.
Non imposta.
Ma reale.

Accogliere il selvatico

Il selvatico non è qualcosa da domare.

È qualcosa da incontrare.

Dentro di noi, significa smettere di respingere alcune parti:
la rabbia, la paura, il bisogno, la vulnerabilità.

Nell’altro, significa non ridurre tutto a “comportamento da correggere”.

Accogliere il selvatico è un atto profondamente trasformativo,
perché restituisce dignità a ciò che è stato escluso.

La guarigione del cuore

La vera guarigione non avviene quando tutto diventa “perfetto”.

Avviene quando ciò che era separato
può finalmente essere visto.

Quando la Bestia non è più sola.

Quando qualcuno — dentro o fuori —
rimane.

E dice, anche senza parole:

“Io ti vedo. E non scappo.”

Relazione trasformativa

Ogni relazione può diventare un luogo di trasformazione.

Ma solo se smettiamo di usarla per controllare l’altro
e iniziamo a viverla come spazio di incontro.

Dove:

– non tutto è comodo
– non tutto è chiaro
– ma tutto può essere accolto

Una domanda da portare con te

C’è una “Bestia” nella tua vita — dentro di te o accanto a te —
che stai ancora cercando di cambiare?

E se, per un momento, invece…
provassi semplicemente a restare?

Temi di questo articolo:
amore che trasforma, accoglienza dell’ombra, relazione trasformativa, presenza consapevole, relazione con gli animali

Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino.
Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione

La parte di te che rifiuti
non va cambiata.
Ha bisogno d’amore.
C’è una storia che conosciamo tutti…
ma che parla molto più di noi di quanto pensiamo.
“La Bella e la Bestia”
non è una fiaba romantica.

È un incontro.
Tra ciò che mostriamo
e ciò che abbiamo imparato a nascondere.
Tra la parte “bella”
e quella che abbiamo chiamato… bestia.
E se non fosse qualcosa da correggere?
E se fosse qualcosa che aspetta
solo di essere incontrato… senza paura?
Ho scritto questo articolo per entrare proprio lì.
Nel punto in cui l’amore non cambia.
Ma resta.

 Se senti che ti chiama, leggi il mio articolo

Le radici delle fiabe — Cappuccetto Rosso

Ho scelto di iniziare questo viaggio nelle Radici delle fiabe proprio con Cappuccetto Rosso.

È la fiaba che da sempre mi accompagna e che più di ogni altra ha parlato al mio immaginario e alla mia ricerca interiore e non a caso è il logo di Fiabe in costruzione.

Nel tempo ho scoperto che dentro questa storia semplice si nasconde una delle mappe simboliche più profonde del cammino umano.

Il viaggio iniziatico nell’ombra e il risveglio della coscienza

Le fiabe antiche non sono racconti per l’infanzia.
Sono mappe dell’anima.

Custodiscono un sapere originario che attraversa i secoli e parla al corpo, all’inconscio, alla memoria profonda dell’essere umano.
Non insegnano attraverso spiegazioni, ma attraverso simboli che risvegliano ciò che già sappiamo.

Cappuccetto Rosso è una delle fiabe più archetipiche e potenti.
Racconta il viaggio iniziatico della coscienza che lascia la sicurezza dell’origine per incontrare il mondo, l’istinto e l’ombra.

È la storia del passaggio.

La storia come soglia

Una bambina lascia la casa materna per attraversare il bosco e raggiungere la nonna.
Nel cammino incontra il lupo, perde la direzione, viene ingannata e si confronta con il pericolo.

In questo viaggio non si muove solo nel mondo esterno.
Attraversa uno spazio interiore.

Ogni elemento della fiaba è una soglia simbolica.

Il bosco — il territorio dell’inconscio

Il bosco è il luogo dove l’ordine conosciuto scompare.
È lo spazio dell’ignoto, del mistero, della trasformazione.

Entrare nel bosco significa:

  • perdere il controllo
  • lasciare la protezione
  • incontrare l’invisibile
  • affrontare ciò che non conosciamo di noi

Ogni essere umano, prima o poi, attraversa il proprio bosco.

Il cappuccio rosso — la forza della vita che si risveglia Il rosso è sangue, energia, vitalità, pulsione, incarnazione.
È il colore della materia che prende coscienza di sé.

Cappuccetto Rosso rappresenta la coscienza nascente, ancora innocente, che si affaccia al mondo dell’esperienza.

È la vita che inizia a conoscere se stessa.

Il lupo — l’ombra e il principio selvatico

Il lupo è l’archetipo dell’ombra.
È ciò che seduce e spaventa, ciò che attira e minaccia.

Rappresenta:

  • l’istinto primordiale
  • il desiderio
  • la paura
  • la forza incontrollata
  • la parte non addomesticata dell’essere

Non è solo un nemico esterno.
È una presenza interiore.

L’incontro con il lupo è inevitabile: è l’incontro con ciò che siamo e non riconosciamo.

La nonna — la memoria ancestrale

La nonna è la saggezza antica, la conoscenza originaria, la continuità tra generazioni.
È la guida interiore che abita nel profondo.

Quando il lupo la divora simbolicamente, la coscienza perde il contatto con la propria origine.
È lo smarrimento necessario alla trasformazione.

Solo perdendo temporaneamente la guida possiamo ritrovarla in modo nuovo.

Il ventre del lupo — morte simbolica e rinascita

Essere inghiottiti rappresenta il passaggio iniziatico.
È la discesa nell’oscurità, la dissoluzione dell’identità precedente.

Ogni trasformazione autentica richiede una piccola morte.

Dal buio nasce una nuova coscienza.

Il significato evolutivo

Cappuccetto Rosso ci insegna che crescere significa:

  • attraversare il bosco dell’incertezza
  • incontrare l’ombra
  • smarrire l’innocenza
  • riconoscere l’istinto
  • integrare il selvatico
  • rinascere più consapevoli

La fiaba non parla di pericolo da evitare, ma di esperienza da attraversare.

L’ombra non è un errore del cammino.
È parte del cammino.

Una soglia di ascolto

Porta questa immagine dentro di te.

Chiediti:

  • Quale bosco sto attraversando nella mia vita?
  • Quale parte selvaggia mi sta chiamando?
  • Quale trasformazione sta chiedendo di nascere in me?

Resta in silenzio e ascolta.

Le fiabe parlano ancora perché raccontano il viaggio eterno della coscienza verso se stessa.
Ogni volta che le attraversiamo con presenza, qualcosa dentro di noi ricorda la propria origine.

Ogni fiaba custodisce una radice del nostro cammino.
Luma & Nuin — radici, ascolto, trasformazione

Quando una fiaba diventa radice…

“Grazie ancora per ciò che hai realizzato, sarà una storia indelebile e permanente ❤️” E.

Una nuova fiaba è stata consegnata.
Non è solo una storia, ma una traccia lasciata nel tempo.
Una fiaba scritta su misura, nata dall’ascolto profondo,
dove ogni parola trova il suo posto come una foglia nel bosco.

Ha portato con sé un messaggio prezioso,
profumato di verde, di radici, di verità gentili.
Quelle verità che non spiegano, ma accompagnano.
Che non insegnano, ma ricordano.

Le fiabe personalizzate non finiscono con l’ultima pagina.
Restano.
Crescono insieme a chi le riceve.
Diventano rifugio, forza, memoria viva.

E ogni volta che vengono riaperte,
il bosco è ancora lì.
Ad aspettare.

Se senti che anche tu, o qualcuno che ami,
avete una storia che chiede di essere ascoltata e raccontata,
scrivimi.

Le fiabe personalizzate non si inventano:
si ascoltano, si raccolgono,
e diventano parole che accompagnano nel tempo.

Il bosco è sempre pronto ad aprirsi,
quando qualcuno è pronto a entrare. 🌿

Scrivi a fiabeincostruzione@gmail.com oppure compila il modulo di seguito

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Grazie per la risposta. ✨

Storia di un Porro e di una Farfalla, una fiaba contro la violenza di genere

Una fiaba contro la violenza di genere

Una fiaba per bambini.
Una verità per gli adulti.
Un messaggio per tutti.

Un Porro e una Farfalla si incontrano, si scelgono, si amano…
Finché il Porro confonde l’amore con il possesso.
La forza con il controllo.
La paura con la gelosia.

E la Farfalla, che era nata per volare, perde i suoi colori e le sue ali.
Proprio come accade nella vita reale, quando chi dice di amare… ferisce.
Quando il controllo si traveste da amore.
Quando la libertà dell’altro diventa una “minaccia”.

È una fiaba che parla ai bambini —
per insegnare loro che l’amore non fa mai male.
Che il rispetto è la prima forma di cura.
Che nessuno deve perdere le proprie ali per stare accanto a qualcuno.

Ed è una fiaba che parla anche agli adulti —
per ricordare che l’amore vero non imprigiona,
non soffoca, non umilia, non spezza.
L’amore vero custodisce, accoglie e lascia volare.
Sempre.

Perché “l’amore, quello vero, rende liberi e non fa prigionieri”.

Questa storia nasce come seme di consapevolezza,
come abbraccio per chi ha sofferto
e come protezione per chi crescerà domani.

🌹 25 novembre – Giornata contro la violenza sulle donne
Dedico questa fiaba alle Farfalle che hanno perso le ali
e a quelle che le stanno ritrovando.
E ai Porri che stanno imparando a riconoscere la differenza
tra amare e possedere.

Questa piccola fiabe ha già parlato in molte scuole, ai più piccoli e ai più grandi. E’ stata raccontata in teatro dall’associazione donn.e – una bellissima installazione – in tanti video, e ha portato il suo importante messaggio di cambiamento. Di nuovo rispetto. Di vero amore.

Ma il suo Viaggio non è ancora finito, e di strada c’è n’è ancora tanta da fare…

Con i disegni della mia preziosa e insostituibile Rita Angelelli bravissima grafica editoriale, amica e sorella di anima.

Se vuoi leggerla, se vuoi donarla, se vuoi raccontarla… la trovi qui

Storia di un Porro e di una Farfalla, su amazon

Storia di un Porro e di una farfalla su Feltrinelli

Storia di un Porro e di una Farfalla su ilmiolibro

“Mi fido di te”: la forza della fiducia e della comunicazione

Quanto è importante una buona comunicazione nella vita di tutti o giorni? In famiglia, al lavoro, con gli amici, tra genitori e figli, nelle coppie…
La comunicazione è alla base di ogni relazione autentica.

Saper comunicare in modo efficace, rispettoso e sincero è una competenza fondamentale — eppure, quasi nessuno ce la insegna.
E sarebbe così importante impararla fin da piccoli. 🌱

Viviamo in una società dove spesso mancano modelli positivi, esempi concreti di ascolto, empatia e dialogo costruttivo.
E allora la domanda è: che esempio diamo ai nostri bambini?

Ogni bambino cresce grazie allo sguardo di chi gli sta accanto.
Famiglia e scuola sono i suoi primi specchi: attraverso le parole, i gesti e i silenzi, il bambino impara chi è e quanto vale. 🌱

Una comunicazione efficace, basata su ascolto e fiducia, è la chiave per costruire una relazione che fa crescere.
Non riguarda solo la scuola, ma ogni momento della vita: in famiglia, tra amici, sul lavoro.
Comunicare in modo empatico significa far sentire l’altro visto, accolto e capace.

Nel mio lavoro, nei percorsi di crescita ed evoluzione e come docente di comunicazione e competenze trasversali, incontro spesso adulti che non sono consapevoli delle proprie capacità — persone che, da bambini, non hanno ricevuto parole di fiducia, ma messaggi che li hanno fatti dubitare di sé.
Questo accade più spesso di quanto immaginiamo.

💬 Le parole contano.
Alcune frasi, anche dette senza cattive intenzioni, possono ferire o limitare:

“Non sei capace.”
“Lascia stare, lo faccio io.”
“Non combinare guai.”
“Sei sempre il solito!”

Altre, invece, aprono possibilità e costruiscono autostima:

“Prova, sono sicuro che ce la puoi fare.”
“Hai fatto del tuo meglio, e va bene così.”
“Sono qui se hai bisogno, ma fidati di te.”
“Mi fido di te.”

Ogni volta che un adulto comunica fiducia, semina dentro il bambino la convinzione di potercela fare.
Ed è da quella fiducia che nasce l’autonomia, la consapevolezza e la sicurezza interiore.

Come scriveva Bernhard Bueb:

“Nessun bambino è perduto se una maestra ha fiducia in lui.”

E potremmo aggiungere: nessun bambino è perduto se anche un genitore, ogni giorno, trova il coraggio di dirgli — con parole, gesti e sguardi —
💛 “Mi fido di te.”

La Magia dei Libri Antichi. Le Fiabe di Leonardo Da Vinci

Sono sempre alla ricerca di libri antichi, soprattutto di Fiabe: da sempre amo i libri. L’odore della carta stampata ha sempre avuto il potere di farmi sentire bene. Di farmi sentire a casa.

L’odore della carta di un vecchio libro, delle sue pagine ingiallite, della sue imperfezioni e fragilità che sono il Dono degli anni – e proprio per questo hanno un grande valore – mi fanno sentire avvolta in amorevole abbraccio. Un abbraccio forte, e tenero nello stesso tempo, un abbraccio profumato di vecchio e pulito. L’odore buono che hanno i nonni.

Una passione, un nutrimento. Quando ho trovato una vecchia edizione del libro Favole e Leggende di Leonardo da Vinci, sono rimasta incantata. Anche perché non le avevo mai lette – e conoscete la magia dei libri no? Loro e le loro storie ci vengono a cercare solo quando è arrivato il momento giusto di incontrarsi.

Trovare le parole antiche – ancora così attuali – che hanno raccontato storie, create dalla penna di un personaggio così geniale e unico, e forse per questo così misterioso, è stato davvero un Dono prezioso.

Leonardo Da Vinci segnava le sue storie, per la maggior parte inventate, sui sui famosi codici. L’unico e costante personaggio delle sue favole e leggende, è la natura: l’acqua, l’aria, il fuoco, la pietra, le piante e gli animali hanno una vita, un pensiero, una parola. L’uomo invece vi compare e agisce come strumento inconsapevole del Fato, la cui azione, cieca e inarrestabile, distrugge spesso vinti e vincitori.

L’uomo è il Guastatore d’ogni cosa creata- scrisse Leonardo nel libro delle profezie, e mai come oggi , nella lunga storia del nostro pianeta, una sentenza è stata più vera e più tragicamente attuale” Leonardo da Vinci – Favole e leggende – Edizioni Giunti Nardini Editore.

Non smettiamo mai di leggere le Fiabe…

Cappuccetto Rosso: Un Viaggio di Crescita e Trasformazione

Amo la fiaba di Cappuccetto Rosso e non è un caso che lei e il lupo siano insieme, vicini, quasi avvinghiati, nel logo di Fiabe in costruzione.

Quando ho iniziato il mio meraviglioso viaggio nelle fiabe, l’ho portata con me, ovunque, una piccola, immensa ambasciatrice delle fiabe, per diffonderle, per narrarle, per ascoltarle. 

Per risvegliare. Per trasformare. Per accogliere. Per crescere e cambiare; anche il mondo, perchè le fiabe, possono cambiare questo mondo: portano il cambiamento.

La piccola Cappuccetto è stata nel verde umido e profumato dei boschi, sola e timorosa nel misterioso silenzio della nebbia, gioiosa, rinfrescata dagli spuzzi di un ruscello di montagna. 

Ha avuto paura, appoggiata al guard-rail di un’autostrada, si è immensamente divertita a un matrimonio gay e si è commossa perchè ha visto il vero amore, ha fatto mille nuove amicizie che l’hanno accolta,  si è innamorata di due braccia tatuate che l’hanno stretta in un sensuale abbraccio, si è sentita bene, immensamente bene – si è sentita a casa – fra i graffiti di una fantastica metropoli…

Raccontando fiabe... E qualcuno che non le aveva mai lette, ha comprato libri, qualcuno che non le aveva mai ascoltate, ha narrato  la sua prima fiaba al proprio figlio. 

Qualcuno che non piangeva mai, si è  commosso fino alle lacrime, qualcuno che era senza fiducia,  ha trovato nuovi sentieri da percorrere con nuova energia.

Questo era il mio sogno. Questo è il mio sogno. Il viaggio iniziato anni fa, prosegue, con nuove cose da imparare, nuove idee, nuove persone e fiabe sempre da scoprire.

Fiabe da portare in giro, da portare ovunque, fra i sassi morbidi e puliti in riva al lago, o fra la sporcizia di una strada trafficata delle città.

Perché le fiabe sono di tutti e ora più che mai, il Viaggio continua: il mondo ha bisogno di cambiare.

Il mondo ha bisogno di Fiabe.

Cercasi RE

Un piccolo Re confuso e un Viaggio alla ricerca del proprio Regno perduto.
Una piccola fiaba speciale per piccoli ma anche per i grandi che a volte perdono qualcosa di importante e non sanno dove cercarlo.
Vuoi accompagnare il piccolo Re nel suo Viaggio?
Cercasi Re con i bellissimi disegni di Ilaria Tira, edito da MIMebù

Madre Sambuco

“Può inventarne una” disse il bambino “la mamma dice che tutto quello che lei guarda diventa favola, e che da tutto quello che lei tocca ricava una storia.”
“Sì, ma quelle storie e quelle favole non valgono nulla! No, quelle vere vengono da sole, mi bussano sulla fronte e dicono: Eccomi qui!”
“Non stanno per bussare?” chiese il fanciullo, e la madre rise, mise il tè di sambuco nella teiera e vi versò sopra l’acqua bollente.
“Racconti, racconti!”
“E già, come se le favole venissero spontaneamente, ma queste fanno le preziose, vengono solo quando hanno voglia. Alt!” disse improvvisamente. “Eccone una: stai attento, adesso si trova sulla teiera!”
Il bambino guardò verso la teiera; il coperchio si sollevava sempre più, e i fiori di sambuco uscirono freschi e bianchi, gettarono lunghi e grandi rami, uscirono persino dal becco verso tutti i lati e diventarono sempre più grandi; si era formato un meraviglioso cespuglio di sambuco, un intero albero, che arrivava fino al letto e spostava le tendine di lato; oh, che fiori, che profumo! In mezzo all’albero si trovava una vecchia molto garbata con uno stranissimo vestito addosso: tutto verde, come le foglie dell’albero di sambuco, e ricamato con grandi fiori bianchi di sambuco; al primo momento non si capiva se era stoffa o se era davvero fatto di verde e di fiori.
“Come si chiama quella donna?” chiese il bambino.
“Be’, i greci e i romani” spiegò il vecchietto “la chiamavano Driade, ma noi questo non lo capiamo; giù al quartiere dei marinai hanno trovato un nome migliore per lei, la chiamano Madre Sambuco, e adesso devi stare attento a lei; ascoltala e guarda quel bell’albero di sambuco.” Madre Sambuco – Hans Cristian Andersen

Sette volte ci si inchina davanti a Madre Sambuco per ringraziarla per i suoi sette doni a noi.

Il sambuco, un tempo, era uno degli alberi medicali più importanti di tutti. Si credeva che lavarsi il viso con la rugiada raccolta dai fiori di sambuco preservasse la bellezza di una donna. Ancora oggi i derivati ​​del sambuco continuano ad essere utilizzati come ingrediente di detergenti per la pelle.  Dalle bacche si producono i coloranti blu e viola, mentre dalle foglie si ottengono il giallo e il verde e dalla corteccia il nero.

Capiamo quindi perché il sambuco fosse così importante per la sopravvivenza del clan, tanto da impedire di tagliarlo, pena la morte.

Il sambuco è legato alle fate. Esse amano la musica e adorano particolarmente la musica degli strumenti fatti in legno di sambuco. Questo si presta bene alla realizzazione di fischietti, flauti e altri strumenti musicali. I rami contengono infatti un’anima morbida che i liutai rimuovono per creare tubi cavi. Ancora oggi in Italia con il sambuco si produce la zampogna. fonte

Nella tradizione celtica, a cui sono molto legata, il sambuco è rappresentato con RUIS, il simbolo dell’antico alfabeto ogham , e i druidi lo utilizzavano spesso per invocare l’energia della rinascita e per guidare le persone attraverso i momenti di passaggio. Questo simbolo rappresentava la loro connessione con il divino e la loro comprensione della vita come parte di un ciclo eterno.

Il Sambuco è sempre presente nelle mie fiabe, una pianta saggia e magica che spesso si trova in mezzo a un bivio: quale sentiero prendere? Quante volte ci troviamo nell’incertezza di quale strada scegliere, di quale percorso iniziare? La Driade che vive nelle sue verdi radici, adornata dal bellissimo cappellino bianco dei suoi fiori, è una Madre. Un’antica leggenda danese racconta che Madre Sambuco è una guardiana che perseguita chi abbatte un albero. Ma sa essere saggia e gentile quando riconosce un cuore puro e rispettoso.

Se hai la fortuna di camminare in un bosco, in questi nuovi giorni, potrai incontrarla e ascoltare le sue bellissime storie. E quando sarai pronto, ti indicherà la strada…

Consigli di Pasqua

Cosa possiamo fare in questi giorni di festa e rinascita?

Trascorrere questi giorni con chi amiamo, a due e quattrozampe,

praticare gentilezza e cura, per noi stessi e per gli altri,

leggere una fiaba.

Buona Pasqua da Fiabeincostruzione e AnimalREIKI